Priverno, Fanelli e Ronci sulle Cave: “La legge Regionale fornisce i mezzi per governare l’attività estrattiva”

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La Regione Lazio, con la delibera n° 17 del 20/04/2011 ha approvato il PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) che definisce gli indirizzi ed il quadro generale degli obiettivi. Compito delle Province è procedere ad elaborare il PAE (Piano Attività Estrattive), attraverso il quale individuare le aree suscettibili di attività estrattiva, i Poli regionali e Provinciali.
«In questo quadro di programmazione sovracomunale l’amministrazione dovrà elaborare, insieme a quella provinciale, una proposta comune per classificare Priverno come Polo di Interesse Regionale e per elaborare il “Piano di sviluppo, recupero e riqualificazione di Polo estrattivo” – interviene la candidata sindaco Luisella Fanelli -. Una sorta di piano regolatore capace di dettare regole certe e condivise per tutte le aziende che operano nel territorio comunale».
«La sfida, culturale ancor prima che politica, è quella di dimostrare che con il tema delle attività estrattive si possa coniugare la difesa dell’ambiente e del paesaggio, con l’utilizzo produttivo del territorio – spiega Giuseppe Ronci -. Difendere i valori della natura e del nostro paesaggio è un dovere morale e civico, lo è altrettanto salvaguardare le aziende e l’indotto economico che ruota intorno alle attività estrattive».
Il piano che Priverno Ci Unisce ha in mente, avrà come obiettivo quello di individuare: le destinazioni d’uso finali delle aree estrattive dismesse (pensare per esempio ad una riconversione dei poli dismessi, destinandoli ad attività sportive, percorsi naturalistici, centrali fotovoltaiche); le destinazioni d’uso delle aree ricadenti nel polo, ma non destinate ad attività estrattive (viabilità, aree a servizi); la predisposizione di infrastrutture necessarie al progressivo sviluppo del Polo estrattivo.
«Non esistono altri tipi di soluzioni reali per questo argomento – prosegue Giuseppe Ronci – quello che altre liste invocano, come il coinvolgimento di Legambiente o di altri enti similari, comporterebbe solo la decisione unilaterale e non concertata con gli operatori del settore, con ricadute drastiche sull’occupazione degli addetti e dell’indotto che vi ruota attorno».

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