Sabaudia, “14 Stazioni d’Invenzione”: in mostra gli ultimi dipinti di Paola De Rosa

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Dal 19 marzo al 10 aprile, presso il museo Emilio Greco nel palazzo comunale di Sabaudia, è possibile ammirare la mostra “14 Stazioni d’Invenzione”: l’ultimo ciclo di dipinti realizzati da Paola De Rosa. L’evento rientra nella XXI rassegna “Segni e forme”, promossa dall’amministrazione comunale in occasione della Pasqua.

Le opere in mostra

L’esposizione si compone di 14 dittici a olio su tela che realizzano una Via Crucis e i relativi studi preparatori. La mostra si apre il 19 marzo alle 16,30, con ingresso libero e resterà aperta fino al 10 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19 e il sabato e la domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

 Il testo critico di Alessandra Muntoni

“Le 14 Stazioni dipinte da Paola De Rosa – scrive Alessandra Muntoni – stringono insieme moltissimi riferimenti che, a partire dalle scritture, rimandano al mondo contemporaneo. Esse aprono così il ciclo della Passione a interpretazioni che possono essere misurate con esperienze e significati presenti nella memoria di ciascuno di noi. Nulla, però, – continua la Muntoni – è concesso alla retorica e alla tradizione figurativa. … La pittura è eseguita con una tecnica precisa, con colori naturali attentamente macinati. È quasi un neo Purismo, se Jeanneret e Ozenfant avevano spiegato come fosse importante, anzi decisivo per la pittura post-cubista, di essere chiara, precisa, con forme ben delineate, seppure opportunamente deformate per accentuarne la bellezza. Qui, però, la chiarezza é precisione soffusa e la tragedia è pura allusione, attuata per via di astrazione, simbologie e rapporti proporzionali. Una precisione attuata con le armi della vivisezione asettica di un pennello adoperato come un bisturi. L’architettura è quasi immateriale e vuota. Della figura umana resta solo un lacerto e la carne sanguinante di Gesù è appena riconoscibile come tale, ne resta solo un magma informale. La gamma cromatica è ridotta al minimo. Lo sfondo, talvolta scuro nelle Stazioni più drammatiche, diventa spesso un luminoso cielo azzurro”.

I riferimenti a Sabaudia

Tra i numerosi riferimenti proposti in mostra, vi è anche la città di Sabaudia, luogo ideale dove comporre alcune intuizioni di quattro uomini che, a diverso titolo, hanno contribuito al dibattito culturale dagli anni Trenta fino a oggi: Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Edoardo Persico e Andrea Camilleri, dei quali sono esposti quattro ritratti. Le vite e le opere di questi quattro intellettuali ci riconducono, come conclude la Muntoni nel suo testo critico, circolarmente, al punto di partenza: la difficoltà dell’uomo di accettare la vita contraddittoria a lui contemporanea e la proiezione in un’altra che qui non c’è. La Resurrezione, come in altre Vie Crucis, qui infatti non appare. Più che risolvere la disperazione del vivere, ci si offre la speranza lontana di poter raggiungere la pace sia pure attraverso il sacrificio – o la sostanza di cose sperate come Persico definiva l’architettura.”

 

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