Latina, le primarie e le ferite aperte nel centrodestra. Simeone traccia la strada

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“Ci sono fratture, è innegabile, ma non tanto per carattere, quanto per idee diverse. Dobbiamo discutere, confrontarci, iniziare un percorso e capire come procedere”. Pino Simeone è la guida ombra di un partito in crisi d’identità. Il senatore (Claudio Fazzone) è il capo indiscusso di Forza Italia ma dietro di lui non ci sono colonnelli. L’unico forse è proprio quello che appare meno, Giuseppe Simeone, l’uomo che per dieci anni è stato fedelmente accanto ad Armando Cusani, in Provincia, dopo essere stato assessore con Martella, e che adesso (non solo in qualità di consigliere regionale) è probabilmente l’interlocutore più autorevole dentro al partito, dopo il senatore.

Allora, Simeone, il centrodestra fatica a compattarsi ovunque, in particolare a Latina. Di chi è la colpa? “Io non parlerei di colpa. A Latina la legislatura è finita in modo traumatico e le ferite sono ancora aperte. Ecco perché dobbiamo chiarirci bene prima di iniziare un qualsiasi percorso. Ma chiarirci significa dirci con franchezza, l’uno con l’altro, cosa vogliamo fare di Latina. Chiarirci sulla metro, sulla Latina Ambiente, sul cimitero. Senza giri di parole. Poi potremo parlare di qualsiasi altra cosa”.

Le primarie ormai un fatto scontato, ma a che punto è questa fase di confronto? “E’ a buon punto, ma stiamo ancora parlando”.

E’ vero che qui pesa l’assenza di un segretario di spessore, uno che faccia veramente il vice Fazzone? “No, no. Calvi ha lavorato e sta lavorando bene. Il problema vero qui è la politica, in tutto il Paese. In ogni area ci sono scissioni, personalismi, voglia sfrenata di protagonismo. Guardate il Pd… vi sembra un’isola felice? Renzi fa il dittatore, chi non la pensa come lui è fuori”.

Calvi lavorerà pure bene ma Di Rubbo sta sempre lì a rivendicare la candidatura a sindaco. Non vi crea imbarazzo per via dei suoi problemi con la giustizia? “Di Rubbo fa bene a proporsi, noi i nostri candidati mica li facciamo scegliere ai magistrati. L’avviso di garanzia deve rappresentare una tutela per chi lo riceve, non una condanna. E la nostra linea, da sempre, è quella che viene dettata dalla costituzione. Poi le dico una cosa: sono stato con Di Rubbo anche da un famosissimo avvocato, tra i migliori in Italia, e ci ha assicurato che non c’è niente di cui preoccuparsi. Giuseppe è stato un ottimo assessore all’urbanistica”.

Diceva della crisi generalizzata della politica. Il terreno che in genere favorisce i Cinque Stelle. “Più scende il livello della politica e più l’antipolitica la fa da padroni. Ma politiche e amministrative sono due cose diverse. Guardate il caso di Formia nel 2013. A febbraio i grillini erano il primo partito, poi si votò per le comunali e non raggiunsero neanche il quorum. Ecco allora che la differenza la fanno le persone, la qualità dei candidati. E questa cosa vale tanto più quanto la città da amministrare è piccola. Nel caso di Latina siamo a metà strada, staremo a vedere”.
A Formia la maggioranza Bartolomeo è in bilico. Si dice che sia lei a tenerla in vita…“Ma no, figurarsi se gli faccio un favore del genere. Sono chiacchiere e basta, alimentate da qualcuno che faceva riferimento a un incontro che io e il sindaco abbiamo avuto con il presidente del consorzio industriale, ma appunto per parlare di consorzi, il giorno prima di un consiglio comunale in cui si temeva per la tenuta della coalizione di sinistra. Bartolomeo ha pure preso il discorso ma a me non interessava, poi abbiamo solo parlato di altro”.

E il giorno dopo che è successo? “E’ successo che anche i nostri avevano qualche mal di pancia, qualcuno non si è presentato. Ma non è questo il punto. Se in quella maggioranza c’è chi vuole iniziare a prendere in considerazione seriamente l’idea della sfiducia, Forza Italia sarà per la sfiducia, è chiaro”.

E Michele Forte? In che rapporti siete adesso? “Non abbiamo rapporti. Dalle ultime amministrative, a Formia, non ci sono state più occasioni di confronto, e forse non le abbiamo proprio cercate. Per il futuro non so, mi interessa poco adesso. Diciamo che lui è senza casa, dovrebbe prima far capire dov’è, dove si colloca”.

Prima assessore, quattro anni, poi altri dieci come capo di gabinetto con Cusani. La Provincia è come casa sua. Non le dà tristezza vederla così, desolata, senza poteri e senza progetti. “Certo che sì. Ho sempre detto che un pezzettino del mio cuore è rimasto lì dentro. Ma ora è un ente svuotato, pianificazione e programmazione sono state cancellate. Il presidente prima veniva eletto da mezzo milione di cittadini, adesso bastano quattro consiglieri. Così si perde anche l’identità territoriale. Prima parlavo dell’incontro che avemmo a proposito dei consorzi industriali, in vista del loro accorpamento. Formia deve assolutamente stare con Latina perché l’alternativa sarebbe Cassino, vale a dire la fine della nostra identità territoriale. Abbiamo già subito lo choc dei distretti giudiziari…”

L’ultima cosa, un nome per Latina. Chi sarebbe il sindaco giusto. “Guardi, adesso proprio no, siamo in una fase delicata. Ma se proprio vuole un nome, io una suggestione ce l’ho,  è Silvio Berlusconi”.

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