Circeo, l’addio commosso a Giuseppe Colambrosi

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Da sinistra Ajmone Finestra, Gianfranco Fini e Giuseppe Colambrosi in una convention del 1996

Il cielo è plumbeo, il freddo è di quello che s’infila nelle ossa e non ti dà tregua, la circostanza è triste, dolorosa. Quando il feretro arriva gli uomini si tolgono il cappello: chapeau. Un segno di rispetto sì, ma nel gesto simbolico c’è la sostanza di quel “tanto di cappello” che esprime ammirazione. Oggi la comunità di San Felice Circeo si è fermata per l’ultimo saluto a Giuseppe Colambrosi, Pino, Nfonfo. Sul sagrato della chiesa Santa Maria degli Angeli, per la quale Pino ha tanto contribuito nelle fasi di realizzazione e completamento, c’è una folla immensa, grande quanto le sue vedute, spiccate, senza freno dell’ipocrisia. Un uomo concreto, arguto quanto penetrante, che ha saputo con i suoi sfottò conquistare la simpatia di tutti, anche dei suoi antagonisti, nemici di pensiero.

Don Carlo Rinaldi, parroco di San Felice, nella sua omelia lo ha ricordato come custode della tolleranza, della generosità, perché infondo Pino era anche quello che prima ti mandava a quel paese e poi ti stringeva la mano nel rispetto della libertà di pensiero ma senza piegarsi. Non è stato facile, per lui, immergersi nella politica dei compromessi. Anzi. Nfonfo, a suo discapito personale, ha mantenuto dritte le spalle senza lasciarsi incantare dalle sirene. All’indomani della svolta di Fiuggi, pur conservando la dottrina del vecchio scudo crociato della Prima Repubblica durante la quale aveva incontrato e stretto amicizie con personaggi di spicco, primo fra tutti Giulio Andreotti, aveva abbracciato e sostenuto il rinnovamento della destra. Con i colori di Alleanza nazionale si era candidato nel 1996 alla carica di consigliere comunale di San Felice Circeo, risultando il primo degli eletti. Un successo che gli valse anche la carica di vice sindaco prima della rottura con Forza Italia che ne aveva ostacolato il suo progetto per un porto più pubblico che privato. Poi la rivalsa con le provinciali. Eletto nella seconda consiliatura di Paride Martella a via Costa, divenne anche capogruppo di An. Ma la politica non era per lui, così pragmatico e senza peli sulla lingua.

Imprenditore di successo nella falegnameria sulla Pontina, ha fatto dell’arredamento e degli interni di nicchia la sua forza, affermandosi a livello internazionale. Lui, figlio di falegname sì, ma senza prendere mai una pialla in mano, aveva fatto dell’artigianato del legno la sua impresa. Grazie al masto Gaspare aveva saputo interpretare i design più raffinati che dalle pagine delle riviste specializzate erano finiti negli ambienti prestigiosi del jet set. Ricordiamo i lavori al Senato della Repubblica, il restauro delle suite dell’Excelsior di Roma e gli arredi nella residenza statunitense di Aurelio De Laurentis. Pino la pensava in grande, ma alla vecchia maniera. Anche in azienda.

Per anni ha affrontato la vita a morsi, sin dal primo mattino. Perché Pino era il primo che all’alba lo si poteva incontrare a La Cona, prima ancora che i giornali arrivassero in edicola. Era il primo anche alla messa delle 7 della domenica mattina nella chiesa di San Felice Martire, ha osservato don Carlo. E quel male dentro di lui lo ha devastato, a poco a poco, fino a ieri mattina quando la sua dipartita lo ha separato dalla moglie Marilena e dai fili Andrea e Melissa. Una famiglia sempre presente nella sua vita e nei suoi discorsi con gli amici: una moglie speciale e due figli, gemelli, e diversi in tutto e per tutto. Sembra ancora di sentirlo parlare di loro, o commosso per essere diventato nonno, o straziato di un dolore sordo per sua sorella Rosa Rita, volata in cielo qualche anno addietro.

Giuseppe Colambrosi si è spento ieri, 5 dicembre 2016, all’Ifo “Regina Elena-San Gallicano” di Roma, all’età di 68 anni. Oggi i funerali a San Felice Circeo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.

 

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