#iovotono a Latina, in campo l’azione del Comitato del No al Referendum Costituzionale

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L'avvocato Emanuele Petracca

Il Comitato per il No al Referendum Costituzionale (Iovotono) è un’associazione onlus senza scopo di lucro, formata da costituzionalisti, avvocati, associazioni, intellettuali, e in una parola da semplici cittadini, che hanno deciso di impegnarsi per la vittoria del No al referendum del prossimo 4 dicembre e respingere la riforma così come proposta. La campagna #iovotono, che fa riferimento al sodalizio nazionale presieduto da Gustavo Zagrebelsku e da Alessandro Pace, è già sbarcata anche a Latina. Il comitato nazionale, infatti, conta più di 450 comitati locali e uno di questi è quello di Latina, i cui referenti sono l’avvocato Emanuele Petracca (328/6623882 – emanuelepetracca@hotmail.com) e Giuseppina Necci (pinanecci@libero.it).

Le ragioni del “No”, contenute in un manifesto redatto da Petracca e destinato al Foro del Tribunale di Latina, ha avuto già numerose adesioni da parte degli avvocati pontini. A breve il comitato locale renderà noto un calendario di iniziative pubbliche volte ad informare la cittadinanza su quelli che sono i contenuti della riforma proposta dal Governo Renzi e quali sono le conseguenze dell’esito del Referendum.

Di seguito una versione ridotta del manifesto contenente le ragioni del No al Referendum del 4 dicembre.

  • La riforma porterà ad uno stravolgimento del bilanciamento tra Camera e Senato.

Le Camere infatti, che svolgono gli stessi compiti che hanno funzioni diverse, sono concepite per far l’uno da contrappeso Istituzionale all’altro, nell’esaminare, emendare e votare una Legge, così come succede nelle diverse democrazie nel mondo, prima fra tutti l’esempio del Congresso Americano.

Con la riforma invece le Leggi non potranno più essere lette, discusse in maniera compiuta in due diverse letture, e con l’apporto indispensabile dell’opposizioni, come solo un Bicameralismo (‘perfetto’ come in Italia appunto, ‘razionalizzato’ come per esempio in Germania, o ‘imperfetto’, come in Spagna e in Francia) può garantire.

  • La riforma poi porterà uno stravolgimento tra Potere Esecutivo (il Governo) e quello Legislativo (Parlamento).

Infatti, l’introduzione nella Costituzione, dell’Istituto della cd “corsia preferenziale” cioè dell’indicazione della ‘preferenza’ da parte del Governo alla proprie proposte di legge considerate necessarie per il proprio programma di Governo, vedrà il Parlamento impegnato SOLO a convertire i provvedimenti dell’Esecutivo entro brevissimo tempo, cioè 40 giorni, senza perciò doverli leggere, sviscerare e discutere in maniera compiuta, e senza l’apporto fondamentale delle opposizioni, svilendo a questo punto ancora di più il proprio ruolo, e il Potere Legislativo che rappresenta.

Questi i due punti cardine con i quali la riforma stravolge nel più profondo l’essenza istituzionale dello Stato.

Ma vi è di più.

