Intervista col creativo! Oggi si chiacchiera con lo Spirito! Oggi conosciamo Elle

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Quella di oggi è l’intervista n. 50 ! Ci credereste? Io sono davvero emozionata : non mi aspettavo un tale percorso. Ogni volta che pubblico un’intervista , sento di farmi un regalo e di farne uno prezioso a tutti voi che mi leggete .

E allora, mettetevi comodi , vi presento Elle, lo spirito!

D. Quando si arriva sul tuo blog si ha la sensazione di entrare in un mondo di fantasia: quasi come quando si legge un libro di avventure e sembra di cominciare a farne parte , di vivere tra le sue pagine. Hai un dono , secondo me. Hai mai pensato di scrivere un libro? Se si , di cosa parlerebbe?

In realtà, a parte qualche lettera alle amichette o cuginette, e a qualche tentativo fallito di tenere un diario, un libro è stato proprio la prima cosa che ho scritto in vita mia. 

Un episodio isolato sia nella forma che nelle intenzioni: non ho più scritto romanzi da allora (avevo quindici anni) né mi ricordo cosa cavolo volessi dire con quel libro. So solo perché non l’ho mai buttato. Ogni volta che lo ritrovavo (durante le pulizie di primavera, che io però faccio sempre a settembre), convinta di averlo già buttato e decisa a liberarmene finalmente, ma non volendo buttare una cosa che non sapevo più cosa fosse, lo rileggevo: buttare sì, ma consapevolmente. Dopo l’imbarazzo iniziale, cominciavo a ridere, perché la protagonista, che racconta la sua storia in prima persona, è una cazzona paranoica che non potevo proprio buttare via. Era come ritrovare le foto di quand’ero piccola e avevo i baffi. Alla fine provavo tenerezza per quel mio tentativo di scrittura così innocente, ma con una motivazione così forte alla base (qualunque essa fosse).

Ma sì, un’idea ce l’ho, di quello che all’epoca avrei voluto dire, il problema è che nel libro non c’è. Ho scritto quel romanzetto in maniera così confusa, sono uscita subito fuori tema, non ci sono personaggi a cui affezionarsi, solo ‘sta ragazzetta che narra le sue peripezie e accenna a un sacco di cose senza però avere il coraggio di raccontarcela tutta. 

Quello che sto facendo ora che ho ripreso in mano il romanzo è raccontare la sua vera storia, ma me la sto prendendo con calma, mi sono data cinque anni da calcolarsi a partire da lunedì, ma sono a buon punto, in questi due anni ho scritto già il primo capitolo.

Il libro parla di una ragazzina di quindici anni che pensa che tutti la odino, magari non tutto il mondo, ma la famiglia, gli amici, i parenti e i conoscenti, sì. Loro cercano di camuffare ma lei li smaschererà, deve solo riuscire a dimostrarlo. È piena di buoni propositi di cambiamento, vuole essere migliore, ma al momento non può per cause di forza maggiore: deve difendersi dalle accuse di essere sempre la solita che le lanciano in particolare i suoi genitori. 

È un libro che parla della famiglia, delle aspettative della famiglia, dell’amicizia e dei rapporti in generale fra le persone (mio argomento preferito da sempre). Il problema della nostra protagonista, quello concreto intendo, non le sue paranoie, è che a casa loro si trasferisce un’intera famiglia di estranei; sono “amici di famiglia”, dicono i suoi genitori, ma a lei i conti non tornano: si tratta infatti della famiglia della tanto odiata migliore amica della sua tanto odiata sorella minore, e se fossero stati “amici di famiglia” in tanti anni ci sarebbero stati inviti a pranzo e regali per i compleanni, invece no. 

Da questo parte la storia del mio romanzo, e ora sono impegnata innanzitutto a ricostruire la storia dei personaggi, che prima avevano nome e cognome, sì, ma erano solo comparse, mentre a me i libri di comparse non piacciono.

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D. Restiamo in tema: tra le tue tante passioni c’è la lettura . Quanto è importante leggere nella nostra vita?

La lettura è la mia primissima passione, forse il motivo per cui ho sempre pensato che per dire qualcosa si può benissimo scrivere.

Leggo tantissimo e nei periodi in cui rallento mi sento sempre infastidita, faccio di tutto per ritrovare il tempo di leggere e godermi un libro, perdermici dentro. Mi viene quasi rabbia contro cose o persone che mi allontanano dalla mia lettura. 

