Disability manager a Latina, doveva abbattere le barriere culturali ma ha trovato un ostacolo politico

Matilde Celentano

L’istituzione del disability manager a Latina doveva costituire il primo passo verso il superamento delle barriere culturali che isolano il disabile ma in Consiglio comunale ha trovato un ostacolo insuperabile, costringendo suo malgrado – nel primo pomeriggio di oggi – Matilde Celentano, prima firmataria della proposta a ritirare la mozione.

La consigliera, aveva presentato l’iniziativa sostenuta dai colleghi di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini (oggi assente in aula) e Andrea Marchiella, convinta di apportare un contributo significativo alle politiche di sostegno ai disabili per consentire loro la massima autonomia possibile nei diversi ambiti della vita sociale. E con preventiva premura, vista la situazione finanziaria del Comune, aveva previsto nella mozione che una volta istituita la figura del disability manager (capace di sintetizzare le attività, coordinandole, nei campi dell’urbanistica ed accessibilità in genere, trasporto e logistica, potenziamento dei servizi a sostegno delle famiglie e della domiciliarità) tale ruolo fosse stato assegnato a professionista già in organico presso il Comune per non aggravare di ulteriori costi l’ente. Il cosiddetto costo zero, tanto richiamato dal sindaco Damiano Coletta che anche oggi in un suo intervento lo ha voluto ribadire, lasciando però aperta la possibilità di prevedere risorse qualora non fosse stato possibile reperire un volontario. Un concetto condivisibile vista l’importanza della proposta del consigliere Celentano ma…

Le parole del sindaco non sono arrivate in tempo utile a sanare la frattura provocata dagli emendamenti della maggioranza. Le proposte di Latina bene Comune hanno riguardato appunto l’aspetto economico, prevedendo la figura del disability manager anche a pagamento, e correggendo alcuni passaggi. Non più “integrazione del diversamente abile” ma “inclusione del disabile” e l’inserimento di “abbattimento delle barriere culturali” già presente nelle premesse della mozione. E se per il neo eletto vice presidente del consiglio Marina Aramini gli emendamenti della maggioranza rappresentavano il giusto concetto filosofico nell’ambito della delicata materia che avrebbe valorizzato la mozione di Celentano, all’intera opposizione sono apparsi pretestuosi per apporre la firma ad un’iniziativa della minoranza. Ma il bello doveva ancora arrivare.

Perché alla fine il presidente del consiglio Massimiliano Colazingari ha dichiarato aperte le operazioni di voto, prevedendo prima la votazione degli emendamenti e poi della mozione eventualmente emendata. Contraria l’opposizione che a più riprese ha tentato di spiegare che visto che non si era trovata convergenza sugli emendamenti, questi stessi avrebbero dovuto costituire una mozione a sé, garantendo quindi il voto della mozione originaria come proposta dai sottoscrittori. Niente da fare. Il consigliere Celentano, impossibilitata di fatto a votare la sua mozione si è vista costretta a ritirarla con grande rammarico. “Non mi dovevo portare a casa la mozione – ha detto; la mozione doveva servire ad aprire la strada al supporto dei disabili nel superamento dei propri limiti. Così non è stato e ve ne assumerete le responsabilità (rivolgendosi ai componenti di maggioranza, ndr)”. “Una proposta giunta in Consiglio comunale grazie all’opposizione che ancora una volta è stata strumentalizzata dalla maggioranza”, ha aggiunto il consigliere Giovanna Miele di FI. Un’accusa respinta dal consigliere Aramini che durante il dibattito ha chiesto scusa per non aver concordato gli emendamenti con i proponenti. Per Nicoletta Zuliani, del Pd, anche in questa occasione si è voluto forzare un indirizzo politico di competenza del Consiglio comunale, che appunto come nel caso di una mozione impegna il sindaco e la giunta a formalizzare atti più specifici, con emendamenti che assumono un carattere amministrativo.

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