Sezze, Vittorio Accapezzato piange il paese che fu

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Vittorio Accapezzato, pensionato (dopo anni di insegnamento), colonna del centrodestra setino (soprannominato “Il Mattone”, trascorsi di attivismo politico e come consigliere, piange in una lunga lettera, lo splendore di un paese, la sua Sezze, ormai tramontato:
“Delusione, rabbia, malinconia e tanto patire nel vedere di anno in anno deteriorarsi la nostra Sezze da sentirmi quasi estraneo di questa Città, che tanto ho amato e continuo ad amare perché ricca di fascino naturale e posizione geografica. Sono sofferenze che mi vengono ogni giorno dal suo, profondo, grave e sempre più diffuso abbandono. Dov’è finita la Sezze che ho conosciuto e in cui ho posto le mie radici di figlio. Da qualche tempo ormai è sopita come afferma la canzone di Migliacci: “Paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato, la noia, l’abbandono, il niente son la tua malattia, paese mio ti lascio, io vado via”.
Da diversi anni si riscontra, con profonda amarezza, che le città è abbandonata, intristita, degradata. La bella Sezze degli anni 50-60 non esiste più, c’è un vecchio paese assediato dalle macchine, dal traffico e dall’incuria.
C’è una Sezze diversa senza identità, con strade che non portano da nessuna parte, c’è un anfiteatro distrutto, un ospedale che non è più ospedale, il bosco Cappuccini completamente abbandonato e impraticabile, i parchi e le fontane sporche, le panchine distrutte e indegne, oltre alla grande insufficienza di parcheggi, di ritrovi e di spazi aperti per il gioco dei bambini. Oggi Sezze non gode per niente di buona salute sia sul piano sociale, umano, ambientale e territoriale, è in una condizione di crescente e diffuso degrado.
Troppo facile addossare la colpa a cittadini maleducati o a giovani intemperanti perché governare e garantire un territorio urbano sicuro e pulito è di se un invito irrinunciabile a costumi sociali più civili mentre accondiscenderne, l’abbandono significa favorire il malcostume e la strisciante abitudine all’incuria. Le strade comunali sono un colabrodo e per non parlare di quelle di campagna senza catarifrangenti. Che cosa può offrire ai nostri figli, questo luogo ormai dormitorio che non è stato in grado, di crescere e migliorare le sue risorse negli anni passati dove l’economia era ancora fiorente. L’Agricoltura, l’edilizia, l’artigianato, il commercio hanno problemi, anzi, hanno enormi difficoltà. Il boom di qualche anno fa si è trasformato in un boom al contrario.
Contestare mi porterebbe a scoppiare la collera che è in tutti noi contro di coloro che riteniamo responsabili. Non è mia intenzione. Alimenterei un fuoco che già avvampa e non costruisce niente.
Numerosi problemi ancor oggi irrisolti, tanti dei quali sono stati oggetto di mie diverse considerazioni, per i quali si nota una certa lentezza nell’affrontarli e le poche le soluzioni adottate sono ormai superate dai mutamenti nel frattempo intervenuti. Chi ha la mia età, si ricorda di una Sezze che era tra la più imponente cittadina della provincia di Latina. Era una Città curata nel verde, nelle strade, con diversi servizi pubblici efficienti come la Pretura, il Commissariato ecc. e fiorenti esercizi commerciali. Chi arriva a Sezze, si accorge che di ” Sezzesi “, in giro, ce ne sono pochi. Negli autobus si ha la sensazione di trovarsi nella condizione “ dello straniero in casa propria”. Non si
tratta di turisti o villeggianti, ma d’immigrati.
Nessuno li conta, nessuno sa dirci quanti di questi sono occupati, quanti lottano per la sopravvivenza, quanti risiedono in alloggi agibili e quanti in locali (ex stalle, forni e
cantine) inagibili. Siamo ormai a un punto senza ritorno; le condizioni di gravità estrema in cui versa la nostra Sezze chiedono un forte cambio di marcia; e un grande impegno; richiedono
idee e tanta, tanta capacità nel fare, rimuovendo quelle maledette vecchie e nuove condizioni di sottosviluppo strutturale, sociale, economico. Ci si trova, purtroppo, con uno sviluppo in sostanza inesistente, in un periodo di crisi, di tasse, di poca compattezza sociale, di pochi ideali, d’interessi privati, di poco amore e
rispetto. Il passato è divenuto la nostra consolazione.
Come sarebbe bella la politica se fosse esercitata con spirito volontario e senza scopo di lucro! Pensate se i rappresentanti istituzionali fossero ricompensati solo in base ai risultati conseguiti. Molte risorse potrebbero essere liberate, e numerosi opportunisti sarebbero costretti ad abbandonare la politica! Sognare una città differente è legittimo e naturale, ma cambiarne la mentalità è cosa difficoltosa. Se chi vuol dormire, non è svegliato o sollecitato, continua a dormire. C’è tanto lavoro da fare, ma va fatto, basta dormire! . Ne va del futuro dei nostri giovani che non possono più assistere passivamente al degrado civile e morale di una città che ha il dovere il risollevarsi”.

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