Latina, l’ecomostro ex Icos in vendita e il sospetto di una stima “taroccata”

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Se una storia inizia male può anche finire peggio. E il problema è uscire dal tunnel più in fretta possibile, il che potrebbe anche voler dire toccare il fondo. Animata dalle buone intenzioni l’amministrazione comunale del capoluogo pontino, targata Latina Bene Comune, ha pensato di disfarsi dell’ecomostro sulla Pontina alle porte della città iscrivendo nel piano delle alienazioni il famigerato edificio ex Icos, che l’ente acquistò all’asta nel 2003. Il progetto era di trasformare il sito in una moderna sede per la Guardia di Finanza, liberando così Palazzo M per renderlo disponibile all’università. Un’idea geniale, purtroppo maledetta. A distanza di 14 anni dall’affare immobiliare, l’edificio è molto più che un luogo abbandonato e saccheggiato, è un vero e proprio scandalo.

Vincenzo Zaccheo
Vincenzo Zaccheo

La storia

Il primo elemento sinistro, presagio di una disastrosa avvenuta fu proprio l’asta dell’immobile già massacrato dall’incuria per via del fallimento della Icos. Base d’asta 2 milioni e 190 mila euro. L’allora sindaco Vincenzo Zaccheo si trovò di fronte un concorrente che rilanciò l’offerta una decina di volte. Il primo cittadino portò a casa l’edificio Icos con il massimo che avrebbe potuto spendere: tre milioni e 30mila euro, tanto da ipotizzare di essere stato vittima di una turbativa d’asta. Ad ogni buon contro iniziò la fase numero due, quella della realizzazione della caserma per la Guardia di Finanza a cura del Provveditorato delle Opere pubbliche che spese circa cinque milioni di euro per l’intervento programmato senza tuttavia completarlo nei minimi dettagli e riconsegnarlo chiavi in mano. Un’opera incompiuta e un accordo Comune-Università-Provveditorato Opere Pubbliche mai portato a termine nonostante diversi tavoli tecnici aperti dalla Prefettura per la risoluzione del caso: polverizzati otto milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. L’immobile comunque tornato a nuova vita morì di nuovo sotto i colpi di razzie e devastazioni. Oggi è in uno stato pietoso, quasi peggio di quando se lo aggiudicò il Comune.

Giulio Capirci
Giulio Capirci

Il nuovo

A distanza di 14 anni, l’attuale amministrazione comunale in occasione del bilancio di programmazione ha ufficializzato la decisione di vendere l’edificio ex Icos, iscrivendolo nel piano delle alienazioni al prezzo di 2,6 milioni di euro. E’ tanto o è poco? “Amaramente credo che sia un vero tarocco – commenta l’ingegnere Marco Fioravante, ex consigliere comunale del Pd – Avrei piacere di leggere quale tecnico ha messo la firma su una valutazione così elevata per un rudere costruito peraltro prima che Latina fosse inserita nei comuni a rischio sismico: se non vale zero poco ci manca”.

I dubbi

Marco Fioravante
Marco Fioravante

Le parole di Fioravante sollevano nuovi dubbi. Due milioni e 600mila euro sono frutto di una stima? Se sì, chi l’ha sottoscritta? Al di là di questo aspetto che si insinua nella previsione finanziaria dell’ente comunale, Fioravante con l’agilità di un pachiderma si addentra nella sua memoria amministrativa urtando inavvertitamente i birilli messi in piedi da Lbc: “Mi viene da chiedere, ma siamo sicuri che ne abbiamo la totale disponibilità dello scheletro sulla Pontina? Forse – aggiunge l’ex consigliere – non sarà il caso di chiarire la posizione del Comune nei confronti del Provveditorato alle Opere Pubbliche che ha speso per lavori notevoli somme di denaro pubblico?”. Interrogativi rivolti indirettamente all’assessore comunale alle Finanze Giulio Capirci. “Senza la pretesa di dare lezioni o consigli, osservo che l’arroccamento sulla posizione della Giunta da parte del gruppo consiliare di maggioranza non è la migliore risposta al concetto di confronto che tanto è stato sbandierato”, conclude Fioravante in generale sull’ultimo dibattito in aula, tenutosi in occasione del bilancio di previsione 2017.

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