Latina, 15 milioni di euro per custodire in sicurezza rifiuti e fanghi della centrale nucleare

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La parte superiore della centrale con i boiler

Undici milioni di euro per la realizzazione del nuovo deposito temporaneo di rifiuti radioattivi che consentirà di custodirli in sicurezza, in attesa del loro trasferimento nel futuro deposito nazionale, e altri quattro milioni di euro per la costruzione dell’impianto nucleare, denominato Leco (Latina estrazione e condizionamento) per il condizionamento dei fanghi derivanti dalle piscine di “raffreddamento” delle barre di combustibile esaurito, in gran parte già bonificate. Sono questi i principali investimenti realizzati dalla Sogin per portare a termine il processo di decommissioning della centrale nucleare di Latina, l’impianto sito a Borgo Sabotino che ha prodotto energia elettrica per conto dell’Enel dal 1963 al 1987. Ieri e oggi l’open gate 2017 organizzato dalla Sogin, la società a cui è stato affidato lo smantellamento delle centrali nucleari. Entro l’autunno prossimo è previsto l’esercizio del nuovo deposito temporaneo e dell’impianto nucleare Leco.

Il deposito temporaneo

Il deposito temporaneo è stato progettato per una durata di 50 anni, ma è attualmente previsto che sarà utilizzato fino al 2025/2027, ovvero fino alla realizzazione del deposito nazionale in cui confluiranno tutti i rifiuti nucleari del nostro Paese e presso il quale dovrebbero rientrare quelli trasportati in Gran Bretagna. Il nuovo deposito temporaneo del sito di Borgo Sabotino, costo di realizzazione 11 milioni di euro, composto da due campate, dalla capienza lorda di 25mila metri cubi su una superficie di 2.000 metri quadrati, presenta una capacità netta di stoccaggio di 2.500 metri cubi di rifiuti radioattivi. Alla volumetria complessiva vanno infatti sottratti gli spazi necessari alla movimentazione, attraverso un carroponte che attraversa gli ambienti, dei fusti che saranno collocati in appositi cesti in metallo, oltre che dei corridoi per il passaggio del personale. Nel nuovo deposito temporaneo, bunker antisismico, confluiranno anche quelli a bassa attività già stoccati in un vecchio deposito presente nell’area di pertinenza della centrale. La presenza dei rifiuti radioattivi dell’impianto nucleare visitato oggi, in occasione dell’open gate, è legata alla realizzazione del deposito nazionale per il quale però non è stata ancora decisa la location che, assicurano alla Sogin, sarà concordata con la popolazione e il Comune ospitante. “Siamo convinti che alla fine avremo delle candidature dal momento che l’investimento avrà delle ricadute positive sul territorio”, dicono i referenti.

L’impianto Leco

Se nell’impianto del Garigliano si chiama Geco, a Latina doveva necessariamente chiamarsi Leco (Latina estrazione e condizionamento). L’impianto nucleare, costato quattro milioni di euro, che sta per entrare in funzione a Sabotino estrarrà i fanghi provenienti dalla piscine che, nel corso dell’attività della centrale, hanno “ospitato” le barre di combustibile esaurito prima di prendere la strada per la Gran Bretagna. Due delle tre piscine sono state già bonificate e i fanghi raccolti in una vasca “sicura”. La terza piscina sarà bonificata entro la fine dell’anno. Dalla vasca, attraverso un tunnel, i fanghi entreranno nel nuovo impianto dove saranno miscelati con una malta cementizia, omogeneizzati e versati in appositi fusti che saranno poi custoditi all’interno del nuovo deposito temporaneo. La struttura riveste tutte le caratteristiche di un impianto nucleare dotato di una sala di controllo schermata.

Cosa resta da fare

L’obiettivo è quello di smantellare la centrale fino al reattore. L’impianto, in parte già ridotto in altezza, sarà ulteriormente abbassato quando saranno rimossi i sei boiler rossi che lo caratterizzano. Arrivati ad Anzio via mare furono trasportati nel 1958 su gomma fino a Borgo Sabotino, offrendo alle popolazioni del litorale romano e delle campagne pontine dove era ancora in uso il carretto trainato da cavalli come mezzo di mobilità uno spettacolo avveniristico. Foto dell’epoca sono esposte nella vecchia sala di comando della centrale nucleare. Tornando ai boiler l’operazione è tutt’altro che semplice dal momento che impone procedure di massima sicurezza. Soltanto dopo lo smantellamento degli stessi si procederà alla “demolizione” verso il basso. Nell’area si notano una serie di cantieri, segno di attività in esercizio. Nessuna attività invece attorno al Cirene, reattore sperimentale mai entrato in funzione.

L’archeologia industriale

Della vecchia centrale resterà in piedi l’edificio che occupa la vecchia sala di comando. Una consolle gigantesca piena di pulsanti e barre di controllo impossibili da decifrare se non si è tecnici. Lo spazio, collocato allo stesso piano della nuova sala di controllo, è di fatto un museo di archeologia industriale nel quale sono state esposte anche foto d’epoca. Attualmente viene utilizzato come sala conferenza nelle occasioni importanti come quelle di questo week-end che hanno attirato 700 visitatori. All’ingresso dell’area Sogin è stata collocata una delle turbine della centrale nucleare. Tra gli altri cimeli una scala altissima in legno e telefoni vintage per le chiamate di emergenza ai vigili del fuoco e ai carabinieri.

La nostra visita

I nostri accompagnatori Sogin nel viaggio odierno all’interno della centrale nucleare di Latina sono stati il capo sito Agostino Rivieccio, Benedetta Celata responsabile delle relazioni esterne e Maurizio Pandolfi, ex dipendente in servizio fino a tre mesi fa, memoria storica dell’impianto di Borgo Sabotino dove ha lavorato per 37 anni. Nel corso della visita abbiamo affrontato anche il tema del cloruro di vinile rinvenuto nella falda acquifera. Il cloruro di vinile non rientra nel ciclo delle attività né passate né presenti di questo sito, ha spiegato Rivieccio aggiungendo che sebbene siano stati effettivamente rinvenuti rifiuti interrati di natura organica provenienti dalla mensa e ferrosi gli stessi non producono cloruro di vinile. “Riteniamo – ha affermato Rivieccio – che la fonte di inquinamento non sia interna a quest’area. Attendiamo la riunione della conferenza di servizi prevista per giugno”. Al Rivieccio abbiamo chiesto se nel sito di Borgo Sabotino è presente un rilevatore della qualità dell’aria e se, visto l’incendio di Pomezia, sono stati registrati valori anomali. Il capo sito ha risposto affermativamente rispetto alla presenza del rilevatore ma che alla data di oggi non è possibile conoscere i dati degli ultimi giorni. “Ci vuole la prossima settimana”.

 

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