Non posso non pensare che sia importantissimo, altrimenti ne deriverebbe che ho sbagliato tutto nella vita. 

Qualche hanno fa, per spronarmi a leggere di più in un periodo fiacco di letture, avevo iniziato a scrivere i titoli dei libri che leggevo, in una lista, e siccome ha funzionato ne ho parlato anche nel blog, trasformando la lista nell’iniziativa “Leggiamo di più”, un’iniziativa anomala, perché segreta, privata: io non so quante persone abbiano aderito, perché per partecipare non serve iscriversi, serve solo leggere di più dello scorso anno. Se parlarne aiuta, allora e solo allora se ne deve parlare, altrimenti meglio leggere in silenzio.intervista02

Dopo tanti anni, e tanti libri letti, seri e impegnati ma anche di quelli che gli intellettuali definisco letteratura di intrattenimento e relegano allo scaffale delle sciocchezze, mi sono resa conto che leggere è importante. Punto. 

Non importa cosa si legge, importa solo che sia scritto bene. 

Ho imparato qualcosa sia dai libri di scuola, dai saggi universitari, dagli articoli di giornale, dai romanzi classici della letteratura mondiale, sia dai romanzi più leggeri, che per me sono solo e soltanto thriller, gialli o polizieschi. 

Leggere è importante non solo per i contenuti (altrimenti esisterebbero solo libri di scuola), ma anche e soprattutto per ciò che i libri rappresentano per il lettore: sono un mondo in cui perdersi, fantasticare, sognare, ma che fa anche riflettere; si può uscire da un libro come da un sogno, e la vita reale continua, o come da un corso di aggiornamento, e la vita reale cambia, perché cambia la nostra prospettiva.

I libri aiutano a fantasticare, cosa utilissima per costruire una mente aperta, aiutano a formarsi come persona, grazie alla miriade di personaggi diversi a cui ispirarsi che ci sono dentro, aiutano a distrarsi e a scacciare lo stress se le storie non sono troppo vicine alla realtà; ma quando le storie che raccontano sono simili alle nostre, permettono di vedere da un altro punto di vista noi stessi e insegnano a immedesimarsi.intervista03

D. Chi è Elle? Chi è lo spirito nella casa nella palude? Ci racconti di lei ?

Essere spirito silenzioso e un po’ assente, perso nel suo mondo, ma anche un po’ magico, è un po’ una mia caratteristica: è una sorta di metafora del mio essere capace di qualsiasi cosa (basta provare e avere un po’ di pazienza), del sapere sempre tutto (leggo i cartelli, oltre che molti libri), ma anche del mio starmene spesso per conto mio, per poi apparire all’occorrenza; mi sono anche paragonata a Mary Poppins, che arriva, mette in riga i bambini con severità ma anche in modo allegro e magico, appunto, e poi finito il suo compito se ne va. 

Si è creata questa aura attorno a me nel corso degli anni, e quando me ne sono resa conto mi sono data il soprannome di “spirito”. La palude è quella del mio compagno, noto nel web come Alligatore: io sono uno Spirito nella casa, lui un Alligatore nella palude, e ora che abitiamo insieme stiamo nella Casa nella Palude: ognuno porta in dote quel che ha. La palude, con la sua atmosfera tetra è un luogo perfetto per la mia grotta, e io non la intendo secondo un’accezione negativa, ma come un rifugio dove vivere indisturbati, perché chi si avventurerebbe in una palude infestata da spiriti e da alligatori?intervista04

Elle è stata per anni anche uno spirito inquieto alla ricerca di qualcosa, ho cambiato varie città, varie case, vari lavori, vari obiettivi, che spesso si rivelavano solo una prova, per saggiare i miei gusti e i miei desideri.

Di certo non ho mai saputo con certezza, da piccola, cosa avrei fatto da grande, anzi più crescevo, più si assottigliava la porzione di futuro che riuscivo a scorgere, ero incapace di desideri che andassero più in là di sei mesi (periodo di tempo puramente indicativo). 

Da un lato questo può dare insicurezza, dall’altro regala un senso di libertà molto piacevole. Sono stata a lungo in bilico o, secondo una metafora meno fragile, in movimento su due binari, incapace di sceglierne uno, anzi impossibilitata perché, come un treno, potevo andare avanti solo utilizzando entrambi. 

