Maxi rogo a Pomezia, confermata la presenza di amianto sul tetto della Ecox

466

”Purtroppo il nostro sospetto circa la presenza di amianto sul tetto dei capannoni della EcoX di Pomezia risulta aver trovato conferma anche dai dati diffusi poco fa dalla Asl – afferma l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona Latina – e ormai le fibre si sono aerodisperse; gli effetti sulla salute si vedranno nei prossimi 20-30-40 anni a causa della lunga latenza delle patologie asbesto correlate (mesotelioma, tumore al polmone e altri cancri delle vie aeree e del  tratto gastrointestinale). L’Osservatorio Nazionale Amianto insiste affinché tutte le istituzioni competenti adottino le giuste misure precauzionali, in particolare il divieto di consumo dei cibi prodotto nelle zone circostanti, le pulizie delle strade e dei locali pubblici con getti d’acqua per combattere le fibre di amianto, e la dotazione di maschere con il filtro di protezione P3 per evitare l’inalazione delle fibre”.

I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte e sono ancora impegnati con almeno 40 uomini per spegnere il vasto incendio divampato due giorni nell’azienda di smaltimento rifiuti di via Pontina Vecchia a Pomezia. Solo al termine delle operazioni si procederà con gli accertamenti per stabilire le cause dell’incendio. Sulla vicenda indagano i carabinieri, coordinati dalla Procura di Velletri.

“Era presente nelle coperture del tetto amianto incapsulato. Ora si dovrà valutare l’effetto del calore su questa particolare sostanza. Al momento non abbiamo elementi che possano far destare preoccupazioni, almeno a livello acuto, nell’immediatezza del momento”. Così, nel pomeriggio di oggi, ai microfoni del Tgr Lazio il direttore del dipartimento prevenzione della Asl Roma 6 Mariano Sigismondi.

“Tutti i cittadini possono continuare a rivolgersi all’unità di crisi, coordinata dal Presidente Ona, Ezio Bonanni, dalla coordinatrice nazionale Antonella Franchi al numero 328/4648451 e Antonio Dal Cin al numero 0773/511463. Oppure inviare una e-mail all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com”, fa sapere l’osservatorio nazionale.

La task force costituita dall’Ona ha già ricevuto decine e decine di richieste di aiuto da parte dei cittadini ; l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a consigliare a tutti i cittadini che abitano nelle zone interessate di tenere le finestre chiuse e cercare il più possibile di evitare di respirare le polveri di amianto e gli altri veleni che si sono sprigionati dal rogo, anche indossando, se possibile, maschere protettive.

L’Ona presenterà un esposto denuncia  per il reato di disastro ambientale e chiederà l’ applicazione della nuova legge sugli eco reati e la punizione dei responsabili, preannunciandosi già da ora parte civile nel processo penale. Assisteremo gratuitamente tutti quei cittadini che intenderanno costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. Già da tempo avevamo richiesto una maggiore attenzione delle Istituzioni in chiave preventiva, infatti la pericolosità di questo sito era già stata segnalata mesi prima. L’Ona, infatti, ribadisce che se ci fosse stata una maggiore attenzione, attraverso la bonifica ma anche semplicemente un servizio anti incendio all’interno dello stabilimento andato a fuoco, questo disastro non si sarebbe verificato o quanto meno le conseguenze sarebbero state meno drammatiche.

“Chiediamo che si intensifichino le verifiche sulla presenza di amianto anche in tutti gli altri siti della città di Pomezia e del territorio circostante per chiedere la loro immediata bonifica. Questo disastro deve essere di monito all’applicazione del principio di precauzione e cioè evitare che si possano verificare altri  rischi per la salute e per l’ambiente”, conclude l’avvocato Ezio Bonanni.

Il sindaco di Pomezia Fucci ha firmato un’ordinanza che dispone “la chiusura in via precauzionale di tutte le scuole per lunedì 8 e martedì 9 maggio, per consentire la pulizia straordinaria”.

