Gestione pubblica dell’acqua, l’attivismo civico di Aprilia suona la sveglia ai sindaci Ato 4

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Il comitato Acqua pubblica di Aprilia

Dopo la tormentata approvazione del bilancio 2015 di Acqualatina, le tensioni all’interno della società sono tutt’altro che superate. Alla richiesta di dimissioni del consiglio di amministrazione da parte del gruppo dei sindaci Ato 4 che avevano osato mettere in discussione il documento contabile presentato dal socio privato, Idrolatina ha risposto picche. E c’era da aspettarselo. Sul piatto restano la questione della ripubblicizzazione del servizio idrico e l’affare Acea. Su questi argomenti abbiamo rivolto qualche domanda ad Alberto De Monaco, portavoce del Comitato per l’acqua pubblica di Aprilia.

Il caso dell’approvazione del bilancio 2015 di Acqualatina ha scoperto le carte, si fa per dire dal momento che era tutto scritto dal lontano 2007, sul vero rapporto tra la Depfa bank e la società pubblico-privata. Secondo lei, che in questi anni ha studiato a fondo i termini di un servizio affidato incautamente a un privato, quali sono le speranze per i Comuni dell’Ato 4 di tornare all’acqua pubblica?

Intanto, non per pignoleria, ma per evitare malintesi… metterei i termini al loro posto, dal momento che già c’è troppa confusione.  Penso che si parli di ritorno ad una gestione in mano completamente pubblica. L’acqua è pubblica per volere della natura… almeno è ancora così! Se le amministrazioni iniziassero a fare da veri controllori della gestione di Acqualatina e la conferenza dei sindaci non fosse utilizzata come porto franco di ogni necessità per le inadempienze del gestore, credo che si potrebbero aprire tante possibilità. Finora con Acqualatina il “falso” controllore pubblico, ossia il vero socio occulto, è servito per abbassare l’asticella degli impegni contrattuali ogni volta che il gestore poteva incappare in inadempienze, multe e penali… che se applicate avrebbero già visto chiuso questo rapporto incestuoso tra interessi pubblici e convenienze private.

In quali errori i sindaci non devono incappare per non vedersi compromettere la speranza di una ripubblicizzazione del servizio idrico integrato?

Non devono più sottovalutare gli effetti delle decisioni che passano in conferenza dei sindaci, neanche quelle che possono sembrare innocue. Ci sono decisioni i cui effetti possono essere lontani nel tempo… Ma Acqualatina sa sempre approfittarne al momento giusto, magari per giustificare delle poste di bilancio. Esempio: nella conferenza dello scorso 19 luglio i comuni hanno deciso di delegare interamente ad Acqualatina spa, l’esercizio della funzione espropriativa relativa alle opere incluse nel programma degli interventi. Orbene, a mio avviso, non andava fatto poiché gli enti interessati perdono non solo la funzione di esproprio ma anche il controllo sulle opere che vengono fatte sul proprio territorio. Chi non ricorda come i sindaci si sono sentiti scavalcati per il progetto della costruzione del depuratore di fanghi a Sermoneta? Oppure quello relativo alla costruzione di una nuova sede della società a Latina?  E’ vero che le funzioni di espropriazione sono un lavoro in più per gli enti locali, ma svolgerle dà anche modo di essere dentro le procedure. Le lacrime di coccodrilli sono inutili.

Si sente parlare della volontà dei sindaci “rivoluzionari” di cambiare statuto e convenzione per puntare alla governance. Ma non le sembra un discorso troppo semplicistico dal momento che statuto e convenzione sono prerogative anche al socio privato e che la banca irlandese potrebbe di nuovo considerare eventuali modifiche eventi rilevanti e tornare a minacciare l’esercizio del diritto di voto?

