Latina, scontro su biomasse e biogas: l’Isde dà lezione alla Recall

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Pasquale Milo

E’ del 10 febbraio scorso la notizia sulla querelle innescata dalla società Recall, che vuole realizzare a Latina Scalo un impianto di trattamento dell’organico della raccolta differenziata e produzione di biometano, sul convegno organizzato sabato scorso dall’Isde (Associazione medici per l’ambiente) dal titolo “Inquinamento ambientale: centrali a biogas e biomasse”. L’amministratore delegato della Recall, l’ingegnere Paolo Rinaldi, aveva tuonato contro l’iniziativa bollandola come mistificatrice, poiché nel corso del convegno si erano forniti i dati sui tumori in provincia pontina ingenerando – secondo il rappresentante di Recall – un rapporto di causa ed effetto. Da qui la diffida al presidente dell’Ordine dei Medici di Latina Giovanni Maria Righetti a prendere una posizione ufficiale sull’argomento. Riceviamo, a tal proposito, e volentieri pubblichiamo una risposta a Recall da parte del dottor Pasquale Milo, presidente dell’Isde di Latina. Di seguito la nota del dottor Milo indirizzata all’ingegnere Rinaldi.

Alla cortese attenzione
dell’Amministratore Delegatodella RECALL Latina
Ing. Paolo Rinaldi

Egr. Ing. RINALDI

scusi se mi intrometto riguardo al suo esposto, in merito al Convegno del 4 febbraio, che ho ricevuto anch’io dall’Isde nazionale.

Sono il Dott. Pasquale Milo Presidente dell’ISDE di Latina. Non sono stato da lei nominato, ma mi sento chiamato in causa e mi permetto di risponderle in quanto organizzatore, insieme ai miei colleghi del Consiglio Direttivo, del Convegno “ Inquinamento Ambientale. Centrali a biogas e a biomasse”. Lo stato dell’arte nel territorio della provincia di Latina. E’ giusto che lei ha il diritto di contestare il nostro Convegno come è giusto che io non sia d’accordo con quanto lei dice.

Questo convegno è stato ideato nel marzo 2016 su una problematica ambientale, che tutta l’Isde Italia ha negli anni sottolineato riguardo la possibile pericolosità per l’ambiente delle Centrali a biogas e a biomasse.

In particolare la Provincia di Latina ha già pagato a caro prezzo in danni ambientali, essendo una zona delimitata per tanti anni da ben due centrali nucleari. Ha pagato e continua a pagare in danni ambientali, per la presenza di una grossa discarica di rifiuti a Borgo Montello. Ha pagato sulle conseguenze dell’inquinamento da arsenico (elemento cancerogeno) nelle acque potabili della parte alta della nostra provincia. Sta pagando per l’inquinamento da cloruro di vinile nella falda idrica sotto la ex centrale nucleare di Borgo Sabotino, sta pagando per gli insediamenti industriali dismessi e non bonificati. Per cui non è proprio il caso di continuare costruendo centrali a biogas ed impianti a biomasse, che determinano uno sfruttamento intensivo dei terreni agricoli per la coltivazione di materiale, che deve essere poi bruciato e non destinato al consumo umano o animale, immettono in atmosfera particelle di monossido di carbonio, di biossido di azoto, di polveri sottili, di formaldeide, di anidride solforosa(centrali a biogas)  di anidride carbonica, di idrogeno, di idrocarburi policiclici aromatici, di diossine(impianti a biomasse) e ancora  di cadmio, rame, piombo, mercurio nelle ceneri volatili derivanti dalla combustione di legname (dati ricavati da indagini e da nostri studi sul funzionamento di queste centrali in tutta Italia).

Le verifiche effettuate dal Gestore Servizi Energetici hanno evidenziato che in Italia il 64% degli impianti a biogas e a biomasse risulta irregolare (Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli illeciti inerenti i rifiuti del dicembre 2015).

E’ chiaro che noi dell’ISDE di Latina, per il principio di precauzione (Carta di Padova del 2008), a lei ben noto, abbiamo voluto non dare un allarme sociale e non fare una operazione mistificatoria, ma, solo ed unicamente, salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute dei cittadini (art.5 del Codice di Deontologia Medica), dando allarme sì, ma alle Istituzioni (Comuni, Provincia e Regione) che debbono, anche dietro nostro stimolo, controllare attentamente gli impianti esistenti e fare in modo che non ne costruiscano altri.

