Lotteria anticipata, “Guerra di Santi” al Circeo

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La teca contenente le spoglie di San Felice Martire custodita nell'omonima chiesa del Circeo

E’ notizia di ieri sera che il comitato del Circeo per i festeggiamenti in onore di San Rocco avrebbe messo in vendita i biglietti della lotteria troppo presto rispetto alla ricorrenza, 16 agosto, finendo per scavalcare la simile iniziativa del comitato per i festeggiamenti del 29 luglio in onore di San Felice Martire. A lamentare l’accaduto è stato quest’ultimo sodalizio con un comunicato affidato al web “volto a segnalare ai sanfeliciani che sono state violate le regole implicite di condotta morale che hanno sempre sorretto l’antico equilibrio tra comitati”.
“Il disappunto a cui abbiamo deciso di fare riferimento – si legge in un post pubblicato dal comitato di San Felice Martire su Facebook –  riguarda il largo anticipo in cui sono stati messi in vendita i biglietti per la lotteria della festività di San Rocco che, per usanza, è sempre stata posteriore alla vendita dei biglietti per la festività di San Felice Martire. Con rammarico ci teniamo a sottolineare che questo atteggiamento è screditante per l’intero paese amante delle proprie tradizioni e consuetudini, inoltre questo atteggiamento deliberativo arreca danni allo svolgimento della nostra festa Patronale innescando una sorta di competizione tra comitati”.
Il post ha provocato subito diversi commenti. La storia sembra uscita dalla novella di Giovanni Verga, tratta dalla raccolta “Vita nei campi” del 1880, in cui si narra della furibonda lite scoppiata tra i devoti di San Rocco e quelli di San Pasquale di una località, non meglio precisata dallo scrittore del Verismo. Il senatore catanese del Parlamento del Regno d’Italia ironizza sulla guerra iniziata nel corso della processione di San Rocco, per la quale erano stati spesi molti denari tanto da suscitare l’invidia dei residenti della frazione di San Pasquale. Dunque, mazzate a non finire. Neanche il parroco riesce a fare da paciere tra le due fazioni che torneranno unite soltanto dopo carestia, siccità e colera. Perché nei periodi brutti ci si affida sempre ai propri santi protettori (e anche a quelli “nemici”).

 

 

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