Recensione in anteprima: Moonlight, la scoperta e l’affermazione di sé in un mondo brutale

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Presentato in anteprima e con grande successo alla Festa del Cinema di Roma che si svolge in questi giorni, Moonlight di Barry Jenkins si afferma come un’opera cinematografica indipendente di rara bellezza, in grado di coinvolgere lo spettatore per la sua narrazione sincera e intensa.

Il giovane afroamericano Chiron vive in un quartiere di Miami segnato da droga e violenza. Attraverso le tre età della vita, infanzia (Alex Hibbert), adolescenza (Ashton Sanders) e età adulta (Trevante Rhodes), Chiron lotta quotidianamente per trovare la sua strada, scoprendo se stesso, la sua sessualità e il complicato amore per il suo migliore amico.

Costruito su di una narrazione in tre distinti atti, il film segue approfonditamente il crescere del protagonista, mostrandoci effetti e conseguenze delle sue scelte e del mondo che lo circonda. Un mondo fatto di madri che non si comportano da tali, di bulli violenti, di spacciatori protettivi, un mondo dove è facile crescere secondo la volontà altrui. Ed è questo che Chiron dovrà evitare fino alla fine, affermando la morale secondo cui bisogna sempre essere sé stessi. Barry Jenkins raffigura tutto ciò in una sceneggiatura cruda e spietata come il mondo realistico e doloroso messo in scena, un mondo fatto di momenti di vita universali e dialoghi dal grande impatto emotivo. Regista esordiente, Jenkins ci mette grande impegno per trasmettere tutto ciò, e la sua regia curata, partecipe e virtuosistica riesce perfettamente a rendere tutto il disagio di un ragazzo e della sua costante ricerca di un posto nel mondo. Attraverso sequenze memorabili e strazianti, e immagini di grande poesia visiva e narrativa, l’opera attrae e porta a riflettere sull’importante tema della scoperta di sé. La fotografia di James Laxton è fluida e seducente, ripresa con evidente passione e coinvolgimento nei confronti del tono del film, a cui si accompagna una trascinate colonna sonora che tiene costantemente viva l’attenzione del pubblico su ciò che sta guardando, e i numerosi sguardi in macchina degli attori non fanno che accentuare questa sensazione di essere proprio lì accanto a loro. Moonlight è un film che non vive di artifici ma di storie concrete, messe in scena da personaggi altrettanto concreti e ai quali è difficile non affezionarsi. Ecco dunque che la magnifica recitazione di tutti gli attori principali segna il vero successo della pellicola. A partire dai tre attori che interpretano Chiron nelle varie fasi della sua vita, i quali sono ognuno perfettamente calato nel personaggio e nelle vicende che lo scuotono, mostrandone bene mondo esteriore e mondo interiore. Troviamo poi una magnifica Naomi Harris nel ruolo della madre, che dà vita ad un personaggio estremamente tormentato e viscerale, fondamentale nel processo di crescita del protagonista. Importanti anche i tre attori che danno vita al personaggio ben strutturato di Kevin, migliore amico del protagonista e suo “aiutante” nella difficile crescita. Mahershala Ali infine, nelle vesti di uno spacciatore protettivo nei confronti di Chiron è ben caratterizzato e reso sul grande schermo. Egli diverrà agli occhi dello spettatore motivo di tranquillità e calore familiare, elementi così rari e difficili da trovare nei restanti personaggi.

Tanti i temi proposti da Moonlight, dal razzismo all’omosessualità, dalla crescita all’affermazione di sé, temi che trovano tutti uno spazio ben definito e amalgamato nella narrazione. Un vero e proprio film di formazione che spinge alla più completa autorealizzazione di sé, cosa che come si vedrà non è così scontata come sembra. Jenkins questo ce lo racconta con grande generosità in un opera tanto delicata e dolce quanto brutale.

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