Latina, la salma lasciata in casa sei giorni: reazioni e commenti di una città indignata

“Oggi ho provato disprezzo per questa nostra società e per questa comunità che non è in grado di aiutare un cittadino italiano. Se ad un figlio gli muore la madre e chiede aiuto per la sepoltura è perché non ha i soldi per provvedere. Un figlio non lascerebbe mai, mai, mai, la propria madre sul letto della morte senza provvedere alla sua sepoltura. Quello che si è verificato è inaccettabile. Se fosse stato un extracomunitario avrebbe avuto tutti i diritti senza accertamenti e le televisioni che avrebbero amplificato la notizia. Una donna anziana, che ha sofferto prima di morire, non meritava questo trattamento”. E’ solo uno dei tanti commenti pervenuti da ieri alla redazione di LatinaCorriere.it ed è firmato “Vincenzo, un cittadino di Latina”. Qualcuno scrive che le precisazioni dell’assessore ai servizi sociali Patrizia Ciccarelli sul “ritardo” – lo ha chiamato banalmente ritardo – esprimendo rammarico non sono sufficienti a cancellare la mancanza di aiuto a un nucleo familiare disagiato: “Dovevano chiedere scusa lei e il sindaco… di tutti, invece di accampare scuse. La bara fuori misura, il numero verde. Tutto ciò è assurdo”. L’indignazione è forte e i commenti si accavallano. Qualcuno tenta anche la difesa preoccupandosi di scrivere – ieri – che l’amministrazione comunale sta provvedendo. Dopo cinque giorni.

Ospitiamo in questo spazio un intervento di Sergio Sciaudone, segretario provinciale di Rifondazione comunista, che oltre a denunciare la drammaticità di quanto accaduto e di criticare l’operato di Ciccarelli approfondisce il tema dei servizi sociali di Latina e dei criteri di accesso stabiliti dal Comune per l’ottenimento degli aiuti. Purtroppo – denuncia Sciaudone – l’episodio della salma in attesa a Latina ha numerosi precedenti a cui è sempre seguita “la replica dell’assessore di turno che negava, ribatteva e finiva, sempre, per dire che i servizi sociali del Comune di Latina sono efficienti. Anzi un modello di eccellenza: è la stessa linea seguita dall’assessore Ciccarelli. Si è continuato con la vecchia politica del ‘nascondi la cenere sotto il tappeto’”.

Di seguito un ampio stralcio dell’intervento di Sciaudone.

“E’ drammatica la vicenda della salma lasciata in casa sei giorni. Si conferma l’errore grossolano dell’assessore Ciccarelli e della Giunta Coletta, i quali, fin dall’insediamento, hanno difeso a spada tratta il servizio sociale del Comune. Oggi, dinanzi ad un caso così clamoroso, si deve prendere atto di crepe e inefficienze. L’errore principale è stato quello di aver preso in carico tutto l’apparato dei servizi sociali in modo acritico, così come è stato formato negli ultimi venti anni, senza avviare immediatamente una approfondita analisi e riforma. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: un servizio inefficiente che, a quanto ci risulta da alcune anticipazioni sul bilancio in approvazione (in realtà è stato già approvato, ndr), non spende diversi milioni di euro ogni anno. Somme che risultano stanziate, ma non utilizzate. Eppure è lo stesso servizio che nega interventi a sostegno delle persone in difficoltà acuta.

Per tornare alla vicenda della salma lasciata in casa sei giorni, ci permettiamo di non essere d’accordo su quanti pensano che abbiamo toccato il fondo. L’episodio, infatti, ha numerosi precedenti nella storia dei servizi sociali. Noi che seguiamo la condizione della parte più marginale ed in difficoltà della popolazione, siamo stati testimoni, negli ultimi venti anni, di ripetuti casi di abbandono dei servizi sociali nei confronti degli ultimi. Abbiamo, regolarmente, denunciato questi casi, anche sulla stampa ma ogni volta giungeva, immancabile, la replica dell’assessore di turno che negava, ribatteva e finiva, sempre, per dire che i servizi sociali del Comune di Latina sono efficienti. Anzi un modello di eccellenza: è la stessa linea seguita dall’assessore Ciccarelli. Si è continuato con la vecchia politica del “nascondi la cenere sotto il tappeto”. Indirizzo condito da proclami su progetti futuri e dichiarazioni di efficienza del servizio. Per ultimo quello di ieri sulla “imminente informatizzazione del servizio”.

Un’ annotazione particolare riguarda i criteri di accesso stabiliti dal Comune di Latina per ottenere aiuti: per avere un sostegno, il nucleo familiare deve essere composto da almeno un minore o un disabile o una donna incinta e un reddito Isee di 3000 euro (siamo ben oltre la soglia di povertà). Superato tale limite il nucleo familiare non ha diritto a sostegno. Non meraviglia, pertanto che, secondo il comune di Latina, siano solo 108 le famiglie in condizioni di povertà. All’incirca 400 persone. Il che vuol dire una percentuale di cittadini in condizioni di povertà assoluta pari a circa lo 0,3 %. In Italia tale percentuale supera il 4%. Latina è un’isola felice? Tutti i dati e le osservazioni oltre alle esperienze degli osservatori sociali dicono il contrario. Di certo sono ben più di 108 le famiglie e le persone in grave difficoltà. L’assessore Ciccarelli e il suo staff ai servizi sociali, purtroppo, non ne sono a conoscenza.

Sciaudone conclude il suo intervento evidenziando il taglio in bilancio sulla previsione di spesa di oltre il 16% rispetto allo scorso anno: “Questo significa – afferma – che Latina rimarrà nelle ultime posizioni per spesa sociale pro capite nella Regione Lazio (vedi dati Istat) in cui si trova da molti anni. Dietro a Roma ma anche a Frosinone, per non parlare dei comuni più avanzati del centro e del nord”.

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