Terracina, nuova inchiesta scuote il Palazzo: l’appalto dei rifiuti nel mirino della Procura

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La sede della Procura di Latina

La tempesta sul pianeta dei rifiuti terracinesi non è ancora passata, anzi. In queste ore il vento di burrasca proveniente dalla Procura della Repubblica scuote il Palazzo comunale già provato, nelle scorse settimane, dalla citazione milionaria della Servizi Industriali. La raffica di gelo investe i dirigenti, i responsabili dei procedimenti, tutti i dipendenti comunali che a vario titolo si sono occupati dell’appalto dei rifiuti dall’assegnazione alla Servizi Industriali fino al subentro della De Vizia. Note di servizio impongono di mettere a disposizione tutti gli atti della complessa materia, su richiesta della Procura. Quanto basta per agitare gli animi e trattenere l’acqua in bocca il più a lungo possibile. Insomma, un’altra inchiesta sui rifiuti del Comune di Terracina dopo quella che ha investito la Terracina Ambiente finita prima nelle mani di un amministratore giudiziario e poi fallita. Ci risiamo, si indaga nelle pieghe di un appalto infelice, azzerato dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Le indagini del 2013

Cos’altro bolle in pentola? Non è dato sapere. Sarà un colpo di coda dell’inchiesta avviata dal sostituto procuratore Valerio De Luca che nel 2013 aveva delegato la Guardia di Finanza per capire come mai la produzione dei rifiuti era aumentata? Difficile conciliare questo aspetto con gli atti sull’appalto e sul subentro ora chiesti dalla Procura. E poi sono passati tre anni da quando le Fiamme Gialle in visita all’ufficio Ambiente acquisì i formulari per le annotazioni della quantità di rifiuti raccolti dalla Servizi Industriali e destinati in parte alla discarica di Borgo Montello, in parte al centro di smistamento, sito a Latina, dello stesso gruppo Fatone.

L’esposto di Procaccini

Quale altra novità è emersa nel frattempo da far riaccendere i riflettori di via Ezio? Esattamente un anno fa, in occasione dell’approvazione del Piano economico e finanziario del servizio di igiene urbana, qualcosa si ruppe. Da un lato la Servizi Industriali che rivendicava somme per i servizi aggiuntivi e lamentava l’applicazione di sanzioni ritenute illegittime e dall’altra l’esposto alla Procura dell’allora sindaco Nicola Procaccini per le pressioni ricevute dai vertici del gestore dei rifiuti al fine di spingere l’amministrazione a inserire nel Pef anche le sue rivendicazioni economiche. Si trattava di lettere-diffida indirizzate ai consiglieri comunali nelle quali l’azienda, che stava per perdere il servizio con l’arrivo della De Vizia, minacciava azioni legali qualora non fosse stata liquidata nella “giusta” misura. Per Procaccini invece quella corrispondenza era intrisa di minacce e intimidazioni in danno della libertà di autodeterminazione della città di Terracina e da qui la decisione di denunciare il caso alla Procura della Repubblica. Estorsione, turbativa d’asta, disse Procaccini alla stampa. Immediata la reazione dei Fatone che fecero subito una controdenuncia. La nuova inchiesta potrebbe riguardare questo scontro?

Quell’aggiudicazione sbagliata

Il fatto è che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire tutti i passaggi che hanno portato la Servizi Industriali a vincere l’appalto di oltre 8 milioni di euro all’anno, per un totale di circa 50 milioni di euro. Un appalto che sulla base di un contratto di avvalimento, che il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittimo, si è sciolto come neve al sole. Si cercano responsabilità?

I riflessi politici

L’interrogativo si riflette nella vita politica di Terracina dove, a proposito di immondizia, si attacca l’ex sindaco su un presunto conflitto di interesse con la Rida Ambiente, società presso la quale la Servizi Industriali conferì rifiuti, e dove i nuovi candidati sindaci hanno fatto quadrato attorno alla richiesta del Sestante per la pubblicazione dell’atto di citazione con il quale la Servizi Industriali chiede al Comune un risarcimento di danni di 10 milioni di euro.

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