Sondaggio People on war: a Latina i dati raccolti dalla Croce Rossa

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Sabato 17 dicembre, in piazza del Popolo a Latina, dalle 9 alle 19, i volontari del comitato locale della Croce Rossa illustreranno, attraverso un percorso, quelle che sono le realtà che il personale umanitario e sanitario è costretto ad affrontare nei territori che vivono un conflitto armato, presentando il sondaggio People on war.

La manifestazione in tre città italiane

Il capoluogo pontino, infatti, è una delle tre città italiane in cui la Croce Rossa presenterà a livello nazionale il sondaggio globale People on war, pubblicato nei giorni scorsi dal Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) di Ginevra, sulla percezione che i cittadini hanno dei conflitti armati e del coinvolgimento delle popolazioni civili e dei soccorritori nel teatro di scontro. Le altre due città sono Gorizia e Taranto.

Dai numeri ai segni dei bombardamenti

Partendo da alcuni dati del sondaggio, passando per la tenda sanitaria (metà intatta e metà colpita da un bombardamento) per poi percorrere alcune tappe dei più recenti attacchi agli aiuti umanitari, si arriverà alla conclusione in cui il visitatore conoscerà “da vicino” due aspetti fondamentali: lo scenario degli ostacoli che gli aiuti umanitari trovano per raggiungere gli obiettivi, gli effetti collaterali di un bombardamento indiscriminato su una città.

Lo studio

“People on war”: uno studio globale rivela un forte sostegno per le Convenzioni di Ginevra, ma una crescente indifferenza per la tortura.

La guerra deve avere dei limiti. E’ questo il primo risultato che si legge nel nuovo sondaggio globale pubblicato dal Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR). Lo studio rivela anche opinioni preoccupanti sulla tortura e sulle vittime civili.

Il sondaggio ha avuto luogo tra giugno e settembre, in sedici paesi e sono state ascoltate oltre 17mila persone. Dieci di questi paesi stavano vivendo in questi giorni conflitti armati, come Iraq, Afghanistan e Sud Sudan. I paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (P5 – Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) sono stati anche parte di quella che è la più grande indagine di questo tipo mai effettuata dal Comitato Internazionale di Croce Rossa.

“Quest’anno abbiamo partecipato al sondaggio con alcune domande mirate per il pubblico italiano. Il trend delle risposte è molto simile a quello dei paesi P5, però con alcuni dati più preoccupanti. Solo il 46,4% sa che le Convenzioni di Ginevra fissano i limiti della guerra, mentre il 21,3% risponde con non so. Questo significa che più della metà del campione intervistato pensa che le Convenzioni di Ginevra non fanno una reale differenza sul terreno. Il sondaggio italiano mostra anche come il pubblico sappia che il non rispetto delle leggi di guerra porta la gente a scappare dal proprio paese. Ma alla richiesta di maggiore assistenza a chi scappa dalla guerra, solo il 41,8% risponde positivamente, mentre il 25,5% è contrario e i “non so” sono tanti. Questo sondaggio è molto importante perché, oltre a fotografare la situazione italiana, ci motiva, se possibile ancora di più, nella diffusione del diritto internazionale umanitario a ogni livello e nella sensibilizzazione delle nostre comunità sulle ragioni della migrazione e sulle storie delle persone che sbarcano sulle nostre coste”, ha dichiarato il vicepresidente di Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro.

“Presentare questo sondaggio in occasione della giornata mondiale del volontariato è un segnale che vogliamo dare a livello globale. Ogni giorno milioni di volontari prestano la loro opera di soccorso e in tante occasioni rischiano la loro vita per aiutare i più vulnerabili. Con questo report dobbiamo far capire al pubblico e ai Governi che il mancato rispetto delle leggi di guerra non colpisce solo gli stati che vivono i conflitti armati, ma tutta la Comunità internazionale. In questa giornata, il nostro pensiero va a tutti quei volontari che sono stati uccisi mentre sostenevano i più bisognosi. Lo ribadiamo a chiare lettere: i civili e gli operatori umanitari devono essere rispettati e non possono diventare un obiettivo militare”, ha spiegato il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

Otto su dieci persone intervistate, pensa che i combattenti dovrebbero evitare il più possibile i civili, quando si attacca il nemico. Lo stesso numero pensa che attaccare ospedali, ambulanze e operatori sanitari, al fine di indebolire un nemico, sia sbagliato.

