Incendio EcoX, sentenza di morte per il territorio. Il caso in commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose

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Le fiamme sono state spente ma la terra dei fuochi dell’Agro pontino continua ad ardere sotto la cenere dell’amianto dall’odore di diossina. Non si placano le polemiche né le preoccupazioni sugli effetti del maxi rogo che ha interessato venerdì scorso l’impianto di stoccaggio rifiuti, EcoX di Pomezia, dal quale si è sviluppata una nube nera come il petrolio che per ore ha coperto il cielo verso Roma, il litorale, Aprilia e Cisterna. In un contesto di comunicazioni istituzionali contraddittorie e lacunose si fa spazio un coro di richieste di verità. Cittadini, associazioni, forze politiche, sindacati invocano trasparenza su quanto è accaduto nel sito di via Pontinia.

L’interrogazione parlamentare

E’ di oggi un’interrogazione parlamentare del deputato pontino Cristian Iannuzzi, componente della commissione Ambiente, finalizzata a chiedere al Governo interventi urgenti per adottare misure precauzionali a tutela della salute pubblica vietando il consumo dei cibi prodotti nelle zone circostanti, ordinando la pulizia delle strade e dei locali pubblici con getti d’acqua per combattere le fibre di amianto e la dotazione di maschere con il filtro di protezione P3 per evitare l’inalazione delle fibre, come indicato dall’Osservatorio nazionale amianto.

Dall’Osservatorio nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, che nei giorni scorsi ha istituito un’unità di crisi coordinata dal presidente avvocato Ezio Bonanni, oggi torna a chiedere chiarezza e precauzioni anche alla luce di un altro incendio alle porte di Aprilia che avrebbe interessato diversi materiali, eternit compreso. “Solo attraverso la bonifica dei siti contenenti ancora amianto o altri materiali pericolosi – aggiunge l’avvocato Bonanni – sarà possibile prevenire i rischi per la popolazione. La situazione sta diventando insostenibile, i cittadini non sono nemmeno più liberi di fare una passeggiata all’aria aperta. È necessaria la massima precauzione e, purtroppo, sappiamo che gli effetti sulla salute si vedranno tra 20, 30, 40 anni, a causa dei lunghi tempi di latenza. Ricordiamo, inoltre, che quando si parla di amianto non c’è un limite al di sotto del quale il rischio da esposizione si annulla. Proprio per questo – aggiunge il presidente di Ona Latina – le istituzioni hanno il dovere di tutelare i cittadini e procedere alla bonifica di tutti i siti pericolosi”.

L’appello dei medici per l’ambiente

Le emissioni conseguenti alla combustione sono quasi sicuramente diossina, polveri sottili, benzene, policlici aromatici, amianto incapsulato ed altre sostanze cancerogene – afferma oggi l’Isde di Latina, associazione di medici per l’ambiente – per il cui esame sono necessari giorni e non sono facilmente valutabili nel territorio ove si sono propagate nubi ed emissioni. In attesa di conoscere se tali percentuali (dannose per le varie forme di vita) siano in quantità tale da sconsigliare l’uso dei prodotti agricoli oppure la semplice permanenza all’esterno si chiede di informare la popolazione sui rischi e le precauzioni da adottare. Come è impegno statutario della nostra Associazione chiediamo alle Istituzioni la massima attenzione e trasparenza nell’informare giornalmente la popolazione e un monitoraggio capillare della situazione di criticità nelle prossime settimane. E’ chiaro che non ci basta sapere dall’ Arpa che il territorio comunale di Latina, al momento non è interessato dall’emergenza. Vorremmo trasparenza e sapere al più presto quali sono con certezza le sostanze tossiche che si sono sprigionate dall’incendio, visto che a bruciare sono stati rifiuti di plastica e carta principalmente e anche lastre di amianto. Per cui per il principio di precauzione, che è proprio della nostra Associazione Italiana Medici per l’ambiente, chiediamo ai rappresentanti delle Istituzioni principali della nostra provincia di sorvegliare e non abbassare la guardia e una volta stabilita al più presto la natura della sostanza tossica che sta rapidamente inquinando le persone e l’ambiente, porre in atto tutti gli accorgimenti utili alla salvaguardia umana e ambientale”.

