Sermoneta, al festival pontino di musica il prestigioso quatuor Diotima

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Quatuor Diotima

Per il 52° festival pontino di musica due appuntamenti da non perdere venerdì 22 e sabato 23 luglio, presso il Castello Caetani di Sermoneta, con gli incontri internazionali di musica contemporanea e i concerti a cui hanno confermato la loro partecipazione musicisti, compositori, registi e musicologi, fra cui Patricia Adkins Chiti, Alfonso Alberti, Gabriele Bonomo, Franck Chevalier, Federico Gardella, Stefano Gervasoni, Giulia Lorusso, Vittorio Montalti, Pierre Morlet, Gianfranco Pannone, Yun-Peng Zhao, Marco Quagliarini, Constance Ronzatti, Paolo Rotili, Alessandro Solbiati, Martino Traversa, Mikel Urquiza, Erika Zoi.

Si inizia con la tavola rotonda sul tema “Contemporaneità e classicità: il quartetto d’archi oggi”, per proseguire con i concerti del prestigioso quartuor Diotima, che presentano alcune prime assolute e italiane. L’appuntamento di venerdì 22 luglio è con la musica ispirata alla fotografia, alla distanza e all’ombra, sabato 23 luglio due composizioni di Alessandro Solbiati

Alessandro Solbiati
Alessandro Solbiati

e Stefano Gervasoni affiancate a Schoenberg e Beethoven. Nel pomeriggio di venerdì 22 il festival presenta anche una “proposta di un polo archivistico museale” con la presentazione del protocollo d’intesa tra la Fondazione Adkins Chiti – Donne in musica e la fondazione Campus Internazionale di Musica.

A seguire, alle 20, sempre nelle scuderie, sarà presente uno dei più importanti quartetti della scena musicale contemporanea: il francese Quatuor Diotima, composto da Yun-Peng Zhao, violino, Constance Ronzatti, violino, Franck Chevalier, viola, Pierre Morlet, violoncello, che celebra quest’anno il ventesimo della sua fondazione. Presenterà una prima italiana di Gérard Pesson, Quatuor à cordes n. 2 “Bitume” (2008), Indicio (2016), una prima mondiale scritta da Mikel Urquiza, Distant Voices (2013) di Toshio Hosokawa e una prima italiana di Alberto Posadas Elogio de la sombra (2012).

Il brano di Gérard Pesson, francese nato nel 1958, e quello di Mikel Urquiza, basco nato a Bilbao nel 1988, si ispirano ambedue al mondo della fotografia e dell’immagine. “Quatuor à cordes n. 2 Bitume – spiega Pesson – è nato osservando il foro di uno stenoscopio, il più elementare apparecchio fotografico, ossia una scatola ben chiusa, che funge da camera oscura, dotata di un buco di uno spillo per lasciare passare la luce, che deposita su una carta fotosensibile l’immagine rovesciata del reale, con dei tempi di posa molto lunghi, ore, settimane, addirittura anni. Questi tempi sono il soggetto della mia musica, che scivola verso una serenata accelerata, ripresa indefinitamente, lanciata a marcia forzata attraverso il panorama, rivelata infine sulle nudità di una cantilena che disegna il punto di fuga di questo galoppo”.

Indicio di Mikel Urquiza “si ispira – spiega l’autore – al film Istantanee di Jocely Moorhouse, del 1991, in cui un fotografo cieco cerca di provare, attraverso le sue foto, che ciò che vive è reale, anche se ha sempre bisogno di altri occhi per confermarlo. Il mio quartetto d’archi vuole estendere quest’idea al territorio dei suoni. Ci sono quattro movimenti, da suonare senza interruzioni. I primi due si basano su articoli di stampa ampiamente diffusi all’epoca in cui iniziai a scrivere: último rinoceronte blanco, relativo all’ultimo esemplare di rinoceronte bianco maschio in Kenya, sorvegliato da guardie armate (aprile 2015); superficie de Plutón, sulle prime immagini della superficie di Plutone, pubblicate dalla Nasa nel luglio 2015. Il quarto movimento è un omaggio a Gluts (1986-95) di Robert Rauschenberg, l’ultimo gruppo di sculture realizzate con rifiuti. Ho cercato di sviluppare la stessa tecnica, lavorando con una musica che normalmente rifiuto, in realtà, la maggior parte del mio ambiente sonoro: suonerie telefoniche, musica da ascensore, musica di attesa, musica pop di massa e dance music. Differentemente dagli altri movimenti, il terzo si ritira dal mondo. Un giardino introspettivo si dispiega al centro del pezzo, jardín nunca visto”.

Il giapponese Toshio Hosokawa così introduce il suo Distant Voices: “Questo quartetto d’archi, il sesto fra quelli composti finora, è imperniato su una melodia molto semplice celata sullo sfondo. Una melodiache ho voluto chiamare ‘voci distanti’ suonata con un ritmo estremamente lento, e realizzata con delle note che nello sviluppo del brano acquistano tessiture variegate, si dissolvono e si riproducono con tecniche di esecuzione diverse. Queste singole note divengono così lo schema di riferimento del paesaggio musicale, creando uno sfondo e occupando gradualmente lo spazio. L’ascoltatore udirà quindi le singole note del paesaggio sonoro, incamminandosi nel giardino del tempo musicale”.

