Acqualatina e un disastro a peso d’oro: Roccagorga rilancia la sfida dei sindaci

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Un momento del dibattito tra i sindaci

La consapevolezza di aver aperto una nuova stagione, la certezza di avere la possibilità di cambiare le carte sul tavolo. E’ stato un incontro molto seguito quello promosso dal Partito democratico di Roccagorga sulla gestione del servizio idrico in provincia di Latina che si è tenuto nel teatro comunale del paese lepino. “Dalla protesta alla proposta” era il tema del dibattito pubblico a cui hanno partecipato, oltre al sindaco di Roccagorga Carla Amici, i colleghi Damiano Coletta (Latina), Claudio Sperduti (Maenza), Domenico Guidi (Bassiano), Gianfranco Tessitori (Norma), Andrea Antogiovanni (Lenola), i vice sindaci Angelo Delogu (Priverno) e Gianni Celani (Sonnino) e il consigliere delegato Vincenzo Fusco (Castelforte). Particolarmente apprezzato in conclusione l’intervento dell’onorevole Sesa Amici, sottosegretario delle Riforme costituzionali e dei Rapporti con il Parlamento.

Tema centrale: il rapporto oramai logoro tra le amministrazioni comunali e Acqualatina, la società mista che gestisce il servizio idrico nell’Ato 4. Tante le questioni sollevate, a partire dagli aumenti tariffari del 9% pretesi dalla società e sui quali i Comuni stanno dando battaglia, per la prima volta uniti, a fronte di un utile di circa dieci milioni di euro e soprattutto di investimenti disattesi, soprattutto sul fronte della dispersione dell’acqua: il 70% dell’acqua immessa nelle condotte – è stato ricordato nel corso del dibattito – non arriva nei rubinetti ma si disperde.

“Dopo i disastri compiuti dal Consorzio degli Aurunci – ha ricordato Carla Amici – e di cui molti Comuni stanno ancora pagando le conseguenze, pensavamo che una società mista potesse risolvere tutti i problemi nella gestione del servizio idrico grazie all’efficienza dei privati e ai loro investimenti. Ma Acqualatina non è stato nulla di tutto questo, perché per investire ha acceso un mutuo su cui hanno dovuto garantire i Comuni, perché continua a chiedere l’aumento delle tariffe ma non toccando mai gli utili, perché non si è mai capito dove siano finiti tutti quei soldi. Non ci sarebbe stato da obiettare se il servizio avesse apportato benefici alla collettività, ma parliamo di una società che non riesce a contenere le dispersioni di acqua e che in questo periodo sta attuando una politica del terrore in moltissimi comuni della provincia di Latina dove l’acqua, misteriosamente, un giorno sì e un giorno no, l’acqua non arriva nei rubinetti. Questa è una vera e propria interruzione di pubblico servizio perché non si tratta dell’emergenza di un giorno, quanto della continuità di una stagione. Ed è giusto che qualcuno ne paghi le conseguenze. Il vento è cambiato – ha concluso il sindaco di Roccagorga – non c’è più quella maggioranza granitica che favoriva gli interessi del privato, la compattezza tra sindaci deve darci la spinta per puntare a cambiare le cose”.

Concetti ripresi anche dal sindaco di Latina, Damiano Coletta, che sul vento del cambiamento ha incentrato tutto il suo intervento. “Acqualatina è un mostro, un poltronificio costato carissimo a tutta la collettività. Ma quello che lascia interdetti è il blitz compiuto con le ultime nomine del Cda, fatte quando tanti Comuni erano commissariati, alcuni con un peso notevolissimo come Latina e Terracina. E’ stata una provocazione nei confronti dei cittadini. Per questo adesso dobbiamo fare una battaglia per la nostra gente, perché l’acqua è un bene di tutti noi”.

E proprio a Coletta, il primo cittadino di Bassiano Domenico Guidi, ha rilanciato subito l’appello. “E’ il sindaco di Latina che in questa fase deve assumere il ruolo di guida della comunità pontina – ha detto -, e il Pd ha un’occasione storica: non pensare più alle poltrone ma con i suoi 14 sindaci puntare dritto alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il momento non ci sono più ragioni che possano ostacolare questo processo, il nodo della proposta è questo. Ma c’è un altro aspetto che voglio sottolineare: in questi anni non è mai stata applicata una sanzione nei confronti della società per le inefficienze a cui abbiamo assistito. Il vento è cambiato è vero, ma adesso dobbiamo dimostrarlo”.

Il tema delle inefficienze, della dispersione dell’acqua, degli omessi controlli agli allacci abusivi, delle interruzioni frequenti nell’erogazione, dei favoritismi nella geografia degli investimenti strutturali, è stato toccato poi a seguire da tutti i relatori. Molto duro l’intervento di Angelo Delogu, il vicesindaco di Priverno, in particolare sulle conseguenze “della lunga stagione politica determinata da Fazzone e Cusani che ha protetto gli interessi privati dentro Acqualatina. Interessi che hanno portato a scontri di potere così elevati che hanno determinato anche la caduta di amministrazioni comunali. Evidentemente, Acqualatina vale molto più di un Comune. Ed è scandaloso che, nonostante i clamorosi recenti risultati elettorali, quel Cda figlio di quella classe politica, non abbia ancora rassegnato le proprie dimissioni”. E se Andrea Antogiovanni, il sindaco di Lenola, ha chiesto l’apertura di un tavolo per coinvolgere i vari livelli istituzionali, l’onorevole Sesa Amici ha citato alcuni dei punti più interessanti di una proposta di legge discussa nell’aprile scorso  sui principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque, che prevede anche una serie di disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio e la creazione di nuovi ambiti territoriali. “Adesso sappiamo cosa fare – ha concluso il sottosegretario -, dobbiamo essere consapevoli che ci attende una grande sfida, ma non siamo soli”.

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