  • Nel nostro sistema legislativo, negli ultimi 10 anni, le leggi prodotte dalle due camere sono attestate ad una media di circa 130/150 Leggi all’anno (rilevamento Centro Studi delle Camere): con questi dati balza evidente agli occhi come la presunta giustificazione della farraginosità del Bicameralismo, presente in ogni democrazia del mondo, sia del tutto pretestuosa, dato il trend regolare di quello che producono entrambi i rami delle Camere italiane: piuttosto rimane significativo il dato di come l’80% di questa produzione Legislativa sia composta da leggi proposte dal Governo: una schiacciante maggioranza che di fatto comprime il potere del Parlamento, vera sede del Potere Legislativo.
  • La cd “Riforma Boschi”, è frutto di una iniziativa del Governo e non del Parlamento come invece avrebbe dovuto essere secondo la nostra Costituzione e secondo gli insegnamenti dei nostri Padri Costituenti: quest’ultimi infatti avevano voluto lasciare il fulcro delle decisioni all’organo eletto direttamente dal Popolo, a conferma della Sovranità di quest’ultimo: la Costituzione, infatti rappresenta la legge Fondamentale dello Stato: di tutti i soggetti che la compongono, Istituzionali prima di tutto e civili e sociali poi. E non un atto di una sola parte.
  • La riforma è stata decisa da un Parlamento sul quale pesano fondati dubbi di legittimazione, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale, con il quale veniva cassata la legge elettorale previgente (cd. Porcellum); questo non vuol dire che il Parlamento sia abusivo: infatti la Corte Costituzionale in questa sentenza ha enunciato il cd. “principio di continuità delle Istituzioni”, per le quali il Parlamento può continuare a svolgere il proprio lavoro; contemporaneamente però nella stessa sentenza la Corte suggeriva un intervento delle Istituzioni, se non immediato, almeno celere perché opportuno, e lo faceva facendo riferimento ad istituti tipici della transitorietà (come la prorogazione dei poteri delle Camere, o la possibilità della loro convocazione anche se sciolte, per la conversione dei Decreti Legge).

In parole povere il Parlamento avrebbe dovuto compiere atti di ordinaria amministrazione in attesa di nuove elezioni che ‘sanassero’ la delegittimazione dovuta al ‘Porcellum’ dichiarato incostituzionale: ebbene produrre leggi per quasi due anni e anzi, cambiare un terzo della Costituzione non è di certo la transitorietà che intendeva la Corte Costituzionale.

  • La riforma Boschi è una legge dal contenuto disomogeneo che tratta di temi del tutto dissimili tra di loro. Ma a fronte di queste complesse tematiche l’elettore sarà chiamato ad esprimersi con un semplicistico “SI” o “NO”, a causa della scelta del tutto politica e conveniente all’Esecutivo, di non “spacchettare” i quesiti.

Inoltre e ancora in maniera succinta si rilevano:

– l’inspiegabile e macroscopica differenza tra il numero di deputati (630), con quello dei senatori-sindaci e/o Consiglieri Regionali (95);

– l’inspiegabile mantenimento ai senatori-sindaci e/o Consiglieri Regionali del privilegio dell’immunità;

– l’inspiegabile ed illogico riparto dei numeri dei Senatori in riferimento alle singole Regioni (per esempio Lombardia 14 e al Friuli Venezia Giulia 2);

– l’inspiegabile e mancata previsione di come i Sindaci/senatori devono essere eletti;

– l’allontanamento della popolazione dalla vita delle Istituzioni, sia con la contraddittoria compresenza di due forme di referendum abrogativo in base al numero dei proponenti e in base ai votanti, e sia con l’innalzamento delle firme necessarie per l’iniziativa legislativa popolare;

– lo spostamento di competenze legislative di quasi una cinquantina di materie dalle Regioni Ordinarie allo Stato, comprese diverse che impattano maggiormente sulla vita della popolazione, quali sanità ed energia ecc.

  • In ultimo, il potenziale esplosivo che potrebbe sviluppare la riforma se valutata col combinato disposto della nuova legge elettorale, cd. Italicum.

Questa come sappiamo rischia di far sì che nella scontata ipotesi di ballottaggio, il potere si concentri tutto nelle mani della sola forza politica che raccolga poco meno del 40% nell’unica Camera.

“Tutto ciò – commenta a margine l’avvocato Petracca – porta a concreti rischi di stravolgimento degli equilibri dei Poteri, sacrificati sull’altare di una presunta esigenza di modernità e governabilità del Paese, ma che provocherà guasti al nostro ordinamento democratico e quindi una deriva oligarchica. In questi tempi di profondi cambiamenti sociali, il Nostro Paese non ha di certo bisogno di uno sbilanciamento dei ‘pesi e contrappesi’ tra i Poteri, Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, ma piuttosto di un livellamento di questo equilibrio; il compito infatti è arduo e difficile, ma ciò, come noto, rappresenta l’essenza stessa della Democrazia. È per questo che si chiama a raccolta ogni cittadino che intende respingere questa riforma così come è stata proposta e difendere i valori fondamentali della Costituzione, patrimonio di tutti noi”.

 

 

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