Chiude il programma un’altra prima esecuzione italiana, Elogio de la sombra che Alberto Posadas, spagnolo di Valladolid, ha composto nel 2012. “Si tratta del primo di un ciclo di cinque pezzi composti per soprano, clarinetto e quartetto d’archi. Tutti questi pezzi sono collegati, in modi diversi, al concetto di ombra; infatti il titolo dell’intero ciclo è Sombras. Questa apertura del ciclo è scritta per il solo quartetto d’archi. Tre idee principali sono esposte nel corso del brano. La prima è l’ombra considerata come riferimento visuale: quando illuminiamo un oggetto abbiamo la sua ombra come proiezione della sua forma su una differente superficie. La seconda idea è anch’essa collegata alla perdita di informazioni che avviene in presenza di un’ombra ed è a sua volta connessa al processo di memoria. La terza idea consiste nell’utilizzare l’ombra come una metafora acustica: attraverso l’impiego di alcune tecniche estese e della preparazione degli strumenti, senza nessun tipo di trattamento elettronico, l’obiettivo è quello di ottenere dei suoni caratterizzati da uno spettro acustico irreale; si tratta principalmente di suoni che sembrano essere filtrati, evitando alcune parti dello spettro o enfatizzandone altre. Sovente suoni molto deboli appaiono come un’ombra del suono normale prodotto dagli strumenti”.

La seconda giornata dedicata agli incontri, sabato 23 luglio, si apre alle 10 con la seconda sessione della tavola rotonda, nelle scuderie. Mentre alle 21, sarà nuovamente il quartetto francese a presentare un programma che prevede nella prima parte due brani contemporanei, uno di Alessandro Solbiati – dal 2007 docente di composizione ai corsi estivi del Campus di musica a Sermoneta -, Terzo Quartetto, in prima parziale della nuova versione, e Clamour di Stefano Gervasoni, mentre nella seconda parte, andando a ritroso nel tempo, saranno eseguiti il Presto per Quartetto d’archi in do maggiore di Schoenberg e il Quartetto per archi n. 16 in fa maggiore op. 135 di Beethoven, l’ultimo importante lavoro fra le sue composizioni.

E’ Alessandro Solbiati che spiega la genesi del suo nuovo lavoro: “A volte è davvero importante saper ritornare sui propri passi, rivederli e cambiarli anche radicalmente. Nel 2013 ho composto il mio Terzo Quartetto, eseguito splendidamente dal Quartetto Diotima a Tours. Ma pur ritenendo che contenesse buone idee musicali, l’intenzione formale che avevo imposto a tali idee non mi è piaciuta affatto. Ed ecco che ho deciso di realizzare una versione radicalmente differente. La nuova versione, che sarà, di fatto, il Terzo Quartetto, è dedicata a mia moglie Emanuela e sulle simmetrie interne delle lettere del suo nome sono modellati gli otto brevi movimenti che costituiscono il brano”.

Nasce quasi da una provocazione Clamour del bergamasco Stefano Gervasoni. “Questo quartetto per archi – precisa l’autore -, il terzo che ho scritto, è nato nel 2014 a Bludenz e, nel corso delle sue riesecuzioni – a Orléans, Parigi, Berlino e infine Milano – da parte del quartetto Diotima che ne è il dedicatorio, si è arricchito di ulteriori apporti di scrittura per meglio rispondere alla sua idea iniziale: come ottenere il silenzio attraverso l’esuberanza sonora, e non attraverso la cancellazione fisica della vibrazione sonora. Scoprire e rivelare il silenzio nella materia sonora, senza negarla, anzi esaltandola: rivelare il silenzio attraverso il suono. Dunque, dirlo con tutta la sua eloquenza, esprimendone il mistero, la dimensione ineffabile. Insomma, dire il silenzio senza tacere”.

Chiudono il programma il Presto per Quartetto d’Archi in do maggiore di Arnold Schönberg e il Quartetto per archi n. 16 in fa maggiore op. 135 di Beethoven, cui il primo, composto in una data anteriore al 1897, si ispira. Sebbene Beethoven scrisse l’op. 135 sei mesi prima di morire, questo famoso Quartetto offre un clima di serenità quasi contemplativa che è caratteristica della sua ultima produzione e che testimonia la perfezione assoluta da lui raggiunta. Oltre ad essere un tributo al quartetto d’archi di Luigi Nono intitolato Fragmente-Stille, An Diotima, il nome di questa formazione vuole esprimere chiaramente la sua vocazione per la musica contemporanea. Fin dai suoi esordi, il Quatuor Diotima – che si fregia di numerosi e importanti premi – si è esibito sui palcoscenici più prestigiosi e ai festival europei più importanti come il Lucerne Festival, la Mozartwoche di Salisburgo, Musica Strasbourg, Musica Nova Helsinki, Budapest Automn Festival, Settembre Musica, la Filarmonica di Berlino, la Alte Oper di Francoforte, l’Ircam, l’Auditorium di Barcelona e altri. Inoltre, il quartetto ha al proprio attivo varie tournée in Estremo Oriente, negli Stati Uniti, in America Centrale e del Sud.

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