Latina, veterinario Asl licenziato: sei indagati per il complotto ordito in suo danno

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Mentre il Governo ha dato via libera al decreto che punisce i furbetti del cartellino, a Latina il licenziamento per assenteismo di un medico veterinario della Asl, provvedimento esecutivo del 5 febbraio 2015, ha scaturito l’apertura di sei fascicoli a carico di altrettante persone con ruoli di rilievo nell’azienda sanitaria pontina per atti che avrebbero portato ad un’ingiusta perdita di lavoro del professionista, come riconosciuto con sentenza del Giudice del Lavoro il 20 ottobre 2015 che aveva definito i fatti di natura ritorsiva e discriminatoria tanto da condannare la Asl al rintegro del dipendente e al risarcimento dei danni per oltre 40mila euro. I reati contestati a diverso titolo ai presunti complottisti vanno dalla diffamazione alla calunnia, dall’abuso d’ufficio alla falsità ideologica, all’usurpazione di funzioni pubbliche.

Con una lettera indirizzata ai suoi colleghi, il veterinario – oggi parte offesa nei procedimenti in corso – ricostruisce passo dopo passo quanto capitatogli dal 2013 fino all’ultima beffa del marzo scorso quando, con delibera a firma di Giorgio Casati, direttore generale facente funzioni, viene reintegrato, e tre giorni dopo con delibera di revoca a firma dello stesso Casati viene rispedito a casa per effetto di una sorta di pressing messo in atto sul direttore generale, spiega nella missiva, “da parte di chi ha ordito il complotto contro di me con denunce, stalking e mobbing”.  Fa nomi e cognomi il veterinario prima sospeso e poi licenziato dopo anni di lavoro svolto raggiungendo tutti gli obiettivi assegnatigli: laureato con il massimo dei voti in anticipo rispetto alla durata del corso di laurea, tre specializzazioni, master e quanto altro, aveva vinto il concorso di dirigente Asl nel 1991.

Entra nel mirino quando il suo responsabile di servizio va in pensione. La commissione istituita per la nomina del sostituto gli riconoscere i titoli per l’incarico. Ma un suo collega si oppone ricorrendo al giudice del lavoro. “Naturalmente presento ricorso anche io – afferma – e il giudice stabilisce che quel posto in base alla graduatoria e ai titoli è mio”. Dunque, il putiferio. In base alla ricostruzione del veterinario licenziato, da questo momento in poi si sarebbe messa in atto una strategia finalizzata al suo allontanamento per favorire la carriera di altri. E allora ci si inventerebbe delle assenze ingiustificate. Gliene conteggiano 66 e gli azzerano un monte ferie non godute di 210 giorni, dal primo gennaio 2010 al 30 giugno 2014, che non gli pagheranno mai. Scatta la proceduta di licenziamento, ma per il veterinario il conteggio è tutto sballato e frutto della mancata applicazione del manuale della procedura di rilevazione e controllo delle presenze. Il veterinario spiega che le sue “uscite” erano tutte comunicate per iscritto e che all’atto pratico chi doveva trascriverle non lo avrebbe fatto. Denunce e controdenunce si susseguono a non finire. Si arriva anche alle perquisizioni, ma il faldone contenente le presunte prove delle sue assenze ingiustificate che si pensava fosse stato fatto sparire stava lì dove doveva stare, in ufficio, e negativi sono stati anche i controlli effettuati presso la sua abitazione.

Il complotto sarà portato a termine nella commissione nominata dalla Asl per la sua audizione “dovuta” ai fini del licenziamento. Nella lettera ai colleghi, il veterinario messo alla porta spiega che nell’organismo vi era un componente “incompatibile” perché in passato a seguito di un comportamento poco professionale aveva richiesto nei confronti dello stesso provvedimenti disciplinari. Come a dire che costui non avrebbe perso occasione per una vendetta, tanto più che il componente della commissione era incompatibile anche in quanto marito di un’impiegata dell’ufficio protocollo di un dipartimento della Asl molto vicina alla regia del complotto.

Il veterinario, che attraverso la comunicazione di parte offesa ha avuto notizia del procedimento a carico dei presunti complottisti, si sfoga e racconta tutto ai colleghi, ringraziandoli per la vicinanza mostrata in questa brutta vicenda. Chiede giustizia e non vendetta. E lo fa con una citazione: Non è il critico che conta, non l’uomo che indica perché il forte cade o dove il realizzatore poteva fare meglio. Il merito appartiene all’uomo che è nell’arena; il cui viso è segnato dalla polvere e dal sudore; che lotta coraggiosamente; che sbaglia e può cadere ancora, perché non c’è conquista senza errori e debolezze, ma che veramente lotta per realizzare; che conosce il grande entusiasmo e la grande fede; che si adopera per una nobile causa, che tutt’al più conosce alla fine il trionfo delle alte mete, e che nel peggiore dei casi, se fallisce, cade almeno gloriosamente, cosicché il suo posto non sarà mai vicino alle anime pavide e paurose che non conoscono né la vittoria né la sconfitta”.

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