Latina, il partito delle schede nulle che ha fatto perdere voti a Forte, Calandrini e Calvi

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3143 schede nulle, il 4,20%. Un partito direbbe qualcuno se quel dato non restituisse una fotografia chiara di come diventa complicato esprimere il voto. Un po’ troppe le schede nulle se si ragiona, invece, leggendo il dato delle schede bianche, ossia dove l’elettore non ha avuto fiducia dei concorrenti in campo: solo 491 schede sono state restituite senza preferenza alcuna nell’urna di domenica 5 giugno. Dati alla mano e riscontri si capisce anche come a finire annullate siano state le schede che arrecavano come espressione di voto la croce su due liste in campo. A generare confusione il più delle volte la lista con il nome del candidato sindaco. Nessuna percentuale alta di disgiunto, nessuna volontà di danneggiare un candidato a favore dell’altro. Solo frutto di errore. La nuova scheda elettorale, cambiata nell’impostazione grafica per fare posto alla preferenza di genere (la doppia preferenza uomo donna) ha relegato il nome del candidato sindaco in un spazio troppo piccolo per essere individuato. Da qui chi è entrato nell’urna per votare il sindaco Enrico Forte ed i candidati PD ha scelto di fare una doppia croce, una sulla lista PD, l’altra sulla lista di Enrico Forte Sindaco. Stessa sorte è toccata anche a Nicola Calandrini con la sua lista personale e le altre quattro in appoggio e per Alessandro Calvi il candidato di Forza Italia con una civica a suo nome. Una infinità di voti nulli che di fatto ha falsato il vero responso dell’urna e di cui ha beneficiato Damiano Coletta. Tante, troppe le schede nulle, quasi tutte finite tra le 3143 andate perdute per questo errore comunicativo dei partiti. A questo errore hanno fatto poi il resto gli errori degli scrutatori e dei presidenti sfiancati da un lavoro che si è protratto per ben oltre le 24 ore consecutive. Una macchina elettorale messa a dura prova, dalla mancata indicazione delle preferenze al seggio 52 di Via Magenta. Preferenze sparite anche per le cinque liste di Calandrini al seggio 64 di Borgo San Michele dove al numero dei voti di lista espressi non è stata assegnata nessuna preferenza. Il lavoro di questi giorni al seggio centrale che sta verificando tabelle di scrutinio e verbali potrebbe essere più lungo del solito anche per i diversi ricorsi presentanti dai candidati per verificare con attenzione il dato riportato tra le tabelle ed i verbali stessi. Un controllo che potrebbe modificare l’attribuzione delle preferenze ai candidati con la modifica delle prime classifiche emesse nei giorni scorsi a 48 ore dal voto.

riepilogo

Intanto appare in salita la corsa di Nicola Calandrini. In queste ore Damiano Coletta incassa l’appoggio dei partiti usciti sconfitti dalle urne il 5 giugno. Il PD perde i pezzi con le dimissioni del suo coordinatore comunale Andrea Giansanti e nel frattempo esprime la fiducia a Coletta. Anche dalle parti di Forza Italia non c’è chiarezza: alle uscite di Anzalone di appoggiare il candidato di LBC, ha risposto Giuseppe Di Rubbo con una nota in cui non prende posizione ma ribadisce l’invito a votare per il “vero cambiamento”, mentre il candidato sindaco azzurro Alessandro Calvi non ha assunto nessuna posizione in merito.

 

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