Aprilia, su La Ciocca il vincolo del patrimonio naturale: il no alla discarica di Carmen Porcelli

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«La cartografia presentata dalla società Paguro Srl per illustrare il progetto della discarica controllata di rifiuti non pericolosi non terrebbe conto di alcune icone presenti nella legenda: sull’intera area in esame, ovvero la località La Ciocca a La Gogna, insiste il vincolo Beni del Patrimonio Naturale SIR_001, come è possibile dimostrare prendendo visione nelle tavole pubblicate sul sito ufficiale della Regione Lazio, e non filari di alberature come sostiene il tecnico che ha redatto la relazione allegata al progetto della società proponente l’impianto. Ho provveduto ad inviare a tutti i settori del Ministero dell’Ambiente (tutela acque, suolo, beni culturali ed ambientali) nonché agli uffici competenti della Regione Lazio per la qualità dell’ambiente e rilascio delle Via ulteriore documentazione circa le ragioni per dire no alla discarica di La Gogna. Mi auguro adesso che il Comune voglia farle proprie ed inviarle ufficialmente agli enti preposti in vista della imminente conferenza dei servizi che si svolgerà il 3 novembre p.v». Con queste parole il consigliere di Primavera Apriliana Carmen Porcelli rende note altre ragioni per le quali sarebbe necessario opporsi al progetto della Paguro, contro il quale il consigliere d’opposizione ha già presentato proprie osservazioni oltre a quelle portate sul tavolo regionale dall’amministrazione. «Ragione suffragata e sostenuta da dati reali che ho potuto espungere dalle tante norme di salvaguardia dell’ambiente e del territorio grazie al supporto di un gruppo di validi tecnici, i quali in questi mesi hanno portato alla luce alcune defaillances del progetto e trovato nuove argomentazioni per esprimere con competenza ed incisività il no a quell’impianto che finirebbe per pregiudicare ancora di più la nostra saluta e la salubrità della nostra città» Fondamentale per sostenere la tesi della Porcelli, il contenuto della Rete Natura 2000,cioè il principale strumento della Politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità, la quale è costituita da una serie di Zone a Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC). Entrambi questi siti sono caratterizzati dalla presenza di specie animali, vegetali e habitat tutelati secondo le Direttive Europee Comunitarie 2009/147/CE e 92/43/CEE “Habitat”. L’Italia ha recepito la Direttiva Habitat con il DPR 357/1997, modificato con il DPR 1207/2003. Stati e Regioni stabiliscono per i SIC e le ZPS misure di conservazione sotto forma di piani di gestione specifici o integrati con regolamenti, misure amministrative e contrattuali. Piani e progetti previsti all’interno di SIC e ZPS e suscettibili di avere un’incidenza significativa sui Siti della Rete Natura 2000 devono essere sottoposti alla procedura di valutazione di incidenza. «Il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito o proposto sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti e tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso, è la valutazione d’incidenza, procedura introdotta dall’articolo 6, comma 3, della direttiva “Habitat” con lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati, ma in grado di condizionarne l’equilibrio ambientale. La valutazione di incidenza, se correttamente realizzata ed interpretata, costituisce lo strumento per garantire, dal punto di vista procedurale e sostanziale, il raggiungimento di un rapporto equilibrato tra la conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie e l’uso sostenibile del territorio. E’ bene sottolineare che la valutazione d’incidenza si applica sia agli interventi che ricadono all’interno delle aree Natura 2000, o in siti proposti per diventare tali, sia a quelli che pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito. In attuazione del Progetto BioItaly realizzato dalla Regione Lazio in collaborazione del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione Europea nell’ambito del Progetto “Life Programma Habitat Italia”, sono stati individuati a livello Regionale 199 siti con caratteristiche di habitat conforme alla Direttiva Habitat. I Siti sono suddivisi in Siti di Importanza Nazionale (SIN) a completamento dei SIC (Sito di interesse Comunitario) e in SIti di Interesse Regionale (SIR) individuati su studi specifici su base Regionale. Sia i SIN che i SIR rientrano a tutt’oggi sprovvisti di provvedimenti di adozione formale da parte delle istituzioni responsabili e consegue tementi per essi non vige alcuna forma di protezione ma sono stati già definiti i perimetri ed i provvedimenti sono in itinere. Pertanto è come un buon padre di famiglia andasse a demolire una casa nuova prima di andarci ad abitare, allo stesso modo è ragionevole che non si vada a sporcare il territorio con una discarica quando presto sarà vietato costruirla. Ecco un ulteriore argomentazione a sostegno del principio di precauzione».«Fin qui la norma. Va da sé che per difendere la nostra salute e il nostro territorio non dobbiamo tralasciare nulla e pertanto limitarsi ad una manifestazione d’intenti, dico no, ma studiare e ad approfondire anche per acquisire maggiore consapevolezza di quale patrimonio rischiamo di distruggere e non tramandare ai nostri figli. Le storture urbanistiche che hanno massacrato la nostra campagna hanno cancellato anche secoli di storia che in questo territorio ha lasciato profonde testimonianze, di cui noi ignoriamo il valore. Oggi abbiamo una visione delle nostre campagne negativa, perché saccheggiate e abbruttite dalla cementificazione selvaggia provocata da una assenza totale delle istituzioni, voluta e non, che ha lasciato il via libera alla speculazione. La nostra è la visione di un territorio compromesso, predabile e noi stessi siamo i primi a non concedere alcuna chance al riscatto della nostra città, a non voler vedere un tipo di sviluppo diverso da quello che propone un imprenditore che pensa solo al suo business. Perché non abbiamo alternative? Allora a cosa serve la politica? Credo invece, oggi ancora più fermamente, che senza la conoscenza, senza approfondire la storia del nostro territorio e assumendo decisioni che ad oggi si sono dimostrate scellerate, continueremo a commettere errori ed oggi, ancora di più, rischiamo di commettere leggerezze che avranno conseguenze nefaste per tutti. Pertanto il mio invito è di non abbassare la guardia e di non dare mai nulla per scontato, come alcuni vorrebbero farci credere e lasciando ai cittadini il diritto di difendere la propria salute e quella dell’ambiente in cui vivranno i loro figli, anche ricorrendo ad una eventuale mobilitazione che, se priva di verità e consapevolezza sarà l’ennesima guerra contro i mulini a vento di cui sappiamo bene gli epiloghi».

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