Non sto qui ad elencare in quanti aspetti della mia vita sono stata via via divisa così, posso solo dire che ho trovato la mia pace quando ho finalmente capito e ammesso che io non posso scegliere un binario dei due, ma nemmeno posso stare su due soli binari: io sono addirittura ramificata (panico, la prima volta che l’ho pensato!), e la mia mente, quindi il mio modo di pensare, i miei gusti e perciò anche i miei desideri, sono ramificazioni, non semplici binari. Ecco perché alla fine il mio blog è diventato un “diario enciclopedico”: se devo raccontare me stessa, non posso estrapolare dal mucchio un solo interesse, dovrei fingere che gli altri siano secondari, invece per me sono tutti importanti. Tutti loro, assieme, rappresentano Elle.intervista05

D. Più mi perdevo tra le pagine del tuo blog , più scoprivo di avere molto in comune con il tuo modo di pensare. La scrittura per esempio , una vera passione per me , ma anche un’ossessione: perché scrivere e soprattutto raccontarsi non è affatto cosa semplice . Tu cosa ne pensi ?

Io ho sempre desiderato tenere un diario, ma per anni non ci sono mai riuscita, e parlo di quando i blog non esistevano, o comunque io non sapevo nemmeno cosa fosse un computer. 

Un bel giorno mi sono accorta che il blocco da pagina bianca ce l’avevo solo davanti al diario segreto, mentre quando scrivevo le lettere alle amiche chiacchieravo tranquillamente della mia giornata e della mia vita. Perché? Non riuscivo a capire, e per me capire è sempre stato fondamentale, non potevo fingere che non ci fosse un qualcosa di inspiegabile.

Il mio primo blog è nato per comunicare con la famiglia e con le amiche quando mi sono trasferita a Berlino la prima volta, e non sapevo nemmeno dove fosse Berlino: un colpo di testa che si è rivelato anche una fonte inesauribile di storie su di me. 

Era visibile solo alle amiche invitate, perciò sapevo sempre con chi stavo parlando, chi leggeva conosceva il mio senso dell’umorismo, io potevo raccontare la mia vita sdrammatizzandola, come avevo sempre fatto: è stato allora infatti che mi sono resa conto che ero sempre stata una contastorie. 

Non sono mai riuscita ad avere una vita lineare, sempre alla ricerca di qualcos’altro, anche quando pareva che avessi tutto, ma la mia insoddisfazione non trapelava mai dai miei racconti, quando qualcuno chiedeva banalmente “come va?” io partivo con un racconto farcito di colpi di scena e personaggi assurdi (il Pazzo, la Bestia, la Zozzona, Quella Là) e di cui ero l’eroina indiscussa. 

Tutte ridevano e io non dovevo spiegare per quale motivo ancora non mi decidevo a “mettere la testa a posto”. 

Nel primo blog da Berlino facevo più o meno lo stesso, per evitare la tanto odiata frase “ma perché non te ne torni a casa?”. Io volevo restare lì nonostante tutto.intervista06

Dopo anni di blog, e di domande della famiglia, ho capito che raccontarsi è difficile perché gli altri hanno aspettative che non sempre ci corrispondono, e anche quando troviamo il coraggio di staccarci da queste per cercare (e poi seguire) la nostra strada, gli altri cercano di contagiarci con le loro paure, convinti di metterci in guardia per il nostro bene. 

Quando dico “gli altri” non mi riferisco a cani e porci, ma alla famiglia, ed è per questo che avevo chiuso il primo blog per aprirne un altro super segreto che non poteva leggere nessuno, nessun occhio paurone avrebbe disturbato il mio bisogno di capirmi.

E scrivere è per me innanzitutto un modo per mettere nero su bianco me stessa per osservarmi e capirmi. E per accettarmi, perché anche io mi cucivo addosso aspettative e paure basate sul sentito dire e non su ciò che sentivo realmente. 

Quindi ho aperto quel secondo blog anche per un altro motivo: mi ero resa conto che non potevo più fare a meno di scrivere il mio diario, e anche che scriverlo al pc, curarne l’impaginazione, scegliere il colore dello sfondo, rendeva tutto più mio. Il diario stava diventando una casa.intervista07

D. Le pagine del tuo blog sono , infatti ,stanze di una casa e nel cortile interno si può ascoltare la musica in tua compagnia: Quale brano ci faresti ascoltare se venissimo a trovarti? Quanto aiuta la musica nei tuoi momenti creativi ?

Ho sempre ascoltato tantissima musica che, come i profumi, associo a momenti diversi della mia vita.