Dai Comuni di Aprilia e Latina

Intanto il Comune di Aprilia e Latina si sono affrettati a far sapere che, “in merito alla comunicazione del Dipartimento Scuola del Comune di Roma che indicava in 50 chilometri l’area di interesse per la contaminazione dei prodotti alimentari a seguito dell’incendio al sito EcoX di Pomezia, si dà evidenza alla precisazione giunta in mattinata dal Campidoglio: il divieto è riferito a un raggio di 5 chilometri dal luogo del rogo, come indicato nelle ordinanze emanate dal Comune di Pomezia dopo l’incidente”.  Come a dire che il sindaco Virginia Raggi ha preso un abbaglio? Sembra togliersi il sassolino dalla scarpa il primo cittadino apriliano arrabbiato per l’uscita della sindaca della capitale, ieri sera al salotto di “Porta a porta”, affermando che per risolvere l’emergenza rifiuti di Roma Capitale sarebbe opportuno che la Regione Lazio autorizzasse subito la discarica apriliana di La Cogna. Oggi Antonio Terra replica: “Il sindaco della Città Metropolitana ha il dovere di trovare una soluzione per chiudere il ciclo dei rifiuti sul suo territorio e, fin d’ora, la invitiamo ad un confronto pubblico che potrebbe esserle utile per conoscere la realtà apriliana”.

In Regione

Pungente l’intervento di Fabrizio Sartori, consigliere regionale del Lazio in quota a Fratelli d’Italia: “Sul rogo di Pomezia vogliamo tutta la verità per tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente ma soprattutto perché le istituzioni non possono continuare a nascondere la verità di fronte a un evento che ha già fatto i propri danni e che a mio avviso poteva essere evitato. Per questi motivi c’è attesa per la convocazione di domani in commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose presso il Consiglio regionale del Lazio dell’audizione del sindaco di Pomezia. Da Fucci ci attendiamo risposte a tanti interrogativi sulla vicenda. Ad esempio: la Regione Lazio ha inoltrato o no i documenti al Comune di Pomezia? Dopo la Determinazione dirigenziale del 2015 n°G01716 del 23/02/2015 con cui la Regione acconsentiva la ‘modifica delle rispettive quantità di rifiuti da trattare, pericolosi e non pericolosi’ della Eco servizi per l’Ambiente già autorizzata nel 2010 come Eco X, sono stati effettuati dei sopralluoghi di verifica dello stato in cui operava la società di smaltimento? Quella di Fucci sarà un’audizione fondamentale, anche alla luce delle stesse dichiarazioni del primo cittadino pontino su presunti collegamenti tra questo incendio, lo smaltimento dei rifiuti e i traffici della criminalità organizzata. Ma il sindaco di Pomezia dovrà spiegare anche cosa è stato fatto dopo le segnalazioni del Comitato di quartiere Castagnetta-Cinque Poderi, con i cittadini preoccupati proprio dalla massa di rifiuti accumulati nel sito di stoccaggio e, in generale, da un’intera area definita a rischio. Non ci si può limitare al semplice inoltro dell’esposto da parte della Polizia Locale al Noe dei Carabinieri e alla Asl, dalla quale vogliamo sapere anche quale misure di controllo sono state attuate sul sito. Chiederemo inoltre quali documenti sono stati inviati dalla Regione al comune di Pomezia e in quali date. Peraltro, la dice lunga sulle conoscenze della società e sull’intera vicenda, il fatto che nelle comunicazioni ufficiali ci si rivolga alla Eco Servizi per l’Ambiente ancora col suo vecchio nome di Eco X, nonostante la voltura avvenuta diverso tempo fa.”

