Litorale di Latina tra bandiera e blu e proteste. Quando la parola turismo è uno scherzo

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Il mare sbarrato con nove stabilimenti sequestrati accanto alla bandiera blu come ultimo baluardo a sventolare sulle macerie della programmazione assente, le passerelle dissestate accanto alla cartellonistica patinata dello scorso anno, i rifiuti non raccolti a ridosso della passeggiata al mare extralusso firmata dall’Archistar Portoghesi. Tutte le contraddizioni della città commissariata e della politica che ha investito per compartimenti stagni e mai creduto seriamente nella risorsa mare sono ben evidenti al lido di Latina, veri e propri controsensi di un’area della città tra le più strumentalizzate a parole ma che da anni vive di interventi spot e di autogestione. Mentre pochi giorni fa il commissario riceveva a Roma il riconoscimento della Fee che assegna i vessilli per requisiti come qualità delle acque, servizi, fitodepurazione a poche ore di distanza si svolgeva la protesta in piazza degli operatori balneari.

bandiera blu 1

La protesta in piazza. In piazza del Popolo i titolari delle nove strutture sequestrate dal Nipaf e in attesa del Riesame di martedì hanno messo in piedi una protesta silenziosa. Nessun megafono o coro, soltanto uno striscione con su scritto “Vogliamo gli stabilimenti balneari e i servizi sul lido di Latina”. Perché i gestori lamentano anche l’assoluta mancanza di servizi ed il litorale lasciato a se stesso. “I problemi sono tanti, le fogne che esplodono, i servizi che non ci sono, un litorale dimenticato – dicono – siamo contenti per la bandiera blu però è paradossale che ci si preoccupi di questo quando sul lido ci sono passerelle a mare divelte, servizi inesistenti e c’è il rischio che parta una stagione senza strutture. Noi vogliamo solo lavorare”. Insomma quella bandiera blu ha il sapore della sconfitta più bruciante. Tuttavia il commissario Barbato aveva attivato una serie di iniziative per “tamponare” in qualche modo il deficit arrivando comunque alla conferma del vessillo che per molti è solo un paradosso, niente più di un simbolo a cui non corrisponde un litorale da esaltare e tantomeno da premiare.

I servizi che navigano a vista. Per quanto riguarda le discese al mare agli inizi di marzo il vento spazzò via senza troppi complimenti le passerelle coperte al Lido di Latina. Una di quelle strutture create per aumentare i servizi delle spiagge del capoluogo che stavano all’interno di un progetto da centomila euro che prevedeva anche docce, torrette di salvataggio e altre piccole strutture di supporto. Già lo scorso anno la gara per le passerelle al lido arrivò con un ritardo imbarazzante: era metà agosto e latinensi e turisti avevano già ‘goduto’ di un litorale a mezzo servizio con discese impraticabili per tutti. A questo si è aggiunta una estate infelice anche sotto il profilo della mobilità con la nuova viabilità collegata al senso unico all’altezza di via Casilina sud che ha scontentato tutti. Sul fronte delle gare l’ente ha assicurato che sta predisponendo tutto. E’ stato aggiudicato infatti il bando per il posizionamento dei bagni chimici e delle docce nei tratti di spiaggia libera. Per quanto riguarda le passerelle è stata invece per ora bandita in tempi stretti la gara per un importo contenuto e dovrebbero (condizionale obbligato visti i precedenti) partire i lavori per risistemarle in vista del 15 giugno. La solita corsa contro il tempo con una estate che si preannuncia ancora più difficile delle altre oltre a rischiare di debuttare senza gran parte degli stabilimenti: la parola turismo, da Rio Martino a Foceverde, assomiglia sempre di più ad uno scherzo. Di cattivo gusto.

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