L’estate addosso, un racconto fatto di cliché e nostalgia per rievocare la giovinezza indimenticata

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Con L’Estate Addosso Gabriele Muccino torna ad una produzione cinematografica italiana e torna a raccontare dei giovani e del loro desiderio di conquistare un futuro troppo spesso incerto. A diciassette anni da Come te nessuno mai ripropone quei temi a lui tanto cari, ora imbevuti anche di spirito statunitense, per rievocare un periodo della vita dove ogni cosa sembra possibile.

Marco (Brando Pacitto) è un liceale di 18 anni. Subito dopo l’esame di maturità ha un incidente con lo scooter e i soldi datigli dall’assicurazione gli permettono di fare un viaggio estivo a San Francisco, dove viene ospitato da una coppia omosessuale (Taylor Frey e Joseph Haro). A sua insaputa anche la sua compagna di classe Maria (Matilda Lutz), detta “la suora” per il suo carattere bigotto, viene ospitata dai due. Dopo la diffidenza iniziale i quattro cominceranno a conoscersi sempre meglio e a fare amicizia in quella che sarà per loro un’estate indimenticabile.

Aprendosi sin da subito con una serie di riflessioni esistenziali sulla vita, la morte, il futuro, il film ci getta nella mente del protagonista e degli eventi che lo vedranno tale. Questo nuovo lungometraggio del regista de La ricerca della felicità si prefigge infatti il compito di raccontare con leggerezza e sincerità quella che è l’estate post-maturità e della sua importanza per ognuno di noi. Lo fa cadendo nei cliché del genere, troppo spesso visti e rivisti, lo fa tirando in mezzo temi d’attualità come l’omosessualità e il razzismo che ne consegue, specialmente in un’America ritratta con amarezza, soffermandosi però solo alla superficie di questi temi e senza veramente esprimerne un giudizio. Questa leggerezza sembra essere l’elemento chiave della sceneggiatura, scritta da Muccino stesso in coppia con Dale Nall, che si permette inoltre varie semplificazioni e cambiamenti repentini e irrealistici dei caratteri dei protagonisti. Questi ultimi in particolare si ritrovano imprigionati dentro gli stereotipi dei propri personaggi, senza riuscire a dire qualcosa di nuovo a riguardo, affermandosi tuttavia per simpatia e spontaneità. Seguiamo le loro vicende senza troppo trasporto emotivo, accompagnati da frasi fatte e divertimento ad ogni costo, li vediamo innamorarsi e infuriarsi, andare allo sbando e prendere decisioni importanti, il tutto incorniciato dalla colonna sonora firmata da Jovanotti, dai toni frizzanti ed “estivi”. Muccino regista dimostra di aver appreso l’estetica del cinema americano, riproponendola qui con immagini e sequenze d’impatto, dimostrandosi sempre attento ai suoi protagonisti e seguendoli anche ossessivamente con una macchina da presa a volte fissa, a volte in costante movimento.

Il film consente ad ogni modo la rievocazione nostalgica della propria giovinezza, di quel periodo di sospensione dove tutto ci sembra realizzabile e ognuno di noi ha il diritto di sentirsi immortale. “Ci sono estati che ci porteremo addosso per sempre” viene detto in conclusione dal protagonista, e in questa frase è racchiuso il senso del film. Una storia che pur con i suoi difetti, le sue leggerezze e i suoi stereotipi, riesce a trasmettere il suo significato, il senso di tutto ciò che si è appena visto. Il terzo atto della pellicola, decisamente malinconico, contribuisce al lasciare nello spettatore un non troppo velato senso di malinconia per le cose andate e perse, ma anche di buonumore per la consapevolezza di aver vissuto, ognuno a modo suo, un momento indimenticabile della vita.

L’estate addosso, diretto da Gabriele Muccino con Brando Pacitto e Matilda Lutz è in sala dal 14 settembre nei cinema di Latina (Corso Multisala, Oxer), Aprilia (Multiplex Village Cinemas), Gaeta (Cinema Teatro Ariston) e Terracina (Teatro Adriano).

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