Si è tenuta questa mattina l’inaugurazione della mostra storica “Dopo i cannoni il silenzio – I ragazzi del ’99: storie di giovani soldati”. Non ancora diciottenni, migliaia di ragazzi in trincea si ritrovarono catapultati nella triste realtà bellica della Grande Guerra. A loro è dedicata l’esposizione itinerante curata da Isadora Medri, una mostra pensata come un’occasione per ricordare ciò che è avvenuto cento anni fa in Italia e guardare ai fatti da una nuova prospettiva. I riflettori puntano infatti su un tema poco approfondito dalla trattazione ufficiale in materia di Grande Guerra, ovvero la chiamata alle armi dei ragazzi del 1899, dunque sul vasto fenomeno della mobilitazione di giovanissimi che si trovarono ad affrontare l’orrore di un conflitto che ha assunto proporzioni inaspettate. Sono proprio i cittadini comuni i protagonisti di queste storie, giovani nelle trincee che a stento riuscivano a ricordare il motivo del loro combattere, ragazzi che cercavano un senso al loro sacrificio e cominciavano a cercare una ricompensa.

IMG_20160129_102756La casa editrice Herald Editore, in collaborazione con l’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Latina – e la Scuola Nautica della Guardia di Finanza, promuove così un’iniziativa storiografica e di ricerca che conferisce il giusto merito a tanti giovani morti per la Patria e troppo spesso dimenticati. Idealmente l’esposizione si compone di due momenti: una prima parte dedicata alle storie dei soldati e una seconda parte mette in mostra reperti e cimeli di guerra.

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Il punto di partenza della mostra è stato proprio quello di capire e trasmettere quale fosse il contributo di ragazzi semplici, improvvisamente divenuti soldati, ad una guerra che ha portato cambiamenti radicali, sconvolgendo tutti gli aspetti della società italiana. Un lungo lavoro che ha permesso di ricostruire la storia sociale della Grande Guerra, a partire dall’analisi dei codici di comunicazione di massa utilizzati dalla propaganda, strategie che sottraevano il cittadino all’anonimato chiamandolo a partecipare in prima persona al fenomeno di guerra. Importanti testimonianze, poi, sono state le foto e gli oggetti ritrovati appartenenti ai soldati durante il conflitto. In particolare, la mostra si sofferma sui carteggi, le numerose e preziose lettere che i soldati scrivevano e inviavano alle loro famiglie. La spontaneità dei giovani ragazzi, che da semplici contadini si ritrovavano improvvisamente sul fronte, si evince dalle parole che lasciano trasparire ancor più il tumulto dei sentimenti di persone comuni che vivevano un’esperienza terribile come la guerra. Dai carteggi individuali è stato possibile far riemergere le paure, i sogni e le speranze ma anche il vissuto collettivo di migliaia di giovani chiamati al fronte. La ricostruzione storica delle vite dei ragazzi classe ’99 ha permesso anche l’edificazione di una nuova memoria, un mondo fatto di microstorie che compongono una delle più importanti pagine della storia italiana e che offrono nuovi spunti per comprenderla.

Oltre alla curatrice della mostra, la giovane Isadora Medri, all’inaugurazione sono intervenuti Paolo Mattera, docente di Storia Contemporanea all’Università di Roma Tre, il Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Latina, il Comandante della Scuola Nautica Guardia di Finanza – Gaeta, e Bice Abbiati, nipote degli Ufficiali Carlo e Franco Abbiati.

La rassegna resterà a Palazzo M fino al 7 febbraio, per la prima tappa di quella che sarà una mostra itinerante, spendibile su tutto il territorio nazionale.

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