Non mi ispira quando creo manualmente, questo no, ma ci sono situazioni in cui cerco apposta qualcosa da ascoltare: quando guido, quando faccio pulizie e quando scrivo, la musica mi dà il ritmo e crea la giusta atmosfera, ma può essere indifferentemente di un genere o di un altro fra quelli che preferisco, cioè quasi tutti.

Grazie alla musica ho conosciuto Alli, che ha un blog di musica e cinema (altro mio interesse che non ha ancora una sua stanza nella casa), e grazie a lui ho conosciuto la musica italiana indipendente, quella che non passa nelle radio ma solo nei concerti in piccoli locali sconosciuti, quella di cui si fa conoscenza con il passaparola o perché la band è della propria città o perché in qualche modo si è nell’ambiente. O grazie a internet, come è successo a me. 

Mi piacciono queste band perché non sono chiuse ed esclusive, i musicisti suonano in gruppi diversi (li chiamano “progetti”), suonano ognuno strumenti diversi, anche particolari o anomali, e fanno generi diversi, mescolandoli anche nello stesso album, ma sopratutto sono indipendenti dalle grandi etichette, spesso si auto-producono e nel frattempo fanno gli impiegati o le commesse e vanno in tournée quando hanno le ferie. Mi piacciono le persone che credono in un sogno e lo portano avanti anche se non lo sa nessuno.intervista08

Se veniste a trovarmi metterei su un disco scelto in base al mio umore del momento, che sarà positivo senz’altro, perché a me non piace avere ospiti, ma quando mi decido mi entusiasmo di brutto, invento un menù, sistemo casa, e scelgo la musica. 

Può essere classica, jazz, rock, musica cubana, canzonette da cantare a squarciagola, folk da ballare. 

Allora se proprio devo scegliere un cd, per darvi un’idea, metto su Qualche grammo di gravità di La Metralli, un gruppo modenese, che ho anche avuto occasione di vedere in concerto, eravamo quattro gatti nello scantinato d’una libreria, ed è stato bellissimo: quando vedo trasparire la passione e la bravura il mondo mi sembra migliore. Si può ascoltare l’album qui, la mia canzone preferita è Cesarina l’incendiaria 🙂intervista09

D.Dici di non saper cucinare ma sul tuo blog ci sono numerose ricette e hai una passione per il pane fatto in casa . Il profumo dei cibi e soprattutto dei prodotti sfornati è per me terapeutico: mi fa stare bene e stimola la mia fantasia. Ci parli di questa tua passione per il pane?

Sì, forse questo dovrei correggerlo, perché finalmente sto imparando a cucinare. 

Cucinare, come mangiare, mi è sempre sembrato una perdita di tempo, trovavo molto più comodo farmi un’insalata o un panino, che comunque mi piacciono molto.

Dopo anni di insalate e panini però mi sono stancata, e ho cercato di imparare qualche ricetta: ci avevo già provato quando le ricette erano solo su riviste, e poi quando hanno iniziato a diffondersi i blog di cucina, un altro tentativo è passato per i forum, dove leggevo soltanto. 

Tutto durava poche settimane, poi tornavo al solito menù crudo, esausta.

Ora sono tornata (per restare) a quei due-tre libri di cucina che ho e alla telefonata urgente alla mamma, per creare la mia cucina e il mio ricettario, e direi che sono abbastanza soddisfatta. 

Contemporaneamente, anche come consolazione nei momenti di sconforto, mi sono concessa il permesso di perdere tempo a imparare a fare il pane, in assoluto il mio cibo preferito. Dico così perché i fallimenti mi portano a pensare di stare perdendo tempo ed è solo quando per pur caso va tutto liscio che riacquisto entusiasmo e voglia di fare e anche di sbagliareintervista10

Mi piacciono le cose antiche, e fare il pane in casa, per di più col lievito madre, è sicuramente una cosa antica.

Certo è più comodo comprarlo, ma dopo i primi successi ci siamo resi conto che, anche quando non mi esce perfetto, quello che faccio io è molto più buono di quello comprato; forte di questa constatazione, è da gennaio 2016 che ogni settimana faccio il pane, in realtà lo faccio ogni 4-5 giorni e se mi esce particolarmente bene dura anche meno perché lo facciamo fuori senza vergogna, e solo dopo mi rendo conto che però, così, lo devo rifare e non è certo una ricetta veloce.