Tuttavia, un sorprendente 36% degli intervistati ritiene che i combattenti nemici catturati possano essere torturati per ottenere importanti informazioni militari. Solo un po’ meno della metà delle persone (48%) intervistate quest’anno, crede che questo comportamento sia sbagliato, rispetto al 66% del sondaggio del 1999. Il 16% ha risposto di non sapere.

“In questi tempi difficili, è incoraggiante vedere che la stragrande maggioranza delle persone crede che le leggi di guerra siano importanti. Questo riconoscimento dei valori umani fondamentali spicca di fronte delle violazioni spaventose che vediamo quotidianamente nel nostro lavoro”, ha detto il presidente del CICR, Peter Maurer.

“I risultati mostrano anche che tutti abbiamo bisogno di ristabilire una linea che non si può oltrepassare: la tortura in qualsiasi forma è vietata. Noi demonizziamo i nostri nemici a nostro rischio e pericolo. Anche in guerra, tutti meritano di essere trattati con umanità. Utilizzando la tortura si innesca solo una corsa al ribasso che ha un impatto devastante sulle vittime, e abbrutisce intere società per generazioni”.

L’indagine dimostra che chi vive in una zona di guerra o in paese limitrofo ha maggiori probabilità di rispondere umanamente alle domande sulle leggi di guerra. Nei paesi P5, sembra che le persone siano più rassegnate all’idea che le vittime civili e la sofferenza siano una parte inevitabile della guerra:

  • il 78% delle persone che vivono nei paesi colpiti dalla guerra, ha detto che è sbagliato attaccare combattenti nemici in aree popolate, sapendo che molti civili sarebbero stati uccisi. Nei paesi P5, solo il 50% delle persone ha detto che è sbagliato.
  • il 26% delle persone nei paesi P5 pensa che privare la popolazione civile di elementi essenziali come cibo, acqua e medicine per indebolire il nemico è solo “parte della guerra”, rispetto al 14% nei paesi colpiti dalla guerra.

“Di fronte alle costanti immagini raccapriccianti che arrivano dalle prime linee di tutto il mondo, non dobbiamo perdere la nostra empatia e diventare insensibili alla sofferenza umana”, ha detto Maurer. “Ma il messaggio schiacciante che proviene da questa indagine è che le persone credono fermamente nell’importanza del diritto internazionale umanitario, comprese le Convenzioni di Ginevra, e della protezione dei civili durante i periodi di conflitto”.

Le quattro Convenzioni di Ginevra e  i loro Protocolli aggiuntivi cercano di limitare gli effetti della guerra su coloro che non partecipano alle ostilità, come civili o combattenti feriti e catturati.

“L’efficacia e l’importanza delle leggi di guerra vengono messe in discussione, forse più che in qualsiasi altro momento della storia recente”, ha aggiunto Maurer. “Eppure, è chiaro che la gente non crede in un campo di battaglia dove non ci siano regole. L’indagine mostra che c’è uno scollamento tra il pubblico, che crede che colpire civili, ospedali e operatori umanitari sia inaccettabile, e le politiche e le azioni di Stati e gruppi armati che commettono questi atti”.

I risultati completi del sondaggio “People on War” sono disponibili all’indirizzo: www.icrc.org/peopleonwar

I risultati italiani del sondaggio, realizzato da Doxa, sono disponibili su https://goo.gl/rJyTS7.

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