Aprilia in prima linea

 “Non la dimenticheremo di certo la data del 5 maggio 2017, soprattutto noi che da anni non perdiamo occasione per avvertire e denunciare sulla situazione del nostro territorio – recita una nota stampa di Aprilia in prima linea -. Sono stati ignorati da parte delle Autorità, tutti gli appelli e le sollecitazioni da noi inoltrate e fatte presentare dai nostri referenti politici. Ora arriviamo ad un incidente che era non solo possibile evitare ma che andava evitato. Ma noi non ci perdiamo d’animo e continuiamo a lottare finché avremo voce. Per stroncare qualsiasi tentativo di minimizzare l’accaduto, siamo partiti con l’informare e chiedere che venga fatta un’indagine, dal livello più alto della piramide istituzionale cioè dal Parlamento Europeo. L’onorevole Mario Borghezio su nostra sollecitazione ha presentato un’interrogazione alla Commissione sul caso Eco X, nella quale in sostanza si chiede ‘se si è in grado di comunicare a quando risalgono gli ultimi controlli sia sull’impianto oggetto dell’incidente sia su quelli ricadenti nel medesimo territorio’… Il nostro amico Fabrizio Santori, ha come sempre fatto un lavoro encomiabile e sta inchiodando alle proprie responsabilità la Giunta Zingaretti e le sue connivenze con i grandi capi del business dei rifiuti. Se necessario chiederemo spiegazioni di persona a tutti coloro che hanno responsabilità e potere d’intervento, presentandoci negli uffici e se non ci ricevono, dormiremo all’addiaccio finché non verrà data soddisfazione alle nostre istanze. Non vogliamo insegnare nulla a nessuno, ma dove sono gli altri? Dove stanno le decine di deputati, consiglieri regionali, provinciali e parlamentari europei? Il nostro territorio è la seconda Terra dei Fuochi, poiché qualcuno ha deciso senza consultare gli abitanti, che costoro potevano e dovevano essere sacrificati sull’altare degli enormi interessi economici in ballo, senza contare che tutti sanno e nessuno parla, anche dei rifiuti interrati negli anni ’80 e ’90 di cui il pentito Schiavone prima di morire ha riferito alle Autorità”.

A Pomezia vigili urbani senza mascherina

“In questi giorni abbiamo ricevuto decine di segnalazioni da parte dei lavoratori del Comune di Pomezia su numerose presunte anomalie in merito all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori dell’ente”. E’ la denuncia odierna della Cisl di Roma. “Abbiamo inviato – fa sapere il segretario alle funzioni locali Giancarlo Cosentino – due esposti alla Asl Roma H Servizio di Prevenzione e Sicurezza dei Luoghi di Lavoro, sia per quanto riguarda il lavoro svolto dagli agenti della Polizia Locale impegnati sin dalle prime ore sul luogo del rogo della Eco X di Pomezia, ma anche per conoscere se siano state effettuate le operazioni di pulizia degli uffici e delle scuole comunali, con ditte specializzate e con il rilascio di apposita certificazione, e se sia stata effettuata la pulizia degli impianti di condizionamento dell’aria, il tutto per la tutela dei lavoratori, dei cittadini e soprattutto dei piccoli utenti delle scuole. Per quanto riguarda i lavoratori della Polizia Locale siamo molto preoccupati, in quanto se le segnalazioni ricevute corrispondessero al vero, il lavoro svolto in prossimità del rogo, sembrerebbe senza alcun dispositivo di protezione individuale se non la mascherina con protezione facciale naso e bocca, con la mancanza di uno spogliatoio che ha costretto gli agenti a portare le divise eventualmente inquinate a casa, la mancanza di lavaggio dei filtri delle auto di servizio e degli interni delle stesse, la mancanza di informazioni al personale sulle procedure da adottare dopo l’esposizione agli agenti pericolosi per la salute e per le operazioni di pulizia personale, potrebbe aver già comportato rischi per la salute dei lavoratori. Il tutto poi con ordinanze sindacali, e successive raccomandazioni di Asl e dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che hanno comportato, nelle prossimità del rogo, la chiusura di aziende, uffici e scuole, nonché la richiesta di limitazione degli spostamenti se non strettamente necessari, per diversi giorni. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna rassicurazione da parte dell’amministrazione comunale né tanto meno dalle autorità sanitarie competenti, la preoccupazione aumenta anche perché non ci risultano diverse modalità operative attuate nei confronti dei lavoratori. Inoltre, è stato richiesto un continuo monitoraggio di quanto segnalato, un’adeguata sorveglianza sanitaria di tutti i lavoratori e, per quelli più a rischio, un’eventuale visita medica straordinaria”.

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