Latina, palazzo da demolire: in Comune la protesta di acquirenti, costruttore e fornitore

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L'incontro all'ingresso del Comune con il vice sindaco Paola Briganti

E’ del 6 febbraio scorso l’ordinanza di demolizione della palazzina di via Ombrone a Latina sotto sequestro dall’autunno 2016 per effetto dell’annullamento dei Piani particolareggiati edilizi. Un edificio quasi ultimato. Uno stato di avanzamento lavori in regola con la tabella di marcia a fronte del quale gli acquirenti dei singoli appartamenti avevano già versato quasi tutte le quote e che a difesa della loro posizione hanno adito le vie legali contro il costruttore, la società Corisma, titolare di un permesso a costruire rilasciato sulla base del nuovo Ppe del quartiere Prampolini che consentiva l’edificazione di un piano seminterrato, tre piani fuori terra ad uso residenziale e volumi tecnici al piano di copertura. Un Ppe ritenuto illegittimo e successivamente annullato. Dunque, il sequestro dell’opera in corsa, lo stop dei lavori e ora l’ordinanza di demolizione che mette la Corisma con le spalle al muro e nell’impossibilità di consegnare gli appartamenti. Troppo per stare a guardare e restare schiacciati sotto una montagna di ricorsi in sede civile, penale e di giustizia amministrativa per una presunta illegittimità figlia di scelte politiche-amministrative “estranee a chi sta subendo le azioni in corso”.

Rosella Cervelloni della Corisma
Rosella Cervelloni della Corisma

Questa mattina i titolari della Corisma, gli acquirenti e finanche un fornitore – la ditta Corabot, di una multinazionale tedesca – si sono recati in Comune per ottenere un colloquio con il dirigente municipale firmatario del permesso a costruire e delle successive ordinanze di sospensione dei lavori e di demolizione. Un buco nell’acqua. Il gruppo non si è perso d’animo e incrociando il vice sindaco Paola Briganti, all’ingresso del palazzo comunale, hanno potuto dare sfogo al loro profondo malessere. Briganti ha suggerito di chiedere un incontro congiunto al sindaco Damiano Coletta, all’assessore all’Urbanistica Gianfranco Buttarelli e al dirigente del servizio Politiche di gestione e assetto del territorio Giovanni Della Penna allo scopo di aprire un tavolo sul caso di via Ombrone. Il vice sindaco ha promesso di relazionare in giunta il loro disagio.

L'avvocato Dario Maciariello
L’avvocato Dario Maciariello

L’avvocato Dario Maciariello, in rappresentanza di quattro degli acquirenti presenti, ha voluto evidenziare come l’ordinanza di demolizione, che costringe il costruttore ad un altro ricorso al Tar per chiederne sospensiva e annullamento, sia da ritenersi una forzatura per diversi motivi. Secondo l’avvocato l’iniziativa volta a ripristinare lo stato dei luoghi non tiene contro dei procedimenti in corso in sede di giustizia amministrativa di opposizione all’annullamento del Ppe e degli atti conseguenti il sequestro. Maciariello, inoltre, ha sottolineato un’altra criticità, legata alle procedure adottate dal Comune che hanno portato all’ordinanza di demolizione. Per l’avvocato all’annullamento del Ppe, se effettivamente sostenuto dall’amministrazione, sarebbe dovuto seguire l’annullamento formale del permesso a costruire prima di procedere con un’ordinanza di demolizione da motivare sulla base del maggiore interesse pubblico rispetto all’interesse dei privati coinvolti: “Ci sono pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato che confermano quello che sto dicendo: non sussiste un rapporto di presupposizione necessaria tra i piani annullati e i titoli autorizzativi edilizi; l’annullamento del Ppe non può travolgere i titoli edilizi se consolidati da un nuovo assetto di interessi”. Ma al di là di ciò, per Maciariello resta il fatto che in via Ombrone l’annullamento del Piano particolareggiato, rendendo vigente il vecchio Ppe, consente lo stesso l’edificazione dei lotti interessati, ad eccezione di una piccola porzione che torna a destinazione di verde pubblico.

 

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