Aprilia, tre motivi per dire “no” alla discarica della Paguro

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Carmen Porcelli

“L’area prescelta dalla Paguro per realizzare la discarica di rifiuti urbani non pericolosi è un’area che ricade all’interno di un sito di interesse regionale: aspettiamo ancora che sia la Regione Lazio, ente interpellato dal Ministero dell’Ambiente ma che in conferenza dei servizi non ha prodotto nulla ancora, a sciogliere il nodo. La stessa Paguro nelle sue valutazioni ha ammesso di aver commesso un refuso nel riportare la leggenda della cartografia: perché allora chiedere la riclassificazione delle aree definite in base al vigente Piano paesaggistico (paesaggio naturale, paesaggio naturale di continuità e paesaggio agrario di rilevante valore)? Facile immaginare perché: con l’attuale destinazione è impossibile realizzare una discarica. E’ possibile però cambiare le carte in tavola? E se fosse necessaria una variante al Piano regolatore, il Comune di Aprilia a quel punto come si comporterebbe?”.

Il consigliere comunale Carmen Porcelli ha depositato, nel corso della conferenza dei servizi del 20 aprile scorso, una nuova memoria, redatta con il supporto del gruppo di tecnici che l’ha già sostenuta nella stesura delle osservazioni al progetto della Paguro. La società proponente punta a rimuovere gli ostacoli che gli impediscono la realizzazione di nuovi impianti di discarica, ma l’esponente di Primavera Apriliana ha portato sostegno del suo no nuove argomenti di natura urbanistica, di politica dei rifiuti e di rischi per la salute umana.

Conformità urbanistica

“Il proponente suggerisce alla Regione come aggirare i vincoli e gli strumenti urbanistici posti a protezione della zona ribandendo come, in altre occasioni analoghe, la riclassificazione abbia di fatto consentito alla politica di scegliere in maniera discrezionale e non affidandosi ad un provvedimento autorizzativo puntuale. A sostegno della sua tesi la società proponente porta il caso della realizzazione del depuratore di via Crati, realizzato da un ente territoriale pubblico in una zona confinante con il sito prescelto per realizzare la discarica: secondo la Paguro la scelta discrezionale di realizzare in una area sottoposta a vincolo un impianto di depurazione creerebbe un precedente. I presupposti sui quali si fonda questa affermazione sono da rigettare in toto: la società proponente mette in discussione l’azione amministrativa dell’ente, in questo caso comunale, reo di aver realizzato un impianto di depurazione in una fascia di rispetto, e chiede sulla base di questa considerazione di rivedere il Ptpr”.

“Altrettanto inconsistente è l’argomentazione che la Paguro presenta in relazione alle Zone a Conservazione Speciale: la direttiva comunitaria prescrive misure di conservazione del territorio e qualora pure l’Italia non recepisse queste direttive secondo la gerarchia delle norme varrebbe sempre la direttiva europea. Relativamente alle zone Sir, la società Paguro come messo in evidenza dallo studio presentato dalla sottoscritta ha modificato – sostiene per via di un refuso – la leggenda inserendo l’icona “filari alberati” al posto di quella indicante “Zona a conservazione speciale. Siti di interesse regionale”. Pertanto pur in coerenza con quanto previsto dallo strumento pianificatorio, ciò non deve far maturare la convinzione che se si possa, usiamo una iperbole, deturpare il territorio salvo poi affermare che poiché il territorio attuale differisce da quello originario anziché riportarlo allo stato originario si modifica lo status per modificarne la destinazione.

Inoltre la società Paguro sostiene che la discarica è un impianto di pubblica utilità: fermo restando che l’impianto sarebbe utile al sito principale della Rida Ambiente, possibile sia urgente ed indifferibile e proprio in quel punto del globo terrestre?

