Obiettivo Gaeta promuove la giornata dell’emigrante

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Venerdì 23 settembre, alle 20, presso la chiesa di San Giacomo Apostolo a Gaeta, si svolge la seconda edizione della Giornata dell’emigrante promossa dall’associazione Obiettivo Gaeta. L’evento ha lo scopo di mettere in luce, attraverso testimonianza e filmati, l’importanza del fenomeno migratorio, analizzandone gli aspetti sociali di ieri e di oggi.

“Per ricordare la vastità del fenomeno migratorio che ha interessato la nostra città – spiegano gli organizzatori della manifestazione –  soprattutto nel primo decennio del novecento (ma anche dopo la seconda guerra mondiale) e rendere merito al sacrificio di chi, pur se lontano da Gaeta, ha contribuito attraverso le rimesse economiche alla sua crescita”.

Le ragioni di ieri e di oggi


“L’emigrazione costituisce sicuramente uno degli avvenimenti di cui è caratterizzata la storia dell’uomo. Nella preistoria l’uomo si spostava in cerca di cibo e di un posto migliore per vivere e, a pensarci bene, i bisogni non sono granché cambiati. Oggi le persone cercano lavoro e stabilità economica, anche se non bisogna sottovalutare tutti coloro che migrano per sfuggire alle guerre. Ieri i nostri nonni lasciavano l’Italia con valigie di cartone. Laceri e sbeffeggiati, approdavano i più a Ellis Island (New York) o in Argentina. La fame spingeva gli emigranti soprattutto verso le Americhe. L’aumento di popolazione in alcuni paesi del mondo, specialmente se ricchi di risorse naturali, si deve a questo fenomeno. Tra il 1870 e il 1970 circa 27 milioni d’italiani lasciarono il paese per andare all’estero. Basti pensare che ai primi del ‘900 quasi la metà della popolazione di Buenos Aires era composta da italiani. I nostri emigrati costituivano poi una parte non trascurabile della forza lavoro anche in Europa, specialmente in Germania, Svizzera e Francia. Oggi i nostri giovani laureati, cervelli in fuga in cerca di un lavoro più dignitoso e di un futuro meno precario, si avviano anch’essi per le strade del mondo. Negli ultimi decenni ai classici emigranti si sono aggiunte uomini e donne in marcia, in fuga da guerre e carestie, che chiedono asilo politico e protezione. Essi bussano alle porte di un’Europa incapace di accoglierli, che non si accorge dell’ineluttabilità del fenomeno e che non sa valorizzare la nuova linfa lavorativa insita nei giovani migranti”.

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