Aprilia centro dei traffici illeciti, ma il commissariato resta un’utopia. L’intervento del sindaco Terra.

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Un territorio difficile, sotto la lente delle forze dell’ordine. A dimostrarlo due operazioni importanti condotte dai carabinieri del reparto territoriale di Aprilia e dalla Polizia di Stato di Latina, che sembrano affidare al comune pontino il ruolo di fulcro nevralgico dei traffici illeciti. Lunedì scorso, dopo un’indagine partita dalla caserma di Sermoneta e durata 5 anni, i militari di via Tiberio hanno arrestato 18 persone, tra cui un apriliano, coinvolte a vario titolo in un traffico illecito di auto di lusso. Il doppio filone delle indagini, che riguarderebbe oltre agli arrestati altre 54 persone, ha portato alla luce la presenza di un’organizzazione criminale dedita alla truffa alle assicurazioni, ma anche al furto e alla clonazione di automobili di lusso, che via mare e via terra raggiungevano Barcellona per poi giungere nel nord Africa, potendo contare su diversi depositi presenti tra il territorio pontino e la capitale e sulla collaborazione di una rete di affiliati residenti sempre nelle stesse zone. Martedì scorso invece, l’operazione Aprilian Ecstasy, condotta dalla squadra mobile della questura di Latina dopo sei mesi di indagine, si è conclusa con l’arresto di 9 giovanissimi, mentre altri 10 restano indagati per spaccio di sostanze stupefacenti. A destare stupore oltre alla giovane età del gruppo di spacciatori, il ruolo chiave del comune più a nord dell’agro pontino, centro nevralgico della lavorazione della Metanfetamina importata dal nord Italia, e usata per la produzione di pasticche di ecstasy che i ragazzi piazzavano all’interno di locali e discoteche della movida della capitale. Il dirigente della squadra mobile Antonio Galante ha sottolineato la massima attenzione verso il territorio di Aprilia da parte delle forze dell’ordine. La città, cresciuta troppo in fretta e in maniera disordinata, anche per la collocazione geografica ottimale, sembra una piazza ottimale per traffici illeciti, tanto da richiedere la particolare attenzione delle forze dell’ordine, una presenza costante a dispetto dell’assenza di un presidio distaccato della polizia di Stato ad affiancare il lavoro già svolto dai militari. Un dato rilevato anche dal Sindaco Antonio Terra, che ha elogiato il lavoro svolto dalle forze dell’ordine, rilevando l’esigenza di un’attenzione costante su un territorio dove la microcriminalità sembra convivere con giri di più largo raggio. “Le due operazioni- ha commentato il sindaco Antonio Terra- rappresentano la risposta dell’egregio lavoro svolto sul territorio da carabinieri e polizia, nonostante l’assenza in città di un commissariato di polizia, che resta a mio avviso il più grande errore commesso in passato. Aprilia, sia per estensione territoriale sia per numero di abitanti, sia per la particolare collocazione geografica, doveva ospitare un presidio della polizia di Stato, ad affiancare il lavoro svolto sul territorio dai carabinieri del reparto territoriale. Un argomento di cui ho avuto modo di parlare anche con il questore all’atto dell’insediamento, pur convinto che oggi sperare nell’arrivo di un commissariato, in un momento storico caratterizzato dalla riduzione dei fondi e dalla razionalizzazione rappresenti un’utopia. Come amministrazione abbiamo cercato di instaurare un rapporto di collaborazione, chiedendo alle forze dell’ordine una attenzione particolare sul territorio, che presenta numerose difficoltà e fattori di rischio”. Intanto l’amministrazione nei giorni scorsi ha stanziato altri 21 mila euro per completare l’archivio delle immagini raccolte dal sistema di videosorveglianza, affidando l’incarico per la progettazione al costo di 5 mila 800 euro all’ingegnere Luca Neroni. Il costo complessivo del sistema di videosorveglianza, tra finanziamento regionale e fondi comunale ammonterebbe a circa 350 mila euro. “Mancano all’appello le telecamere della 167- spiega il primo cittadino- ma il comando di polizia locale alcuni giorni fa ha acquistato il materiale necessario per convertire i dispositivi installati e renderli compatibili con in sistemi in adozione”.

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