Pd di Latina commissariato, pronto il ricorso alla commissione di garanzia. E volano gli stracci

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Il tavolo della conferenza stampa: da sinistra Enzo Vernacchio, Nicoletta Zuliani e Giorgio De Marchis

Il Partito democratico è a pezzi e per ricomporlo la cura da cavallo prescritta non sarebbe adeguata. A Latina i dem sono in subbuglio. Da una parte il commissariamento e dall’altra la rivendicazione di un’autonomia persa con una guida tutt’altro che super partes.

Il giorno dopo la presa d’atto della consegna del partito a Giancarlo D’Alessandro, nominato commissario dal coordinatore regionale Fabio Melilli, la parte che si definisce più attiva e vitale ha messo in atto la protesta, preannunciando di presentare ricorso davanti alla commissione regionale di garanzia contro il decreto di commissariamento dell’Unione comunale di Latina. In una conferenza stampa, tenuta nella sede provinciale del Pd, Giorgio De Marchis, Nicoletta Zuliani e il tesoriere Enzo Vernacchio, questa mattina, hanno spiegato che l’opposizione al decreto è motivata da ragioni formali e di merito. Formali perché la ricostruzione che viene fatta da Melilli nel decreto di nomina del commissario non sarebbe aderente alla realtà, in particolare per quanto riguarda le date dell’11 luglio, del 3 e 10 novembre; di merito perché non esistono i presupposti per un commissariamento spinto, invece, al fine di bloccare l’elezione di un segretario “scomodo” all’attuale segretario provinciale Salvatore La Penna. E volano gli stracci.

Durante la conferenza stampa, alla quale era presente anche il consigliere comunale e regionale Enrico Forte, candidato sindaco sconfitto alle amministrative della scorsa estate, sono state elencate le colpe di La Penna e non soltanto a Latina, di colui che avrebbe immobilizzando il partito a Priverno, a Sezze come a Gaeta, di colui che ha suggerito il commissariamento nell’unica realtà attiva e vitale – quella di Latina – del Partito democratico. A Salvatore La Penna è stata attribuita anche la colpa della lista “incompiuta” per le elezioni del rinnovo del Consiglio provinciale: “Otto candidati su 12, di cui solo quattro volontari: agli altri quattro è stato chiesto di mettersi in lista per tentare di completarla – ha spiegato De Marchis -, l’altra volta c’era la fila”. E a guardare le liste concorrenti, i dem hanno perso anche “pezzi”. Un partito alla deriva, dunque. Per fissare il congresso era stato chiesto tempo, in linea con la direzione nazionale, rinviando il tutto al dopo Referendum del 4 dicembre. Invece a Latina è arrivato il commissario. E perché? “Perché non si deve scegliere un segretario che possa ostacolare le ambizioni elettorali di La Penna”.

Sono un fiume in piena i dem arrabbiati, che non accettano le imposizioni delle “diplomazie” ma che rivendicano un segretario che sia il timoniere, che sappia essere da guida per gli ufficiali e la ciurma. Zuliani ha anche aggiunto il disagio in Consiglio comunale, in cui gli eletti Pd al momento si trovano ad affrontare questioni di primaria importanza per Latina, città capoluogo, senza possibilità di confronto all’interno del partito. Ha fatto l’esempio dei rifiuti, in cui i consiglieri del Pd si sono affidati alla scelta coerente già fatta nella passata stagione, ovvero quella di sostenere una gara europea per affidamento del servizio, mentre la maggioranza di Latina Bene Comune sta scegliendo di consorziarsi con il Comune di Formia in cu c’è un sindaco del Pd. “Non era forse opportuno parlarne dentro al partito?”. Se non si corre ai ripari – ha sostenuto Vernacchio – questa deriva avrà conseguenze negative, spunteranno altri comitati, altri movimenti che senza esperienza e senza formazione si troveranno ad amministrare senza alcuna logica e utilità per la collettività.

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