Chiesa del Salvatore, tradita la misericordia

395
Chiesa del Salvatore a Terracina

Anche questa settimana mi ritrovo ad affrontare il tema della misericordia. Se per il Purgatorio avevo confidato in un rinnovo della stessa attraverso l’apertura della porta simbolo del Giubileo, questa volta mi soffermo a segnalare una misericordia tradita. Scenario, ancora una volta Terracina e il suo inestimabile patrimonio culturale. Ma uno va mai a pensare che un bel giorno chissà chi entra in un luogo di culto e taglia una mano al Sacro Cuore? Un’azione vandalica, sacrilega, compiuta probabilmente da un povero diavolo. Ok. E no. Io non mi sto zitta e spero che il povero diavolo sia davvero inconsapevole di quello che ha fatto: meglio un folle che un perfetto idiota. La cronaca dell’estate scorsa – siamo al 26 agosto 2015 – racconta del danneggiamento della statua raffigurante il Sacro Cuore di Gesù posta all’interno degli spazi della chiesa del Salvatore.  Poche righe, qualche titolo strillato e il caso finisce lì, archiviato nella memoria dei più curiosi che in futuro con molta probabilità ricorderanno del fattaccio come uno dei tanti gesti sconsiderati figli della superficialità e del disprezzo. Per chi invece volesse comprendere fino in fondo dove ha osato infilarsi il povero diavolo, vi racconto la storia del ritrovamento del Bambino Gesù, dell’orfanella e dell’opera pia che a Terracina ha regalato il complesso monumentale “Gregorio Antonelli” sull’antico luogo di culto medievale dedicato a San Sebastiano.

La statua mutilata del Sacro Cuore
La statua mutilata del Sacro Cuore

Dal Bambino Gesù al Sacro Cuore

La chiesa di San Sebastiano nel corso dei secoli cadde in rovina fino a quando nel 1721, a causa di un crollo accidentale, fu riscoperta l’immagine del Bambino Gesù cui vennero subito attribuiti poteri miracolosi. Fu a questo punto che iniziò una grande raccolta di offerte popolari attraverso la quale in soli due anni, con tanto di interessamento del vescovo di Terracina Gioacchino Oldo, si potette ricostruire la chiesa dedicata stavolta al Salvatore, grazie all’immagine ritrovata del Bambinello che trovò posto nel nuovo abside. Nel 1727 sarà Benedetto XIII, papa Orsini, a celebrare nella nuova chiesa una santa messa. Nel 1830 la gestione della chiesa fu affidata alla Confraternita dei Sacconi, istituita appositamente e così chiamata perché i suoi membri – benestanti di Terracina – indossavano una tunica bianca con un cappuccio a forma di sacco. La Confraternita, legata alla “San Pio V” di Roma e devota al Sacro Cuore di Gesù, provvide anche alla costruzione del cimitero a nord della chiesa. Alla medesima Confraternita viene attribuita la commissione del dipinto di Cesare Fracassini, raffigurante l’apparizione del Sacro Cuore di Gesù alla Beata Margherita Alocoque e la pala con il Sacro Cuore di Gesù tra Angeli, un tempo posto sull’altare maggiore e oggi nella sala riunioni dell’Istituto. Ecco, il povero diavolo ha colpito il simbolo caro ai Sacconi nella chiesa ritrovata del Salvatore.

La compassione per l’orfanella e l’opera pia di Antonelli

La chiesa del Salvatore tuttavia attraversò un altro periodo buio, nei quindici anni successivi l’Unità d’Italia per l’esproprio della confraternite. Fu la famiglia Antonelli che nel 1885 ne promosse la ricostruzione realizzando anche l’annesso orfanotrofio. Si narra che il conte Gregorio Antonelli (deceduto tre anni prima la costruzione dell’orfanotrofio), mosso a compassione da una giovane orfanella che chiedeva l’elemosina espresse il desiderio di destinare parte dei suoi averi alla cura delle orfane. E’ per questa ragione che Agostino, figlio di Gregorio, esaudì il desiderio del padre con la realizzazione della struttura e l’intitolazione della stessa alla sua memoria. L’episodio dell’orfanella è artisticamente rappresentato da una statua raffigurante la bambina con il braccio teso che attualmente si trova ancora nel complesso monumentale. Ecco, il povero diavolo avrebbe potuto spezzare anche il braccio dell’orfanella. Sarà stato un caso che l’abbia risparmiato?

Dalla Carità di San Vincenzo de’ Paoli a Ipab

L’istituto Antonelli, con la sua chiesa e l’orfanotrofio, si trovò a gestire la grande opera pia intessuta nel territorio. Nel 1907 la moglie di Agostino (la contessa di origine francese Maria Emma Antonelli) inaugurò l’attrezzatissimo laboratorio di sartoria e di ricamo realizzato per offrire formazione alle orfanelle ospiti e dare loro un futuro professionale. Notevole la produzione,

esportata e utilizzata per importanti esposizioni. Venne anche data vita alla scuola di musica e teatro. La direzione dell’orfanotrofio e l’educazione delle orfane fu affidata alle Suore, inizialmente cinque, di Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Nel 1917 Emma fece diventare l’istituto un ente morale, gestito autonomamente con un Consiglio di amministrazione, un presidente ed un direttore cedendo l’impianto immobiliare stimato all’epoca 30mila lire e terreni con rendita annuale di 20mila lire. La nuova istituzione di pubblica beneficenza doveva provvedere e garantire il ricovero, il mantenimento e l’educazione e l’istruzione delle fanciulle orfani, 19 di Terracina e sei di Sonnino, con ingresso a cinque anni ed uscita a 18. L’ordine religioso delle Suore di Carità, fondato da Santa Giovanna Antida Thouret (1765-1826), si diffuse in tutta Europa. In pochi anni in Italia si contavano 136 tra case, scuole e ospedali tenute dalle suore di Carità. Il penultimo restauro della chiesa del Salvatore di Terracina risale alla direzione dell’istituto, tra il 1960 e il 1980, ai coniugi Ferruzzi-Palombi. Costruita la Cappella dei Santi, a sinistra dell’ingresso, donarono il dipinto caravaggesco di San Francesco in preghiera, databile al XVII secolo. Attualmente l’istituto “Gregorio Antonelli” continua a svolgere il suo ruolo, tra mille difficoltà, con una diversa forma giuridica che fa riferimento agli Ipab (Istituto di pubblica assistenza e beneficenza). E tu, povero diavolo sei entrato hai mutilato Sacro Cuore e ti sei rubato pure i soldi delle offerte. Hai agito per disperazione o per rabbia?

LE VOSTRE OPINIONI

commenti

CONDIVIDI
Articolo precedenteNerazzurri, guai a fidarsi del Lanciano!
Articolo successivoLatina, commercio di farmaci dopanti: arrestato falso medico
Rita Cammarone
Nata a Latina il 22 novembre 1967 ha iniziato l'avventura di cronista nel 1997. Laureata in Economia e commercio, ha lavorato per Latina Oggi, Agenzia Giornalistica Italia, il quotidiano La Provincia e Corrieredilatina.it, occupandosi di cronaca e politica. Diciannove anni di passione, giornalista professionista, sempre pronta a ripartire. Rieccola.