La Foresta dei Sogni, un tema interessante limitato dalla sceneggiatura

Regista introspettivo e raffinato, Gus Van Sant torna al cinema con La Foresta dei Sogni, traduzione scadente del ben più poetico The Sea of Trees, con Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watanabe protagonisti di una storia che riflette su temi cari al cineasta quali la vita, la morte, la fede e il soprannaturale.

Arthur Brennan (McConaughey) vola in Giappone, per addentrarsi nella foresta fitta e misteriosa di Aokigahara, dove ogni anno avvengono centinaia di suicidi. E’ intenzionato a togliersi la vita per motivi che verranno svelati nel corso della narrazione, ma l’incontro con uno strano individuo gli farà invece intraprendere un percorso di espiazione alla riscoperta della bellezza della vita.

Stroncato alla precedente edizione del Festival di Cannes, il film, giunto in sala con un anno di ritardo, dimostra di non essere così malvagio come era stato detto. Certamente Van Sant ha prodotto opere migliori su questi temi, ma La Foresta dei Sogni non ha alcuna pretesa di essere assunto a “capolavoro”, si accontenta invece di essere un film discreto, piccolo, elegante e intimista, dove più volte si ritrova la firma inconfondibile dell’autore, in grado di dar vita ad inquadrature pregevoli ed incantevoli, fotografate con altrettanta cura da Kasper Tuxen. La pellicola, anche se frenata da una sceneggiatura scritta da Chris Sparling, che raramente è all’altezza di quanto si propone e più volte dimostra stanchezza e mancanza di originalità, riesce comunque a trasmettere delle buone riflessioni sui temi trattati. Allo stesso modo l’alternanza tra sequenze al presente e al passato alla lunga può stancare e divenire prevedibile, ma il messaggio verrà colto in ogni caso senza problemi. Il film non ha quella delicatezza e quella poesia presenti nell’affine L’amore che resta, ma è comunque in grado in vari momenti di toccare diverse corde dell’animo suscitando, in chi vorrà permetterlo, un emozione. La foresta del titolo diventa protagonista attivo della storia, assumendo ora le sembianze di un locus amoenus ora di un purgatorio dantesco, come verrà più volte citato, divenendo proprio motivo di viaggio spirituale e di redenzione per il protagonista. McConaughey, ormai sempre più lanciato come grande attore, dimostra nuovamente notevole aderenza al ruolo, emozionando e assumendo su di se i tanti dubbi che assalgono l’essere umano davanti a temi come la morte e la fede. In questo gli sarà fedele spalla Ken Watanabe, in una parte sorprendente, che assumerà con sapienza il ruolo vero e proprio di “Virgilio”, ovvero di guida spirituale del tormentato protagonista. Chiude il terzetto degli attori Naomi Watts, nel ruolo della moglie di Arthur Brennan, e se anche il suo è un ruolo piccolo ella sa darvi verità, grazia e intensità.

L’idea e le premesse del film sono grandi, ed era difficile realizzare un’opera che soddisfacesse le alte aspettative, deluse in parte. Ma nonostante la trattazione dei temi può risultare superficiale, o superficiale rispetto agli altri film dello stesso regista, con i quali se comparato quest’ultimo perde naturalmente in partenza, la pellicola merita ad ogni modo una visione attenta e ben predisposta. Purtroppo la colonna sonora decisamente poco in linea con il tono del film o alcune soluzioni di sceneggiatura scontate possono distrarre dalla visione, ma nel suo l’opera ha il pregio di far riflettere in maniera sobria su quanto troppo spesso si danno per scontate cose di cui capiamo il significato solo una volta perse. Van Sant in questo è maestro, e anche se in forma nettamente minore rispetto ai suoi capolavori del calibro di Will Hunting, Elephant e Gerry, riuscirà comunque a colpire con la sua particolarissima visione del cinema.

La Foresta dei Sogni è in sala dal 28 aprile nei cinema di Latina (Oxer) e Formia (Del Mare Multisala).

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