Adesso sono un po’ più esperta e riesco ad organizzarmi coi tempi di lievitazione, è comodissimo farlo lievitare tutta la notte ed è più buono di quando lo lascio lievitare poche ore.

Ora sto provando a fare il lievito madre, l’anno scorso mi era riuscito, ma poi l’ho lasciato morire per andarmene in vacanza senza pensieri e ci sto ritentando solo ora, vedremo cosa combino.

Non c’è dubbio però che la soddisfazione è enorme, e aggiunge piacere a quello di sentire per casa il profumo del pane appena sfornato, anche se non dura a lungo, perché credo di dover produrre quanto un panificio, per avere quel profumo dentro casa tutto il giornointervista11

D. Ed eccoci all’ultima stanza della tua splendida casa: il tuo laboratorio . Ce lo descrivi? Hai realmente, fisicamente, un posto dove ti siedi e inizi a creare? Oppure qualunque posto può andar bene purché ci sia l’idea?

Sono lieta di annunciare che per la prima volta in vita mia ho una stanza laboratorio! 

Ho sempre abitato in una camera singola, in casa con altre persone, quindi sono abituata a cucire, scrivere e creare in qualsiasi posto, anche ristretto e buio, anche senza tavolo. 

Ora ho una stanza-studio che divido con Alli, e la mia metà è, per forza di cose, la più colorata e incasinata. 

Ho una scrivania molto grande, attaccata al muro e vicina alla finestra, dove tengo in fila davanti a me carte e cartoncini, matite e righelli a portata di mano; a un’estremità della scrivania c’è la macchina da cucire; nel mezzo un po’ di tutto. Ho una seconda scrivania più piccola, con ruote, che sposto a seconda della luce e uso per fare le foto, oppure per scrivere al computer che, essendo portatile, si sposta da un tavolo all’altro con grande groviglio di cavi. Infine ho un mobiletto che era la metà superiore di una vecchia credenza, di quelle con cassettini e ballatoio, appoggiata sul pavimento, dove ho le stoffe, e nei cassetti fili, bottoni e nastri, mentre sul ripiano superiore ci sono tutti i miei vocabolari. 

Stoffe e avanzi sono anche dentro diverse scatole sul pavimento, sotto la scrivania o dove capita: sembra il garage di un rigattiere, dopo che la nonna ha provato a metter ordine.

A volte metto in ordine davvero le scrivanie, perché il troppo caos mi blocca, così come il pavimento sporco della cucina: se so che la cucina è in disordine non riesco a concentrarmi, in particolare portare in giro fili o coriandoli di carta attaccati alle pantofole mi infastidisce, provo a non farci caso ma ho la mente sempre rivolta all’aspirapolvere, sinché mi decido a prenderla e a fare piazza pulita delle briciole e, quindi, delle distrazioni. A volte anche il bagno mi fa quest’effetto e devo correre a pulirlo.intervista13 intervista12

D.A me capita di avere tante  troppe idee e spesso non riesco a concretizzare vuoi per mancanza di tempo , o per altri motivi : capita anche a te? Come organizzi le tue idee?

Uh, non ne parliamo! Mi è sempre dispiaciuto trascurare un passatempo quando mi fisso con un altro, è stato il mio cruccio per anni.

Le idee affollano la mente quando ho molti stimoli (fratello Pinterest ne sa qualcosa), ma anche quando mi metto nella condizione mentale di accettare il mio spirito creativo, di dar retta alle idee e di non rimandarle sempre come se fossero una cosetta secondaria che viene dopo tutto il resto, se viene. 

Così facendo però non si trova il tempo di mettere in pratica le mille idee, si trovano solo ulteriori idee, tutte fantastiche naturalmente, soprattutto sulla carta. Il mio quadernetto delle idee infatti lo aprivo solo per metterci dentro un’altra genialata, mai per cercarne una da concretizzare, e se facevo qualcosa era solo perché l’idea mi era venuta proprio quando avevo un po’ di tempo per cazzeggiare. 

La stessa fine farebbero le bacheche di pinterest, se non avessi trovato finalmente un modo per organizzarmi: per prima cosa ho smesso di accumulare idee e di lasciarmi entusiasmare da qualsiasi cosa colorata; incapace di resistere alla magia dei colori, ho creato su pinterest la bacheca “cose carine” composta da idee che sono, appunto, solo carine, senza raccontarmi la storia che prima o poi le realizzerò: ci vuole obiettività non solo sulla quantità di idee da realizzare in rapporto al tempo che si ha a disposizione, ma anche sul reale interesse o la reale utilità che l’idea in sé può avere, e spesso le mie idee sono carine e basta. 

