Brutti, sporchi e cattivi

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A guardarlo oggi, a una manciata di settimane dal voto, il quadro politico del comune di Latina mette i brividi. Tolti i due, tre nomi certi di essere in corsa per la sedia che è stata di Di Giorgi prima e sulla quale ora siede il commissario Barbato – scommettiamo non senza maledire ogni giorno che scende in terra – non v’è mezza certezza da offrire all’elettorato. Elettorato che, ironia della sorte, una sola cosa chiede, da parte sua: certezze, appunto.

A guardarlo oggi, insomma, e in più da lontano – perché solo così, forse, lo si capisce un po’ meglio – lo scenario della corsa per le comunali del capoluogo sembra la baracca dove vivevano stipati in un pugno di metri quadri Nino Manfredi, alias Giacinto Mazzatella, e la sua variopinta, folle e copiosa famiglia, in quel capolavoro che è stato – ed è – Brutti, sporchi e cattivi, dell’indimenticabile maestro Ettore Scola.

Perché quello della mancanza di certezze, poi, alla fine, è forse il minore dei problemi a cui l’elettorato di Latina pare stia lentamente cominciando a fare il callo, suo malgrado. Fosse solo non sapere ancora per chi diamine votare (per ogni schieramento, intendiamo), sarebbe in effetti già qualcosa. Qui il rischio invece è un altro. E’ che pur sapendo i nomi che alla fine la spunteranno, le ragioni per voltare le spalle davanti allo spettro dell’ennesima Armata Brancaleone chiamata a governare il capoluogo (così accontentiamo pure un’ipotetica ala monicelliana), e quindi disertare le urne, alla fine potrebbero prevalere. Perché a furia di fare contento l’amico e turarsi il naso, finisce che poi all’olezzo ci fai l’abitudine. E alla lunga neanche lo riconosci più.

Proprio come nell’illuminante film di Scola, infatti, l’aspetto più grottesco di questo inizio in sordina di campagna elettorale risiede nel fatto che buona parte degli “spendibili”, con rispetto parlando, pare colpevolmente distratto da bagattelle di partito, attardato dietro a meschini, pericolosi personalismi, a piccole, ridicole meschinità camuffate da “equilibri interni al partito”. Tutta roba che, con una città in queste condizioni, dovrebbe occupare percentuali da zero virgola del proprio tempo e delle proprie energie. E invece pare essere l’unica fonte di dispendio energetico.

Insomma, dal centrodestra al piddì, passando per i pentastellati (non avendo strumenti per valutare con così largo anticipo i potenziali exploit dei civismi più o meno organizzati che sbocciano di ora in ora a Latina, volutamente prendiamo in considerazione solo le tre principali forze politiche del Paese) tutti sembrano ancora troppo affannati a farla in barba al proprio compagno di partito, a strappargli chissà quale briciola di potere dalla bocca, invece che pensare a quello che serve. In altre parole: a dare certezze.

Rappresentando così la stessa deprimente piccineria generalizzata e le medesime miserie materiali e morali di Giacinto Mazzatella e della sua variopinta, folle e grottesca famiglia.

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