Il commissario straordinario del Comune di Ardea, Antonio Tedeschi, ha firmato un’ordinanza di “divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali nel territorio comunale distinto in un raggio di 5 chilometri dal luogo dell’incendio dell’impianto di stoccaggio Eco X di via Pontina Vecchia. E’ quanto scaturito da una richiesta pervenuta ufficialmente dalla Direzione del dipartimento di prevenzione della Asl Roma 6”.

“Nel dettaglio – spiega una nota – il divieto riguarda la raccolta, la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, il pascolo degli animali, l’utilizzo di foraggi per alimentazione animale provenienti dall’area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione. Inoltre, si ordina di provvedere al mantenimento degli animali da cortile in stabulazione chiusa, evitandone il razzolamento. L’ordinanza ricorda come i prodotti ortofrutticoli derivanti dalla coltivazione nei terreni posti al di fuori dell’area ma in zone immediatamente prospicienti dovranno essere sottoposti prima della consumazione a un accurato lavaggio in acqua corrente e potabile”. Dall’unità di crisi comunale sottolineano come “rimanga in vigore il suggerimento di mantenere chiuse le finestre ma in un raggio di 5 km dal luogo dell’incendio, fino a ulteriori indicazioni”.

“Ci costituiremo parte civile per chiedere il ristoro dei danni diretti, indiretti e di immagine subiti”. Lo annuncia David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio, commentando il divieto di raccolta di ortaggi e frutti nei terreni coltivati entro il raggio di 5 chilometri dall’impianto di trattamento di rifiuti di Pomezia dove venerdì scorso si è verificato l’incendio. “Apprendiamo comunque con favore la delimitazione dell’area perché – aggiunge Granieri – in osservanza al principio di precauzione, arreca un importante contributo di chiarezza, circoscrivendo con precisione i terreni interdetti e liberando tutti gli altri dai timori circa la salubrità delle produzioni. I 5 chilometri di interdizione restringono la zona ai soli 4.000 ettari vicini all’impianto di stoccaggio e sollevano da ogni preoccupazione una vasta area di produzione agricola che comprende 21 comuni, si estende per oltre 100.000 ettari e che registra la presenza di almeno 150 aziende. Fatta eccezione per le poche realtà produttive insediate nella circoscrizione dei 5 chilometri, per le quali comunque chiederemo opportuni risarcimenti in sede civile, da oggi possiamo escludere, grazie alle analisi eseguite dalle autorità sanitarie e ambientali, ogni qualsiasi rischio di contaminazione dei prodotti provenienti dal resto del comprensorio. Anche questo episodio conferma la necessità di apprestare misure sempre più pressanti ed efficaci a tutela del sistema agricolo regionale che, anche nella zona devastata dal rogo, è una fonte preziosa di economia, reddito, lavoro e di produzioni agroalimentari di qualità”. Il divieto in oggetto riguarda la raccolta, la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli, il pascolo degli animali e l’impiego di foraggi prodotti in loco per l’alimentazione del bestiame.

Intanto dalla Regione Lazio e dall’Arpa continuano a gettare acqua sul fuoco: “I dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria situate nel comune e nella provincia di Roma e quelli rilevati dal mezzo mobile posizionato nel centro abitato di Albano Laziale non hanno evidenziato superamenti dei limiti previsti dal D. lgs 155/2010. Inoltre le medie giornaliere e le medie orarie osservate continuano ad essere in linea con quelle dei giorni precedenti e con i valori normalmente rilevati in questo periodo dell’anno. In data odierna i tecnici dell’Agenzia hanno provveduto a prelevare i primi campioni dai campionatori che erano stati collocati in prossimità dello stabilimento interessato dal rogo nella giornata di venerdì. Nei prossimi giorni, nei  minimi tempi tecnici consentiti dalle procedure analitiche,  saranno disponibili  gli esiti delle determinazioni”.

 

LE VOSTRE OPINIONI

commenti