Il primo che passa. Latina, il voto e quella delega non per tutti

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Lo dice tra un autoscatto e l’altro la giovane candidata democristiana da sempre incline a un certo modo di intendere la politica. Lo ripete il grande appassionato socialista da dietro la scrivania pubblica chiamando probabilmente a raccolta qualche irriducibile. Ed è il mantra pure del sessantacinquenne che tenta così di giocarsi forse l’ultima carta che gli resta. Tra gli indicatori di quanto quella che si apre ufficialmente sabato sarà una delle campagne elettorali tra le più interessanti degli ultimi vent’anni, c’è senza dubbio il modo in cui, almeno su un aspetto in particolare, è riuscita a mettere già tutti d’accordo: basta delegare.

Basta delegare, si sente (e legge) ovunque, nelle dichiarazione come sui manifesti, passando per il web. Complici i danni causati dal ceto politico e dalla classe dirigente pontina, le cui responsabilità – in quota parte – sono fin troppo evidenti, si è instaurato nella testa di tante, troppe persone un assunto che, al netto dei protagonismi pure umani che vanno messi in conto, deve suonare più o meno così: “io sarei meglio di chiunque altro al mio posto”. E quindi, capite bene: basta delegare.

Quello che era valso per la magistratura prima e per la società civile poi, due falsi miti il cui scotto continueremo probabilmente a pagare ancora per un po’, adesso vale per l’uomo qualunque. La delega, che in politica si esercita con lo strumento del voto, è come se non valesse più. Anzi, è come se valesse meno. No, meglio, come se non valesse per tutti. Non valesse per gli altri.

Orde di cittadini più o meno politicizzati e sostanzialmente impreparati a gestire la complessa macchina della pubblica amministrazione, si stanno infatti sbracciando e insultando da mesi – e continueranno con maggiore insistenza a farlo nel prossimo – per dire che la delega espressa col voto è importante, ma che non bisogna darla agli altri, o al primo che passa, bensì a loro. Che però, a ben vedere, sono “gli altri”, o il primo che passa.

Perché, da qualunque angolazione la si decida di guardare, una campagna elettorale a Latina condurrà sempre alla intima conclusione che, in fondo, quelli da non delegare sono sempre gli altri.

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