Aprilia, Pd critico sull’Asam: “Poca trasparenza e chiarezza dall’amministrazione”

Una proposta bocciata solo per ragioni politiche e non presa sul serio da una maggioranza che, approvando la propria delibera sulla messa in liquidazione dell’Asam avrebbe tracciato un percorso poco trasparente e per nulla chiaro. Questo in estrema sintesi il giudizio espresso questa mattina in conferenza stampa dal Partito Democratico di Aprilia, rappresentato dal segretario Alessandro Mammucari e dai consiglieri Monica Tomassetti e Vincenzo Giovannini, che torna sulla vicenda Asam e sugli atti votati in consiglio comunale. Bocciate la delibera sul Mef e la proposta per la trasformazione in s.r.l della Multiservizi, avanzate dal PD, la maggioranza con la sola astensione di Caissutti, ha approvato un atto che darebbe il via libera alla liquidazione. “La nostra delibera- ha spiegato Mammucari in apertura- è stata bocciata per ragioni politiche e non perchè contenesse irregolarità. Si trattava di un percorso fattibile, come ammesso anche dall’assessore Mastrofini, ma che l’amministrazione non ha voluto prendere in considerazione. Quello che più dispiace è che a fare le spese delle scelte della maggioranza sarano solo i lavoratori, 220 famiglie che di fatto vivranno nell’incertezza verso il futuro e che di fatto verranno licenziati senza sapere di preciso quale sarà il percorso futuro dell’azienda. A pagare non sarà invece la classe politica, una giunta che da 10 anni amministra e che ha nominato chi ha gestito l’Asam in maniera fallimentare”.

“LA NOSTRA PROPOSTA NON E? STATA PRESA SUL SERIO A entrare nel merito della proposta del PD, bocciata in consiglio e delle lacune contenute nel documento approvato dalla maggioranza, sono stati i consiglieri Monica Tomassetti e Vincenzo Giovannini. “Riteniamo scorretto l’atteggiamento dell’amministrazione- ha commentato Vincenzo Giovannini- perchè in questo consiglio comunale, convocato per volontà dell’opposizione, gli atti da noi presentati non sono stati presi sul serio. Il primo documento, che il sindaco aveva detto durante il dibattito di voler approvare, alla fine è stato respinto. La proposta di delibera invece, da noi era stata presentata il martedì precedente al consiglio, tuttavia è stata sottoposta all’attenzione del collegio dei revisori senza che venisse sottoposta al controllo del dirigente per la regolarità tecnica e contabile. Il parere di Battista (contrario) è stato protocollato meno di 24 ore prima della seduta, alle 18.48. Tutto questo prova grande scorrettezza e poco rispetto per il lavoro svolto dall’opposizione. L’amministrazione si è dimostrata ancora una volta poco trasparente e inaffidabile”.

UNA DELIBERA POCO CHIARA “Quanto alla delibera della maggioranza- ha proseguito Giovannini- a nostro avviso è piena di punti poco chiari. Come è possibile parlare di liquidazione, se poi i liquidatori saranno chiamati anche a stilare un piano aziendale e per il risanamento dell’Asam? L’impressione è che dietro questa liquidazione si nasconda altro, ma se così fosse i consiglieri che hanno votato e la giunta dovranno assumersi le proprie responsabilità. Dispiace che non ci sia stata data l’opportunità di dare il nostro contributo su una vicenda tanto delicata, dove a pagare per primi saranno lavoratori e cittadini. Il danno enorme creato da questa azienda alla città, soprattutto negli anni tra il 2003 e il 2005, quando alle assunzioni fuori controllo non ha corrisposto alcun aumento del budget a disposizione della Multiservizi, è responsabilità diretta di chi ha pensato di sfruttare l’azienda per finalità politiche”.

L’INCARICO A GIUNCATO Critiche anche da parte del consigliere Monica Tomassetti, che invita la maggioranza a riflettere. “Abbiamo convocato questa conferenza stampa- ha spiegato il consigliere- anche per fare appello al senso di responsabilità dei consiglieri di maggioranza. Al di là di Caissutti, tutti hanno votato quel documento ma molti si sono pronunciati contro il percorso tracciato. Non è detto però che non si possa tornare indietro. La nostra proposta di delibera sul Mef affrontacva soprattutto due temi, quello del controllo analogo che è mancato e la questione legata all’arbitrato sulle fatture 39 e 40 per l’importo di 4 milioni di euro. La nostra delibera è stata bocciata non per salvaguardare direttore generale e amministratore unico dell’Asam, ma l’arbitro incaricato dall’amministrazione, l’avvocato Daniele Giuncato, al quale per risolvere la questione spetteranno 29 mila euro. Noi avevamo proposto di portare il caso all’attenzione di un collegio di arbitri, attraverso Anac o Camera di Commercio. La procedura non avrebbe fatto risparmiare l’ente di piazza Roma, ma avrebbe garantito il Comune non solo sotto il profilo della trasparenza, ma anche dell’eperienza e della competenza di chi era chiamato a decidere sulla questione delicata delle fatture contestate. Il sindaco, per respingere la nostra proposta, aveva detto in consiglio che l’incarico era già stato affidato e che il consulente esterno aveva già quasi terminato. Oggi abbiamo approfondito la vicenda e scoperto che invece la procedura è appena all’inizio. Ci chiediamo perchè questa amministrazione faccia ricorso a incarichi esterni e non trovi professionisti capaci all’interno del Comune di Aprilia. Segno anche questo della rottura di quel patto di fiducia tra amministrazione ed elettorato”

L’APPELLO AI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA Dubbi e perplessità da parte della consigliera Tomassetti riguardano non solo il futuro di Asam e dei suoi dipendenti, ma anche della Progetto Ambiente. “Quanto ci costerà questa liquidazione? Quanto lo spostamento di servizi peserà sulla Progetto Ambiente? Chi sarà a decidere quali dipendeti faranno parte della partecipata di via delle Valli e quali invece lavoreranno per i privati? Quali saranno le tutele per questi ultimi? E infine, i trasferimenti si faranno in base all’effettivo incarico ricoperto o in base ai requisiti risultanti solo su carta? In ogni caso alcuni dipendenti saranno meno tutelati di altri, creando una disparità di trattamento. Fare un passo indietro si può, possiamo ridefinire un percorso diverso, ma i consiglieri di maggioranza devono farsi avanti”.

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