Ristoro nucleare, non tutto è perduto. “Movimento Latina” offre la soluzione: il Comune non resti a guardare

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Massimiliano Bruno

“Vi è l’enorme rammarico di dover vincere questa battaglia in un’aula di giustizia, piuttosto che in una sede politico-parlamentare ma, come talvolta accade, i giudici si dimostrano più bravi ed avvezzi dei politici nell’interpretazione delle norme da loro stessi legiferate”. E’ quanto afferma l’avvocato Massimiliano Bruno, presidente dell’associazione Movimento Latina che interviene sul mancato ristoro nucleare per il Comune di Latina, rimasto fuori dalla battaglia legale intrapresa da altri enti con lo stesso tipo di servitù. La sentenza 14894/2016 del 22 luglio 2016 della II Sezione Civile del Tribunale di Roma ha condannato in primo grado la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in solido della somma complessiva di circa 100 milioni di euro in favore dei Comuni di Ispra, Saluggia, Caorso, Trino, Piacenza, Minturno, Sessa Aurunca, pari ai contributi non versati previsti dall’articolo 4 del Decreto Legge 314/2003 (convertito in legge n. 368/2003) che stabilisce misure di compensazione territoriale per quei siti che ospitano centrali nucleari ed impianti del ciclo di combustile nucleare. La causa era scaturita da un’interpretazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’articolo 1 comma 298 della legge 311/04, che aveva comportato il taglio del 70% dei fondi destinati ai Comuni.

L’avvocato Bruno ricorda che “nel 2007 il Comune di Latina, noto per ospitare la sua centrale elettronucleare a Borgo Sabotino, sia stato il Comune promotore delle iniziative volte all’ottenimento delle somme non corrisposte e venne addirittura scelto come sede nazionale dell’associazione Ancin – Associazione Nazionale Comuni Italiani Nuclearizzati, affiliata all’Anci”.

“Ebbene – continua l’avvocato -, nel 2011, diversi Comuni aderenti all’Ancin citarono a giudizio la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cipe, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiedendo che venissero condannati al pagamento di quanto previsto come ristoro per le servitù nucleari, recuperando quanto perso dal 2004 al 2011, mentre il Comune di Latina, all’epoca commissariato, decise di rimanere incredibilmente estraneo al contenzioso e, ad oggi, nulla è stato riconosciuto alla nostra Città né ai suoi cittadini. Errore grave, anzi gravissimo ed ora, tralasciando le responsabilità degli amministratori che si sono succeduti dal 2011 in poi, si ritiene fondamentale promuovere immediatamente un’azione giudiziale per il recupero di dette somme che – come previsto dal citato articolo 4 Decreto Legge n. 314/2003 – sono definite annualmente mediante la determinazione di un’aliquota della componente della tariffa elettrica pari a 0,015 centesimi di euro per ogni kilowattora consumato, con aggiornamento annuale sulla base degli indici Istat dei prezzi al consumo”.

I contributi dovuti e non versati relativi al 2004, 2005 in favore del Comune di Latina sono ormai andati in fumo ma, per il presidente dell’associazione Movimento Latina, non tutto è perduto.

“Sulla base della menzionata sentenza – spiega Bruno -, lo stesso ente potrebbe richiedere il riconoscimento dei contributi non versati a decorrere dal 2006, oltre interessi legali dalle scadenze, in tal modo garantendo alle futuri amministrazioni (probabilmente post-Coletta considerati i tempi della giustizia civile in Italia) di poter investire diverse decine di milioni di euro su un territorio già gravemente deturpato, tenendo peraltro in considerazione la maggiore incidenza di tumori e mortalità in danno dei cittadini che risiedono in prossimità della menzionata centrale elettronucleare di Borgo Sabotino. Per questi motivi, Movimento Latina, con tutti i mezzi e gli strumenti a sua disposizione, sosterrà qualsiasi iniziativa del Comune di Latina, giudiziale e non, volta al riconoscimento del ‘ristoro nucleare’ ed al successivo reinvestimento di dette somme sul territorio pontino”.

“Nessuna cifra potrà mai compensare i danni causati dall’avere una centrale elettronucleare vicino casa – conclude l’avvocato – ma sfruttare in positivo ciò che di negativo ci è stato lasciato in eredità è un obbligo morale e politico e deve essere una sfida da combattere e da vincere. Non possiamo permetterci di rimanere a guardare. Non più”.

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