Il 6 gennaio non è solo un giorno di festa, Roccagorga ricorda l’eccidio

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Non è mai solo un giorno di festa il 6 gennaio a Roccagorga. Le emozioni, le tradizioni e il folklore natalizio lasciano sempre, doverosamente, lo spazio alla memoria, alla necessità di non dimenticare. E’ chiaramente con questo spirito che venerdì l’amministrazione comunale commemorerà l’eccidio del 6 gennaio 1913. Dopo la santa messa delle 11, il corteo commemorativo  accompagnato dalla banda “Giuseppe Verdi” insieme alle autorità militari, civili e religiose partirà alle 12 dalla sede del Comune per fermarsi presso la Rifolta dove  il sindaco Carla Amici deporrà una corona di alloro sulla lapide in onore delle vittime dell’eccidio.

Cosa avvenne il 6 gennaio del 1913 lo descrisse, il giorno seguente, in questo modo il Messaggero: “A Roccagorga sono avvenuti gravissimi fatti, in seguito a una rivolta popolare contro il municipio che, secondo i rivoltosi, sarebbe colpevole di aver principalmente trascurato il servizio sanitario. Il paese di Roccagorga, che dista 7 chilometri da Piperno e 35 da Frosinone, si trova nel centro dei monti Lepini, a 298 metri s.l.m. E’ un ex feudo dei Doria-Pamphili“. L’episodio rivelò le ragioni più profonde di un disagio sociale che alimentava lotte e proteste derivanti dalla non equa ripartizione dei pesi sociali della profonda modernizzazione che aveva coinvolto città e campagne negli inizi del ‘900, i costi umani, sociali e politici dell’età giolittiana ormai al tramonto. La rivolta popolare venne soppressa nel sangue. Sette persone vennero uccise, 23 rimasero ferite, ma l’intera popolazione resto segnata per sempre.

6-gennaioEssenzialmente due furono i motivi della rivolta :  la vessatoria applicazione delle tasse comunali con criteri “discrezionali,” quindi una pressione fiscale insostenibile. La popolazione, qualora riuscisse a coltivare un pezzo di terra (la proprietà privata si limitava alle abitazioni e agli attrezzi di lavoro), doveva al padrone decime molto pesanti, che venivano inasprite nel caso di annate magre. Gli usi civici come mulini, frantoi, forni pubblici, erano anch’essi vessati con tasse molto salate, che lasciavano al malcapitato quel poco per vivere.
“La situazione igienico sanitaria era scarsa o pressoché inesistente: non vi erano sistemi o reti fognanti, né condutture idriche, non acqua, non spazzatura. In una camera sola abita tutta la famiglia, non meno di 5 o 6 persone, e con i membri delle famiglie, in moltissimi casi è comune la convivenza del maiale e quello delle galline. Ci si ammalava spesso e le condizioni di vita, unite ad un’alimentazione tutt’altro che sufficiente, erano tali da non consentire un’aspettativa di vita che superasse i 50 anni.”

 

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