Le soluzioni alternative vanno ricercate in una rigorosa e corretta gestione dei rifiuti che, se realizzata attraverso la raccolta  differenziata  “porta a porta” e con una reale politica del riuso, del riciclo e della riduzione dei rifiuti, non ha alcun bisogno della realizzazione di impianti di biodigestione; in particolare, per smaltire le biomasse agricole, i rifiuti dei frantoi e quant’altro di vegetali di scarto, si deve promuovere il compostaggio aerobico domiciliare, di quartiere e industriale, specie in territori prettamente agricoli. Il compostaggio aerobico demolisce la sostanza organica quali residui di potatura, scarti di cucina, rifiuti del giardinaggio, in modo naturale e non produce gas combustibili. Tale sostanza organica produce un fertilizzante ottimo per l’impiego in agricoltura e florovivaismo nella forma di compost di qualità, al contrario l’anaerobico, agisce a caldo con produzione di metano, altri gas  e di percolato liquido inquinante.

In definitiva per la produzione di energia pulita basta incrementare le fonti veramente rinnovabili (solare, eolico, moto marino ecc.). Le alternative al trattamento dell’umido, stallatico ed organico sono i biotunnel (per le esigenze delle grandi città o dei grandi allevamenti) oppure le compostiere di quartiere (due compostiere aerobiche Neter ogni 15.000 abitanti circa) e le semplici compostiere da giardino ad uso domestico.

Io non mi sento affatto strumentalizzato perché conosco da anni la serietà e la dedizione di tutti i relatori che ho invitato a partecipare al convegno, professionisti che operano, non per un guadagno economico, ma per una causa nobile che è quella di tentare di prevenire malattie nei cittadini, che a volte inermi devono subire vere mistificazioni da coloro che sfruttano la natura per poterne ricavare ingenti guadagni economici.

Il Dott. Fabio Pannozzo, ci ha mostrato i dati epidemiologici sulle malattie oncologiche negli ultimi venti anni  nel nostro territorio, non direttamente dipendenti dalle centrali, ma solo per sottolineare come la nostra provincia di Latina, sede per tanti anni di due centrali nucleari, della presenza nelle acque potabili di un elemento cancerogeno come l’arsenico, sede di grosse discariche di rifiuti inquinanti, sede di industrie dismesse e mai risanate, non ha bisogno di costruire centrali la cui irregolarità  è riconosciuta in Italia nel 64% dei casi.

Noi come Isde desideriamo solo che non ne vengano costruite altre nella nostra provincia. E mi creda per me è assolutamente sconcertante che ci sia qualcuno che pensa di costruirne altre ancora, oltre quelle già esistenti.

Come Presidente Isde di Latina mi sento di difendere tutti i relatori del nostro Convegno perchè il nostro Consiglio Direttivo li ha scelti come affermati professionisti, ognuno nel suo campo, impegnati da anni su problematiche di cui sono molto preparati.

In definitiva lei, se vuole, costruisca pure le sue centrali, se lo Stato glielo permette dandole incentivi, io da cattolico e da medico, che tiene alla salute delle persone, pregherò perché lei possa avere sempre la coscienza a posto di fronte a Dio.

Per quanto riguarda la FORSU, che purtroppo conosciamo bene non sono d’accordo con quanto lei dice, comunque per non prolungarmi può documentarsi su quella che è la POSITION PAPER-FORSU della Isde nazionale.

E poi, mi scusi, lei ha scelto di non indirizzarla a me, ma non vedo cosa c’entrino l’Ordine dei Medici di Latina, che ci ha dato il patrocinio e la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

L’unico suo referente in questa organizzazione sono io in quanto Presidente della ISDE di Latina, unico organizzatore dell’evento e secondariamente l’ISDE Nazionale che ha una storia venticinquennale nel campo della salvaguardia ambientale e a cui noi di Latina prendiamo inspirazione.

La ringrazio per l’attenzione.

 

Cordiali saluti

Dott. Pasquale MILO

Presidente ISDE Latina

 

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