Ampliamento porto di Anzio, grave minaccia per le coste pontine

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Una veduta della costa pontina

Riceviamo e pubblichiamo di seguito un intervento del geologo Nello Ialongo di Sabaudia relativo al potenziamento del porto di Anzio

E’ di fondamentale importanza lo Studio del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università “La Sapienza” di Roma, eseguito per conto della Regione Lazio, mediante il quale sono stati riperimetrati i siti sottomarini di interesse comunitario (SIC) e in particolare le praterie di Posidonie (Posidonia Oceanica), ai fini di una maggiore tutela degli stessi. Le praterie di tali piante marine costituiscono una delle componenti fondamentali dell’equilibrio e della ricchezza biologica ed economica (formano anche l’habitat di pesci, crostacei e molluschi) dell’ambiente litorale costiero. Una tra le più importanti funzioni delle posidonie  è la protezione del litorale, di cui garantiscono la stabilità, in virtù della dissipazione per attrito dell’energia delle correnti e del moto ondoso.

Nello Ialongo
Nello Ialongo

Purtroppo in Regione la mano sinistra non sa quello che fa la mano destra

Nell’ambito di un altro importante Studio, eseguito da geologi di grande esperienza e qualità, riguardante l’elaborazione delle Linee Guida per il Piano Regionale dei Porti, è stato affermato, con riferimento alla costa pontina, che  “la realizzazione di opere portuali a mare potrebbe arrecare  un grave pregiudizio alla tutela degli arenili lungo la costa in esame, sia per l’occupazione “fisica” del porto stesso in abito molto esteso, sia per gli effetti sull’erosione e sull’integrità  delle dune e sugli habitat umidi del Parco Nazionale del Circeo e dei Sic cod. IT 6000011 (torre Astura) e cod. IT6000012 (fondali tra Capo Portiere e Lago di Caprolace).

Poiché si fa esplicito riferimento al Sic di Torre Astura e a quello dei fondali tra Capo Portiere e Lago di Caprolace, non vi è alcun dubbio che l’opera portuale  indiziata sia l’ampliamento del porto di Anzio che, ove realizzato,  causerà gravissimi dissesti alle dune e alle spiagge del Parco Nazionale del Circeo,  e la completa distruzione delle praterie di  posidonie presenti nei fondali antistanti il litorale pontino.

In proposito si fa rilevare che i pareri favorevoli all’ampliamento del porto sono stati rilasciati, dalle competenti autorità,  molti anni or sono e che l’autorizzazione alla realizzazione dell’opera foranea è stata rinnovata da pochi anni, per motivi esclusivamente politici,  dalla ex Governatrice Renata Polverini, a pochi giorni dall’entrata in carica,  dopo che  il suo predecessore Marrazzo aveva bocciato il progetto sulla base di motivazioni tecniche e scientifiche inoppugnabili, pressoché identiche a quelle sopra indicate.

La situazione ha i caratteri dell’emergenza visto che in questi giorni il Comune di Anzio, come si apprende dalla stampa locale, sta predisponendo un nuovo bando, dopo che la  prima  gara è andata deserta. Occorre far cadere con la massima urgenza la fitta cortina di silenzi sull’incontrovertibile insostenibilità di detta opera portuale.

La richiesta

Pertanto è assolutamente indispensabile  promuovere,  con la massima tempestività,  da parte del comuni di Latina e Sabaudia e dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, un incontro con i competenti Assessorati regionali e il Ministero per l’Ambiente, per un riesame approfondito della pratica, come richiesto dal Consiglio comunale di Sabaudia all’unanimità.   Si tratta di una doverosa assunzione di responsabilità, da parte di tutti gli enti competenti  che non è soltanto nei riguardi della difesa degli ecosistemi di maggiore valore del Parco, ma anche delle attività turistiche in essere del litorale pontino. In caso di inerzia, trattandosi di siti di interesse comunitario, saranno sollecitati dalla comunità locale, ricorsi presso l’Unione Europea.

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