Le aree protette e la maledizione delle nomine. La denuncia di Pernarella sul caso del Parco del Monti Aurunci

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Gaia Pernarella

E’ ferma in discussione alla Camera la Riforma della legge quadro sulle aree protette che come è noto è risultata, almeno nel testo licenziato dal Senato e nei lievi ritocchi apportati dalla Commissione ambiente della Camera (presidente Ermete Realacci del Pd), poco gradita a numerose associazioni ambientaliste. Tra le principali obiezioni questioni ambientali, ad esempio quelle legate alle Convenzioni Ramsar o a Rete Natura 2000, ma anche i termini di identikit della governace dei parchi.

“Si può fare decisamente meglio – ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni in occasione dell’apertura del dibattito alla Camera avvenuta il mese scorso, come riportato da Greenreport.it – a partire dal definire competenze maggiori per chi deve essere nominato alla presidenza di un parco, mentre per la nomina del direttore preferiremmo che il concorso pubblico sia gestito da una commissione nominata dal Ministero dell’Ambiente, e a fronte della terna che viene proposta nel testo noi chiediamo che si proclami un solo vincitore del concorso che sarà poi nominato direttore. Insomma si faccia per i parchi quello che già si fa nelle altre amministrazioni pubbliche che devono scegliere i loro dirigenti”.

Un argomento che scotta anche in provincia di Latina dove oltre al Parco nazionale del Circeo ci sono anche i parchi regionali. La Riforma della legge quadro, in poche parole, lascerebbe facoltà alle comunità (ai sindaci, alla politica) di scegliere la governance dei parchi a scapito dei requisiti della competenza. La legge non è stata ancora approvata ma… La cronaca di queste ore lascia già intravvedere una messa in atto del nuovo orientamento normativo. E scoppia la polemica sul caso del Parco dei Monti Aurunci.

“Quali saranno mai le competenze necessarie per essere nominato Direttore dell’Ente Regionale del Parco dei Monti Aurunci?” Se lo chiede Gaia Pernarella, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio dopo aver letto la terna di nomi avanzata dal presidente dell’Ente, Michele Moschetta, al governatore regionale Nicola Zingaretti. “Tre nomi che con le tanto care tematiche ambientali, unico requisito a dover animare una scelta tanto delicata – chiosa la Consigliera -, poco hanno a che fare: per lo più illustri ‘trombati’ della politica, forse utili in vista delle elezioni del 2018, data la logica tanto cara al Governatore secondo cui ‘bisogna allargare il consenso’. Un po’ come in passato avevamo già assistito al tentativo, poi fallito, di nominare direttore Lucio De Filippis, già consigliere della Comunità Montana, e dunque incompatibile, ma ovviamente interno al Pd”.

“Questa volta – entra nel merito – andiamo oltre ed ecco, come il maggiormente accreditato al ruolo di nuovo direttore sia Giorgio De Marchis. Il curriculum? Nel 1997 fu eletto per la prima volta nel Consiglio comunale di Latina per la lista del PDS, rieletto nelle elezioni del 2002, nel 2007 e ancora nel 2011. E poi, nel 2008, Segretario comunale del Pd, nonché candidato sindaco sconfitto alle elezioni 2011. Attualmente dipendente Ater, quali competenze ambientali avrà mai De Marchis?”

“Oltre al suo, nella terna compare Oreste Luongo – prosegue Pernarella -. L’oggi funzionario della sede Inps di Formia risulta essere un assistente sociale specializzato in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali, candidato alla Camera dei Deputati, nel 2013 per Ingroia e nel 2008 con l’Italia dei Valori quando era contemporaneamente parte della Segreteria Politica del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Negli anni ’90, inoltre, era impegnato con ‘La Rete’ di Leoluca Orlando divenendone anche coordinatore della provincia di Napoli e, successivamente, dal 1993 al 1997, Consigliere Comunale dello stesso capoluogo partenopeo con Antonio Bassolino sindaco”.

“Il terzo candidato – continua la consigliera – è Gaetano Visca, il più sconosciuto dei tre ma l’unico che sembrerebbe aver messo piede in un Parco, quello del Lago di Fondi e Monti Ausoni in particolare, dove risulta avere ricoperto il ruolo di Economo, Project Manager esperto della gestione, manutenzione e web manager del sito istituzionale dell’Ente e, inoltre, avere collaborato presso il Centro Regionale Educazione e Informazione Ambientale – Sportello Informativo sulle Energie Rinnovabili di Fondi. Ovviamente, con Zingaretti è sempre così, anche lui ha una storia politica: nel 2003 era segretario della Sinistra Giovanile di Fondi ma, nota decisamente più importante, alle ultime consultazioni regionali era un elettore in prima linea del Presidente, tra i fondatori di un comitato nato a Fondi a sostegno proprio dell’attuale governatore e di (indovinate un po’?), proprio lui, Giorgio De Marchis consigliere regionale (trombato anche lì). Si chiamava: ‘Adesso tocca a voi. Il Lazio perbene’“.

“Ecco quali sono – attacca la grillina – i reali requisiti per ambire alle cariche pubbliche nella Regione Lazio: non l’ottemperanza dell’art. 24 della legge regionale 29/97 (quella che appunto norma le aree naturali protette) o il rispetto dei registri di cui all’art. 9 della legge 394/91 (legge quadro, ndr), bensì la fedeltà al partito che certo verrà ricompensata. Niente di nuovo, figuriamoci, ma ultimamente l’agguato ai Parchi diventa sempre più aggressivo. Negli ultimi due anni abbiamo visto applicare norme urbanistiche dove prima insistevano norme di tutela ambientale, controllo della fauna selvatica dove la caccia era assolutamente vietata. Per non parlare della governance dei Parchi della Regione Lazio che è stata modificata più volte a suon di emendamenti notturni nelle varie sezioni di Bilancio e Collegato senza mai passare per un’appropriata discussione nella Commissione Consiliare competente, ma sempre più volta ad escludere la partecipazione di associazioni e cittadini a beneficio dei mini consigli d’amministrazione ‘okkupati’ dalla politica. Certo lo vuole la spending review, tranne che poi bocciare la nostra proposta di creare una centrale unica per gli acquisti ed i servizi di tutti i Parchi Regionali che darebbe sì una bel taglio ai costi di gestione, ma gli appalti si sa, servono a tutti…”.

“Da ultimo il passaggio da stati inoltrati di commissariamento, non più derogabili, che hanno visto nominare presidenti quegli stessi Commissari incaricati dalla politica con le solite logiche di spartizione – conclude Gaia Pernarella -, nonostante un chiaro monito dell’Anac che sconsiglia vivamente questo tipo di avvicendamenti. E, più grave, senza passare per il parere della commissione come stabilito da legge e regolamenti. Il messaggio politico sulle aree naturali protette a me risulta abbastanza chiaro ed in linea con la politica nazionale: sfruttare è assai più vantaggioso che tutelare”.

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