Avvocatura del Comune di Latina, l’ultima rivoluzione di Barbato

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Giacomo Barbato

Mentre il sindaco neoeletto di Latina, Damiano Coletta, ieri indossava per la prima volta la fascia tricolore appariva all’albo pretorio del Comune l’ultima rivoluzione del commissario straordinario Giacomo Barbato. Si tratta dell’atto deliberato con i poteri della giunta municipale il 14 giugno scorso e pubblicato appunto soltanto ieri, inerente la riorganizzazione dell’Avvocatura dell’ente.

Barbato ha così stabilito di rendere attuativo l’articolo 4 del regolamento dell’Avvocatura civica, approvato dall’amministrazione commissariale nel 2011, ed evidentemente rimasto nel cassetto, che stabilisce a chiare note che è l’Avvocatura ad esprimere il proprio parere e a consigliare all’amministrazione quando si tratta di promuovere, resistere e abbandonare giudizi. E chi altri sennò? Verrebbe da domandarsi.

L’atto del commissario Barbato va a modificare una delibera del 2003 con la quale si era stabilita la competenza dei dirigenti dell’ente ad adottare la decisione sulla costituzione e resistenza in giudizio. Proprio così. All’Avvocatura era stato dato il solo compito di portare avanti la scelta “legale” del dirigente, anche di settori distanti dalle competenze legali.

La delibera di Barbato, al contrario e in conformità con il regolamento del 2011, stabilisce che le iniziative giudiziarie per la costituzione e la resistenza devono acquisire il preventivo parere dell’Avvocatura comunale. L’ufficio dell’Avvocatura dovrà pertanto predisporre le proposte di deliberazione da sottoporre alla giunta per l’autorizzazione a costituirsi nei giudizi o a promuovere giudizi. I dirigenti responsabili dei diversi servizi sono pertanto tenuti a fornire all’Avvocatura informazioni e documenti necessari per la gestione tecnica della lite. E non appena l’ufficio Protocollo Generale riceve un atto giudiziario deve trasmetterlo immediatamente al dirigente e all’Avvocatura.

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