Montello,Don Cesare e un borgo stuprato: una lettera aperta di Cipriani

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Riceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, una lettera ai giornali di Felice Cipriani, giornalista e scrittore della memoria, originario di Maenza ma da tanti anni impegnato in battaglie civili in tutta Italia. Recentemente ha pubblicato “Lo strano delitto di Don Cesare Boschin”, in cui ha riannodato i fili oscuri che si sono sempre celati dietro all’uccisione del parroco di Borgo Montello, nel marzo di 21 anni fa. Un omicidio troppo frettolosamente fatto passare per una rapina andata male ma che, come lo stesso Cipriani sostiene, andrebbe correlato all’azione svolta da don Cesare contro gli oscuri traffici intorno alla discarica di Borgo Montello.

Felice Cipriani
Felice Cipriani

Da oltre un mese – scrive Cipriani – sulla stampa locale della provincia di Latina viene riproposta la drammatica storia dell’uccisione del parroco di Borgo Montello Mons. Cesare Boschin. Complice il libro da me scritto su quello “Strano Delitto”. I cronisti nei loro articoli hanno scritto molto sull’episodio dell’uccisione e di quella drammatica notte del 30 aprile del 1995 e poco sulle circostanze che l’hanno determinata e cioè la discarica. Come si sa le terre che ospitano discariche si tirano dentro tanti altri problemi. Oltre alle conseguenze ecologiche e sanitarie, intorno al ciclo dei rifiuti sono girati milioni di lire e girano milioni di euro che attirano la criminalità organizzata. Secondo il racconto di Carmine Schiavone, a Borgo Montello era nata la prima Gomorra dei rifiuti industriali: per ogni bidone il clan riceveva cinquecentomila lire, ha raccontato nel 1996 ai carabinieri. Fusti interrati almeno fino alla fine degli anni ’80 diceva. E poi scarti dell’industria farmaceutica, come racconta Sergio un cacciatore che scalava le montagne di fiale abbandonate per raggiungere le prede. Gli abitanti di Borgo Montello si sono opposti alla discarica e al suo ampliamento con petizioni, manifestazioni, cortei per il borgo. Hanno protestato presso le istituzioni, preso le manganellate, sono stati ingannati dal sindaco del comune di Latina, che si schierò davanti ai cancelli per protesta e dopo alcuni mesi fece approvare una delibera che creava le condizioni per l’ampliamento della discarica. Più di qualcuno ha perso la vita per forme di cancro e malattie la cui causa sospetta è dovuta ai miasmi, al percolato, alle polveri e all’inquinamento dell’aria e dell’acqua per via della discarica. Don Ciotti nella prefazione del libro dice che son partito da lontano, sì! Mi sono soffermato, molto sulla storia e le vicende del territorio per far risaltare ancor di più l’insensibilità e le responsabilità di chi l’ha governato e amministrato, consentendo il deturpamento e il disastro ambientale di una zona di grande valenza ambientale, e storico-culturale. I rifiuti al posto degli Etruschi, Volsci e Romani e della antica città di Satricum, al posto del fascio/comunismo, i rifiuti al posto del martirio cristiano, dell’epica battaglia del grano,  al posto della bonifica, i rifiuti sui coloni veneti e a confine di una città nuova, che in quanto tale poteva benissimo organizzare un diverso modo per smaltirli. Per fare un quadro completo della discarica occorrerebbe un ricercatore d’archivio che lavori mesi e mesi nel vagliare documenti, atti amministrativi del comune di Latina, Regione Lazio, sentenze del Tar, Camere di Commercio di mezza Italia, atti giudiziari, Asl, Enea, ecc. Nel mio libro ho dovuto sintetizzare il tutto avvalendomi di studi e ricerche fatti da organizzazioni e associazioni qualificate. Al di la delle carte di una cosa mi sono convinto, ed è che tutto quello che ha ruotato attorno alla discarica sa di malaffare, malcostume, ladrocinio, inquinamento del territorio e delle coscienze. Su Borgo Montello vi è stato un accanimento di malcostume che ha visto coinvolte anche le Istituzioni. Tutti hanno contribuito a stuprare questo territorio. Da Industrie del Nord, del Sud e del Centro. A questo va aggiunto che le scelte operate dalle pubbliche amministrazioni hanno solo favorito le infiltrazioni malavitose che prendono il nome di camorra e mafia. E da qui che bisogna partire per capire il perché della uccisione di Don Cesare Boschin. Su Don Cesare si sono addensati sospetti immorali. Io ne ho ricostruito la storia sin dalla sua giovinezza per far capire di che “qualità” era questo sacerdote e quanto era il suo amore per la missione sacerdotale. Ho insistito sugli aspetti dell’etica e della morale“.

 

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