Detta così sembra una gran confusione! La questione dell’acquapoliticapontina è oggi una gran matassa. Va conosciuta profondamente dalle amministrazioni che vogliono uscirne e bisogna avere la capacità di tirare i vari fili da sciogliere senza rischiare di fare dei nodi ancora più complessi. Oggi penso che a livello societario la prima cosa da risolvere sia il ricatto del pegno. Sì scriva pure ricatto, perché noi siamo rimasti scandalizzati fin da subito su quel pegno di diritti con i quali di fatto gli enti locali perdevano ogni sovranità concreta nella gestione societaria. Voglio ricordare che su quella questione, anche per la nostra caparbietà cadde l’amministrazione guidata da Calogero Santangelo nel dicembre 2008. Allora obbligammo il responsabile della segreteria Ato4, ingegnere Giovannetti, a venire in aula consiliare ad Aprilia a spiegare quanto fosse “innocuo” il pegno! Guardi solo allora riuscimmo ad avere la traduzione del complesso contratto di finanziamento che era fino ad allora solo in inglese, nonostante ci fossero dirigenti comunali di Aprilia e di altri comuni che lo avallassero senza conoscere neanche l’inglese! Allora, nonostante tutto, la giunta Santangelo con l’accordo con il Pd approvò il pegno, ma fortunatamente cadde prima che lo potesse sottoscrivere! Poi fu il compianto sindaco Domenico D’Alessio a sciogliere ogni dubbio annullando quella delibera di giunta nel 2009.

Come si esce da questo incubo? Quante possibilità ci sono per impedire l’ingresso di Acea? O sarebbe meglio combattere con Acea piuttosto che con Idrolatina?

Guardi, sinceramente noi come comitato e cittadini ci siano fatti già le ossa: Veolia, Idrolatina, Acea… le dinamiche sono le stesse. Certo è che ci sono fatti inequivocabili. Il socio privato ormai da cinque anni vuole andare via, ma prima si vuole riempire la borsa; non basta quanto ha guadagnato finora con gli appalti in house a società del suo gruppo. Sta cercando di vendere ad Acea che con il lasciapassare silente della Regione a guida Pd sta cercando di acquisire tutte le gestioni nella Regione, e quindi è un ottimo compratore. Ma se l’affare della vendita ad Acea non va importo, l’unico acquirente plausibile sono i comuni. Ma in questo caso il prezzo va trattato sapendo fare gli interessi dei soci pubblici. Certo è che, vista la situazione di Roma e le partecipate della Capitale, i cinque stelle devono lanciare un segnale chiaro e dire se la loro stella preferita “acqua gestione pubblica” è concreta o meno e decidere se stare a guardare la voracità di Acea o dare la loro linea politica. Il tempo stringe e non ci saranno giustificazioni e lacrime da coccodrilli. Alla sindaca Virginia Raggi abbiamo scritto pubblicamente il 2 luglio 2016. Ad oggi nessuna risposta. E’ comprensivo che non risponda ad altri inviti politici, ma noi siamo un comitato e, come dire, dovrebbe essere nel Dna del M5S la relazione con l’attivismo civico. Sento poi taluni invocare il diritto di prelazione per l’acquisto delle quote del privato. Costoro dimenticano che essendoci un altro acquirente, Acea, che sembra abbia proposto di pagare il 49% delle quote per circa 22 milioni, i Comuni dovrebbero offrire appunto 22 milioni con diritto di prelazione. Questo non è credibile, anche perché si farebbe un bel regalo alla Veolia e all’AD Raimondo Besson, nonostante le mille inadempienze ed inefficienze in questi 13 anni di gestione. Della serie cornuti e mazziati! E’ troppo!

Il Comune di Aprilia è l’unico socio ad aver intrapreso le vie legali contro lo strapotere del privato. Certo se lo avessero fatto anche gli altri comuni anziché ora piangere sul latte versato, forse oggi la situazione sarebbe molto diversa. Ad ogni buon contro, secondo lei, a contenzioso chiuso quali potrebbero essere le ripercussioni sull’assetto societario sia in caso di vittoria che di sconfitta del Comune di Aprilia?

Questo onestamente è difficile da dire. Vede anche quando si vince una sentenza, se questa non è “robusta” giuridicamente è una vittoria vana destinata a liquefarsi. Certo è che se tutti gli altri Comuni insieme mettessero a servizio della causa la metà delle energie messe in campo dal Comune e dalla cittadinanza di Aprilia le speranze ci sarebbero, e concrete. Mi permetta comunque di osservare che al di là di quello che può essere messo in campo dagli enti comunali, la vera decisione è in mano ai cittadini, anche per costoro vale smetterla di fare lacrime da coccodrillo: niente si ottiene senza rischio ed impegno. Immagini se un giorno, stufi di tutta questa situazione, i cittadini tutti insieme decidessero di non subire più passivamente, e senza arrabbiarsi… non pagassero più le bollette. Immagini, è qualcosa che può succedere… Secondo lei sia la politica furbina che il gestore non capirebbero che è arrivata l’ora X?

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