I piani provinciale e regionale dei rifiuti

Per quanto riguarda la conferenza dei servizi del 3 novembre 2016, aperta nell’ambito della procedura di Via, la consigliera ricorda che era stata chiusa con l’impegno a sospendere qualunque decisione nelle more dell’attuazione del piano regionale dei rifiuti. “La convocazione della conferenza conclusiva del 20 aprile 2017 agisce in forte contraddizione con la precedente valutazione, poiché ad oggi il testo della legge regionale non è stato ancora approvato e pertanto non è divenuto legge. La Paguro porta a sostegno della individuazione del sito prescelto, e da qui la variazione della classificazione del sito a livello regionale, l’individuazione da parte della provincia di Latina dell’area nella quale si trova via Savuto tra quelle idonee ad ospitare impianti. La Delibera di consiglio provinciale n. 12 del 10 maggio 2016 ha suddiviso l’Ato di riferimento in tre sub ambiti (nord, centro e sud), ribadito il principio di autosussistenza e prossimità all’interno di ciascun sub ambito. In ragione di ciò dovremmo ipotizzare che i 66 comuni, provenienti anche da sub – ambiti diversi da quello nord dell’Ato di riferimento – attualmente “clienti” della Rida Ambiente sono destinati a diminuire: pertanto a cosa serve prevedere una discarica di tale portata come quella proposta dalla società di Aprilia? E perché la Provincia localizza nella parte settentrionale del sub ambito nord le zone idonee ad ospitare impianti discariche? Ha forse già deciso che la discarica si deve fare al nord della provincia?”.

La salute pubblica

Infine la consigliera ha tenuto a ribadire gli effetti sulla salute pubblica che avrebbe l’impianto, portando altri studi di riferimento in particolare quelli effettuati in aree dove sono stati smaltiti illegalmente rifiuti, tra le province di Caserta e Napoli ovvero la terra dei fuochi, dove sono stati registrati numerosi casi di tumori tra i residenti.

“La società Paguro nella relazione non tecnica, allegata alla richiesta di Via per il Progetto di discarica controllata, sosteneva che gli effetti prodotti dalla gestione dei rifiuti sulla popolazione umana potevano essere riferibili unicamente ai rischi delle persone esposte. Pertanto, al fine di contestare tale tesi, supportavo le mie osservazioni allegando lo studio effettuato dall’Eras un progetto condotto da parte del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio. Paguro ha contestato lo studio Eras perché esso si riferiva agli effetti prodotti sulla salute umana a seguito di esposizione al trattamento di rifiuti con la frazione organica. A prescindere dalla contestazione, che può essere anche fondata, esistono però studi che rilevano l’incidenza di malattie e l’esposizione alle sostanze inquinanti smaltite illegalmente, come quello dal titolo “Salute e rifiuti: ricerca, sanità pubblica e comunicazione Risultati del progetto CCM 2010 Sorveglianza epidemiologica sullo stato di salute della popolazione residente intorno agli impianti di trattamento di rifiuti. Roma 6 febbraio 2014”, condotto dal Ministero della salute all’interno del progetto Sespir,In particolare questo studio ha riguardato indagini epidemiologiche svolte nelle aree delle province di Napoli e Caserta, caratterizzate dalla presenza di siti di smaltimento e combustioni illegali di rifiuti: proprio a cavallo delle due province, caratterizzate dalle presenze di un maggior numero di siti illegali di smaltimento, sono stati registrati eccessi di specifiche patologie determinati tumori e malformazioni congenite.

“Sia l’area scelta da Paguro, pur se in minima parte, sia l’area adiacente al sito prescelto dal proponente –conclude il consigliere Porcelli-  è un’area nella quale sono stati interrati rifiuti. Dunque non si può prescindere dalla presenza di un sito inquinato e dalle conseguenze che l’esposizione a siti dove sono stati smaltiti illegalmente rifiuti di ogni genere può aver avuto sulla popolazione residente. Pertanto anche in assenza di bibliografia specifica, andrebbero responsabilmente considerati invece studi che rilevano effetti derivanti dallo smaltimento illegale, dovrebbe forse essere compito del proponente portare studi che evidenzino la non pericolosità dell’impianto, oggetto della procedura di Via, sulla popolazione residente”.

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