Grazie a questa bacheca metto lì le cose carine e ogni tanto me le guardo, con la tranquillità di chi sa che non le farà mai perché tanto non è interessata. 

Se l’idea invece mi è utile o mi piace davvero (al di là del colore carino), la metto nel quaderno delle idee o nelle bacheche che hanno un nome che inizia con “idee per…” (create apposta per le idee vere), e all’occorrenza le tiro fuori. 

Per le idee di vecchia data che aspettavano solo me, ho risolto mettendole in agenda, dove si trasformano in “cose da fare”, ovvero in impegni che io prendo con me stessa: non ho riempito l’agenda di idee, naturalmente, il metodo funziona se tengo conto della reale possibilità di realizzarle, in relazione al tempo necessario o al materiale a mia disposizione.intervista14

La differenza tra prima e adesso è, in buona sostanza, che ora ho ufficializzato le mie idee, non le considero più cose da fare se e quando ho tempo, ma un impegno vero e proprio, ciononostante non lo sento come un obbligo, e se sopraggiunge un imprevisto, o un impegno più serio di un lavoretto di cucito, naturalmente acquista la priorità. 

Siccome una pausa dalla creatività che frulla in testa non fa mai male, ultimamente mi sto prendendo il fine settimana libero: ignoro la scrivania, sostituisco la sedia con la poltrona, e leggo.

In questo modo non trascuro la mia prima passione e allo stesso tempo stacco davvero e libero la mente, che riparte fresca il lunedì; ho dovuto farlo anche perché sono arrivata a un punto in cui le troppe idee mi stavano dando l’insonnia, al massimo cascavo in un dormiveglia in cui cucivo a pieno ritmo con gli occhi iniettati di sangueintervista15

D.Quali sono i progetti che maggiormente stuzzicano la tua fantasia? E i materiali che preferisci utilizzare ?

A me piacciono stoffa e carta, sia nuove che riciclate: vecchi vestiti, avanzi da precedenti lavori, confezioni di carta recuperate in cucina, qualche volta depliant di musei, cinema o altro che trovo in giro, se i colori mi attirano. 

Sono i colori ad attirarmi, quando recupero materiali, ma sono le necessità ad ispirarmi riguardo al progetto, infatti di solito creo cose che mi servono, così non le devo comprare. 

Anche quando creo per qualcuno, si tratta sempre di qualcosa che serve, che magari non è semplice da trovare: ad esempio c’è stato un periodo in cui sembrava impossibile trovare porta rotoli per la carta igienica; per non parlare della tenda di stoffa a pacchetto: di quella non trovavo nemmeno il tutorial su internet, quando mi sono decisa a farmela io. 

Un tempo facevo molte più borse e sacchetti di stoffa, ora tendo io stessa ad usare sempre la stessa borsa, e in generale ho snellito molto anche l’abbigliamento, però se trovo un vecchio abito di cui mi piace la stoffa, lo trasformo: cambio il modello, aggiusto la taglia, e lo uso ancora.intervista16

Con la carta invece faccio soprattutto biglietti di auguri, che sono, assieme alle borse di stoffa, la mia creazione più antica; anzi coi biglietti ho iniziato ben prima: cucio da quando avevo diciassette anni, ma disegno da sempre, e ad un certo punto mia madre aveva iniziato a farmi disegnare i biglietti di auguri bianchi, poi me li faceva anche scrivere perché avevo una grafia chiara, infine mi faceva inventare la frase di augurio, perché le frasi classiche che mi dettava lei non mi piacevano mai, e le modificavo, e stranamente lei approvava: i biglietti di auguri sono sempre stati l’unica occasione in cui io non mi vergogno di saper scrivere belle frasi, sicura di me parto con la poesia di un augurio ben fatto. 

Ora addirittura chiedo info sul destinatario per personalizzare al massimo il biglietto, ma in generale basta uscire dalla solita frase dei biglietti prestampati per fare una porca figura, e per me è una gran soddisfazione vedere la reazione alla lettura del biglietto, perché lo considero più importante del regalo stesso: il regalo lo si può sbagliare (e riciclare), ma l’augurio no.

Da qualche anno ho iniziato anche a fare segnalibri, caso strano non ci avevo mai pensato, forse perché leggo così voracemente che lascio sempre il libro aperto a faccia in giù sicura di tornare presto dopo la pausa non voluta. 

