Power Rangers, il film sui celebri supereroi televisivi tra trash e nostalgia

Arrivano sul grande schermo le avventure dei Power Rangers, con i cinque iconici personaggi ideati da Haim Saban a riformulare l’immaginario collettivo. Cercando un’anima più adulta rispetto all’omonima serie televisiva degli anni novanta, il film si rivela estremamente simile agli altri film del genere usciti in questi anni, trovando la sua voce quasi esclusivamente in quelle punte di voluto trash che ha da sempre caratterizzato i personaggi e le loro vicende.

Nell’immaginaria cittadina di Angel Grove, cinque adolescenti ribelli con problemi di integrazione, vengono scelti dal Destino per vestire i panni della nuova generazione di Power Rangers, guerrieri mascherati chiamati a proteggere la terra dalle forze del male. Il male, questa volta, si presenta sotto le avvenenti sembianze della potente strega intergalattica Rita Repulsa che, sconfitta dalla vecchia squadra di eroi, è in cerca di vendetta.

Andando a narrare la genesi dei personaggi, il film attua una loro modernizzazione, portando in scena cinque ragazzi comuni, differenti per etnia ed orientamento sessuale, in cerca di sé stessi attraverso i problemi di tutti i giorni. Prima di scadere nel trash più totale, per tre quarti la pellicola tenta dunque di portarsi avanti con toni seriosi, ma la sceneggiatura di John Gatins, con situazioni poco originali, numerosi cliché che potevano essere evitati, personaggi e situazioni poco approfondite e dialoghi poco brillanti, raramente consente al film di essere preso sul serio. Tuttavia forse questo allo stesso tempo è il punto di forza del film, che in grado proprio di non prendersi sul serio, ricerca come unico scopo quello di intrattenere, divertire e far tornare gli spettatori agli anni di gioventù in cui si sedevano davanti alla televisione per seguire le avventure dei cinque colorati Rangers. In questo allora il film riesce nel suo intento, confezionato con pregio per risultare attraente ed esplosivo, con la regia di Dean Israelite asciutta e dinamica al punto giusto, la colonna sonora di Brian Tyler, che ormai esperto del genere action, propone delle sonorità elettroniche calzanti e incisive, e gli effetti speciali che, pur se in svariati momenti risultano di scarso impatto visivo, riescono a ricreare quell’atmosfera kitsch che tanto rese celebre la serie televisiva.

Non brillano di certo gli attori, ai cui personaggi si spera verrà fornito un maggiore approfondimento negli eventuali sequel. Nella loro diversità caratteriale e nella loro, pur stereotipata, adolescenzialità, riescono comunque a generare un minimo di possibilità di immedesimazione del pubblico, ottenendo così di essere seguiti e in parte apprezzati. Degni di nota anche Bryan Cranston, che mette la sua faccia per l’interpretazione del mentore Zordon ed Elizabeth Banks nei panni della nemesi Rita Repulsa.

Il nuovo film sui Power Rangers è infine un compendio del cinema per ragazzi, nel quale si possono ritrovare tutti i suoi temi topici e le potenzialità espressive. Dalla riflessione sui superpoteri, sul meritarli, e dal concetto di squadra intesa nell’accezione profonda di fiducia e sacrificio, scaturirà dunque quella su chi si vuole diventare e sul posto nel mondo che si va ricercando per sé.  Al film si perdonano dunque alcuni scivoloni, purché questo riesca a risvegliare l’affetto e la nostalgia dello spettatore nei confronti dei Rangers. Cosa che, ribadendo la natura poco seria del film, riesce ed intrattiene a dovere.

Power Rangers, diretto da Dean Israelite con Dacre Montgomery, Naomi Scott, RJ Cyler, Becky G, Ludi Lin, Brian Cranston ed Elizabeth Banks, è in sala dal 6 aprile nei cinema di Latina (Supercinema), Aprilia (Multiplex Village Cinemas), Formia (Del Mare Multisala) e Terracina (Rio Multisala).

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