Armi a sua insaputa e lettere terapeutiche, la difesa del 55enne di Terracina accusato di tentato omicidio

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Un momento della conferenza stampa tenuta in Questura, l'8 marzo, sull'arresto di M.A.

Le armi nell’auto? “Non sono le mie”. Le lettere? “Fanno parte di un esercizio terapeutico che mi ha suggerito lo psicologo”. Ha respinto oggi addebito l’uomo di 55 anni arrestato la sera del 7 marzo scorso a Terracina, accusato di detenzione di armi illegali e tentato omicidio in danno della sua ex moglie. Oggi davanti al giudice Giuseppe Cario, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Lorenzo Magnarelli, M.A. – queste le iniziali dell’uomo finito in carcere – ha fornito la sua versione dei fatti, dichiarando di non aver mai avuto intenzione di uccidere la madre dei suoi figli né tanto meno di togliersi la vita.

L’uomo, già sottoposto agli obblighi di polizia giudiziaria a seguito dell’arresto – a novembre scorso – per violazione del divieto di avvicinamento per stalking nei confronti dell’ex moglie, era stato fermato dagli agenti del commissariato di Polizia a seguito di perquisizione della sua automobile, una Fiat Punto, all’interno della quale, occultate sotto la mascherina del cambio, erano state trovate due pistole, una piccola semiautomatica con matricola abrasa, e una di fabbricazione artigianale calibro 12. Il rinvenimento delle armi illegali già da sole sarebbero state sufficienti ad arrestare il 55enne. Ma i poliziotti in quell’auto avevano trovato molto di più: manoscritti dal contenuto inquietante indirizzate ai fagli e ai parenti più prossimi. Lettere “postume” di una doppia tragedia annunciata, l’uccisione dell’ex moglie e il suo suicidio. Da qui l’accusa per tentato omicidio.

Il 55enne, sottoposto ad interrogatorio, ha riferito al giudice e al Pm di non essere al corrente della presenza delle pistole rinvenute nella sua automobile acquistata da soli due mesi: armi a sua insaputa, che non gli appartenevano affatto. In quanto alle lettere ha spiegato che costituivano un esercizio terapeutico che completava il percorso di brainstorming fatto con il suo psicologo il quale gli aveva consigliato, in poche parole, di sfogarsi mediante la scrittura. Quindi, manoscritti non datati, da considerarsi – secondo l’arrestato – la rielaborazione dei suoi sentimenti risalenti al mese di dicembre 2016, quando si era tenuta la prima udienza di divorzio.

La difesa di M.A. è particolarmente attiva. Ha già depositato risultanze di proprie investigazioni e la testimonianza dello psicologo che confermerebbe la versione del 55enne. Il giudice ha convalidato l’arresto. Al momento M.A. resta in carcere.

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