Mi piace molto fare segnalibri, li regalo a chiunque perché possono essere anche appesi come decoro, non voglio certo costringere nessuno a leggere, questo deve essere un piacere.intervista17

D. E ora il tuo compito a casa : scegli un bel libro da regalare per Natale tra quelli che ti piacciono di più, prepara un segnalibro e ci spieghi come realizzarlo e , infine , impacchetta il tuo dono in modo originale

( così poi noi ti copiamo )😉 A me piace regalare libri che ho letto personalmente e che mi sono piaciuti, ma non disdegno di regalare libri che non mi sono piaciuti, se so che rientrano nei gusti del destinatario.

Cerco di regalare libri più spesso possibile, anche se purtroppo non sempre ho potuto permettermelo e mi è capitato anzi di poter regalare solo il biglietto di auguri, o il segnalibro; se sono costante però scelgo i libri da regalare fra gli ultimi letti, e quest’anno, il più bello fra tutti i libri letti è Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder, che io avevo comprato a Berlino su consiglio delle mie colleghe, e che ho letto in tedesco, e che in italiano è uscito per Longanesi nella traduzione di Margherita Podestà Heir.libro01

Materiale per un segnalibro ricamato.

Cartoncino 5×18 cm bianco o colorato (colore da abbinare ai colori del ricamo)

disegno di un fiore o altro disegno carino, fatto a mano libera o ritagliato da una rivista

pennarello e un pezzo di cartone da imballaggio un po’ più grande del segnalibro

graffette, ago grosso o compasso o punteruolo

ago e filo da ricamo dei colori prescelti (almeno tre colori)

carta colorata, anche riciclata, nastro adesivo di carta, colla stick

un nastrino e un bottoncino per decorare il segnalibrosegnalibro01

Il sottotitolo, Romanzo sulla storia della filosofia, può spaventare, ma vi assicuro che è un bellissimo romanzo che si divora in pochi giorni anche se ha tante pagine (come piace a me), perché è un romanzo per ragazzi. 

La stessa protagonista, Sofia, è una ragazzina, ha una vita del tutto normale, ma un bel giorno trova strani messaggi nella cassetta delle lettere, e sono indirizzati proprio a lei, e come se non bastasse trova anche strane cartoline di auguri indirizzate a un’altra ragazzina, presso il suo indirizzo, e questo nonostante Sofia non l’abbia mai sentita nominare. Inizialmente le dispiace che questa Hilde non riceverà i suoi auguri di compleanno, e allo stesso tempo è spaventata dalle somiglianze con lei, poi però si incuriosisce e vuole saperne di più.

Come fare un segnalibro di carta ricamato.

Disegnare un fiore, o ritagliarlo da una rivista della dimensione del segnalibro (5×18 cm), segnare con il pennarello tanti puntini lungo il perimetro del disegno, a circa 0,5 cm l’uno dall’altro: è meglio che il fiore sia molto semplice e stilizzato. Fissare con le graffette il cartoncino colorato sul cartone da imballaggio e il disegno del fiore sul cartoncino, facendo combaciare i bordi del disegno con quelli del segnalibro. Con un punteruolo fare un buco in ogni puntino disegnato col pennarello, fino a bucare anche il cartone da imballaggio.segnalibro02

Il mistero di questa Hilde si accompagna al mistero degli altri messaggi, perché questi, per lo più domande difficili sulla vita e sull’esistenza alle quali Sofia cerca di rispondere, si accompagnano a buste contenenti interi plichi: si tratta di un corso di filosofia per corrispondenza, e il mittente è uno sconosciuto. 

Il filosofo alimenta la sete di conoscenza di Sofia alternando inizialmente domande a informazioni, poi inviando il solo corso a puntate, quando gli è chiaro che Sofia è fortemente interessata a proseguire quelle lezioni anomale.

Sofia è fortemente interessata anche a scoprire chi è il filosofo misterioso, e decide di non raccontare nulla a sua madre e di tenere nascosto il libro di filosofia a fascicoli che pian piano sta costruendo. 

Quanto ho desiderato ricevere anche io un corso di filosofia e di conservarlo in un raccoglitore ad anelli apposito, magari fatto da me! 

