Terracina, Torre Acso e Palazzo Tescola al privato, il Pd: centrodestra senza progetti per i beni culturali

Daniele Cervelloni

L’intenzione dell’amministrazione comunale di Terracina di affidare in comodato d’uso la gestione della “Torre de Acso” e di “Palazzo Tescola” ad un soggetto privato, rappresenta l’ennesima dimostrazione di quello che il Pd ha sempre sostenuto in questi anni, ovvero che la maggioranza di centrodestra non ha alcun progetto di sviluppo credibile per i beni appartenenti al patrimonio storico, artistico e culturale della città. Lo afferma in un lungo intervento che riproponiamo di seguito il segretario del Pd di Terracina Daniele Cervelloni.

Nel caso di specie, la vicenda si contorna di un elemento ancora più preoccupante laddove il destinatario risultasse l’ISMEF, ovvero un istituto navale, con sede in Roma, a via del Plebiscito (Palazzo Grazioli), che oltre a svolgere un’attività del tutto atipica rispetto alla natura e la destinazione dei beni, non brilla neppure di credibilità vista la recente esperienza maturata nell’ex stabilimento Seci di Minturno dove, alle tante promesse di riqualificazione del bene, non si è poi dato seguito a fatti concreti.

Quindi, ancora una volta, ci tocca assistere ad un vero e proprio tentativo di svalutazione del nostro patrimonio storico e culturale mediante la ricerca di affidamento a privati di ciò che dovrebbe invece rappresentare una nostra possibile risorsa oltre che uno spazio pubblico dove custodire le nostre radici.

A tal ultimo riguardo, andrebbe ricordato ai nostri cittadini le scelte fatte da questa amministrazione nel passato quando, uno sfavillante ed emozionato Procaccini, il 24 aprile 2014, inaugurava la “Torre de Acso” come luogo della “Casa della cultura popolare terracinese” intitolandola a “Gigi Nofi”.

In quel momento, sembrava realizzarsi un sogno – diceva Procaccini in conferenza stampa – ovvero veniva posta in essere la base per la realizzazione di un museo dove custodire i nostri usi, costumi e tradizioni cosi da poterle trasmettere ai nostri posteri. “Un progetto – definito – imprescindibile perché utile a garantire lo studio, l’elaborazione, il riconoscimento e la diffusione della nostra identità”. Insomma, tutti contenti per il grande traguardo raggiunto ivi compreso il grande ideatore del progetto – il Prof. Emilio Selvaggi – a cui certo questo nuovo progetto non sarebbe certamente andato giù.

Ebbene, ai fatti appena narrati e ai proclami entusiastici del Sindaco del “Vento Nuovo e della rivoluzione dolce” non vi è stato un seguito reale. Il progetto non è mai veramente decollato e del museo non abbiamo visto neppure l’ombra.

Infatti, ben presto, il decantato progetto ha lasciato spazio ad un programma meno ambizioso, ovvero quello di creare uno spazio ricreativo per tre associazioni cittadine che ebbero modo di stringere con l’amministrazione apposite convenzioni per la gestione della casa – torre senza che mai il progetto museale riuscisse ad essere definito nei suoi tratti essenziali.

Pertanto, con la riproposizione di questo schema gestionale sembra di essere tornati indietro di 5 anni con il duplice aggravio di non aver imparato nulla dal passato e di rischiare di affidare un bene ad un istituto che non dà ampie garanzie di tenuta degli impegni.

Insomma, al Sindaco del “Vento nuovo” si è sostituito quello di “Terracina ai terracinesi” ma non una nuova e moderna visione della gestione del patrimonio storico. Una ricchezza che rischia di cadere in mani “forestiere” le quali potranno usufruire per i prossimi 5 anni (rinnovabili per altre e 5) di due beni pubblici della collettività in modo gratuito e con l’unico impegno di riqualificarli secondo lo schema che ha già prodotto un insuccesso con l’ex Seci di Minturno. E mi verrebbe da dire: “meno male che Terracina doveva andare ai terracinesi”.

Poi, se a questo delirio di intenti gestionali aggiungiamo anche quello della chiusura degli ultimi spazi ricreativi per le associazioni, il quadro possiamo darlo per assolutamente completo.

A tal proposito, se la casa – torre doveva essere un simbolo di tutto ciò, il gesto di sfrattare le tre associazioni senza trovare loro un ulteriore luogo in cui esercitare le proprie attività rappresenta la riprova che a questa amministrazione della cultura e della creatività non importa granché.

A Terracina, non vi sono più spazi pubblici per il confronto politico (salvo la festa dell’Unità) come, allo stesso modo, non ci sono più luoghi per le attività ricreative.

Tutto ciò, quindi, non fa altro che acuire il dramma di un “non modello educativo” offerto ai nostri giovani e ai nostri concittadini.

Insicurezza, illegalità ed intolleranza sono tutti risultati di un modello culturale completamente saltato. Il cittadino non ha più punti di riferimento, l’amministrazione non coltiva più un modello sociale basato sulla crescita collettiva e culturale e questa penuria di intenti non produce altro che instabilità sociale.

Eravamo la città dello sport e non abbiamo più una struttura adeguata ai tempi; siamo storicamente la città dell’accoglienza e soffriamo di sacche di intolleranza razziale molto gravi e preoccupanti; abbiamo recitato per secoli la parte del luogo della storia e della cultura e siamo divenuti un popolo privo di punti di riferimento e appuntamenti culturali; siamo la finestra del parco dei monti Ausoni e del lago di Fondi sul mare eppure, non abbiamo alcuna politica di carattere pubblico per la gestione dei parchi, delle aree verdi e del territorio.

Quindi, personalmente, ritengo che tutto ciò non sia oltremodo accettabile o peggio ancora sostenibile. Non si può continuare a chiedere a privati o associazioni cittadine di occuparsi della cosa pubblica. Ci vuole immediatamente una strategia di rilancio e di governo del territorio che il centro destra non ha dimostrato di possedere.

Come partito, rispetto al bando di gara per l’affidamento dei due beni menzionati, intendiamo opporci decisamente in quanto vediamo in tale idea progettuale il rischio di sottrarre alla città non solo due palazzi storici ma anche due luoghi fondamentali utili allo spazio ricreativo ed a quello istituzionale. Peraltro, saremo ben lieti di condividere questa battaglia con tutti coloro che oltre ad avere ancora a cuore il valore di tale complesso di beni immaginano anche una citta diversa e proiettata verso la modernità.

Nel medesimo senso, invece, nelle prossime settimane, il PD si farà promotore di una piattaforma culturale da condividere con la cittadinanza, le associazioni e le realtà produttive allo scopo di trovare un modello di sviluppo possibile che possa da un lato, garantire una gestione corretta dei beni storici e dall’altro, attraverso lo sviluppo di questo magnifico attrattore, rilanciare l’economia della città in tutte le sue forme essenziali.

In altre parole, con il binomio cultura – economia vogliamo superare definitivamente il ristagno economico e culturale in cui ci hanno confinato, da ben quindici anni, prima l’amministrazione Nardi e poi quella Procaccini.

 

Il segretario del Pd

Daniele Cervelloni

 

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