Il libro è del 1991, in alcune scuole viene proposto come lettura, ma io non ne avevo mai sentito parlare fino all’anno scorso; eppure mi sono sentita da meno di Sofia solo quando mi venivano i dubbi sulla serietà del filosofo: un vecchio che manda un corso di filosofia a una ragazzina, cosa c’è dietro? Perché Sofia si fida ciecamente? Sono la solita diffidente.

Come fare il ricamo sul segnalibro di carta.

Iniziate infilando il filo dal retro del segnalibro, nel buco al centro del fiore, fissate sul retro il filo con un po’ di nastro di carta, ma lontano dai buchi; ricamate una raggiera al centro del fiore infilando il filo da ricamo in ogni buco del contorno, dal davanti verso il dietro, e uscendo ogni volta di nuovo dal buco al centro del fiore; fate lo stesso per ogni petalo, usando un filo di altro colore, scegliete un buco da considerare centro, e partite da lì per riempire a ventaglio tutto il petalo. Con il terzo colore ricamate il gambo e la foglia con una specie di punto erba o punto scritto. Se volete, potete incollare dentro la foglia due ritagli di carta, per colorarla anche all’interno. Ogni volta che cambiate il filo, fissatelo sul retro con il nastro di carta, così non dovete fare antiestetici nodi.

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Man mano che leggevo però tutti i dubbi hanno trovato risposta: dal punto di vista narrativo c’è dietro una trovata geniale, una storia nella storia che davvero lega Sofia al filosofo misterioso e Hilde a Sofia e spiega tutto. 

Le lezioni di filosofia, vere lezioni di filosofia che noi lettori voraci non possiamo che apprezzare, esattamente come fa Sofia, sono infatti collegate fra loro da eventi molto più misteriosi di un filosofo che c’è e non c’è: Sofia trova oggetti di Hilde a casa sua, e cartoline identiche a quelle già ricevute, anche queste indirizzate a Hilde, uno specchio magico in un capanno disabitato, e altri fatti inspiegabili, che contrastano con gli insegnamenti filosofici – o forse no? È però decisa a incontrare il filosofo misterioso, e alla fine ci riesce; assieme analizzano un ulteriore elemento di mistero: noi personaggi di questa storia siamo reali o esistiamo solo nella fantasia dell’autore? Io ve lo dico, a questo punto mi sono sciolta come un ghiacciolo, sono affogata nel brodo di giuggiole: vorrei saper scrivere io storie così, ho pensato.

Come decorare e abbellire il segnalibro.

Finito il ricamo cucite un bottoncino sull’estremità superiore del segnalibro, uno piccolo che non rovini il libro quando ci infilate il segnalibro. Il bottoncino potete anche incollarlo, ma è più carino col filo in bella vista. Sul retro incollate al centro, dietro il bottone, un nastrino colorato: incollate circa tre cm di entrambe le estremità in modo che non si stacchi sul più bello. Ora coprite i fili del ricamo, il nastro adesivo e i lembi del nastrino incollando con la colla stick un foglio di carta colorata, anche riciclata, di colori abbinati a quelli del ricamo, e ritagliatelo della misura del segnalibro solo dopo averlo incollato. Direi che il vostro segnalibro ricamato è pronto.segnalibro05segnalibro06

Naturalmente non vi dico come si conclude il romanzo filosofico, vi dico solo che ho sottolineato molti passaggi interessanti, e mi sono consolata nello scoprire che certi pensieri che facevo io a quindici anni li fa anche Sofia, quindi forse è normale avere certi dubbi esistenziali. Forse è anche normale scrivere a quarant’anni (e non prima) un romanzo che ha come protagonista una quindicenne e i suoi dubbi.libro02Per incartare il libro ho usato pagine di una rivista trovata sul treno, che ho unito fra loro con il nastro adesivo. Poi ho incartato normalmente come si fa con la carta da regalo vera e propria.libro03

A seconda del disegno scelto come davanti, si può scegliere un nastrino di diverso colore.

 libro04E qui termina il viaggio di oggi, o forse inizia: perché sono sicura che il blog di Elle diventerà ormai una delle vostre letture preferite, proprio come è accaduto a me ,da quando l’ho conosciuta.

Ringrazio Elle per averci ospitato nella sua casa nella palude , e abbraccio tutti voi , ricordandovi che potete trovare l’intervista anche sul mio blog.

Auguro a tutti voi di trovare in questi giorni di festa quel pizzico di serenità e di calore che vi aiutino a superare i momenti difficili e la vita di tutti i giorni , quella routinaria e senza lustrini .

Buon Natale !

A presto

Clelia

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