La multinazionale “Maran Credit Solution spa” condannata al reintegro di una lavoratrice di Aprilia

L'avvocato Fabio Leggiero

La Maran Credit Solution spa, leader nella gestione del credito, condannata dal Tribunale di Roma a reintegrare una lavoratrice di Aprilia, illegittimamente licenziata.

La donna era stata licenziata al termine di una procedura di mobilità aperta dalla multinazionale che solo in Italia conta 250 dipendenti. La lavoratrice, vittima del licenziamento, era stata individuata tra gli esuberi insieme ai restanti 57 dipendenti della sede operativa di Roma in virtù della scelta aziendale di favorire le restanti sedi operative nel territorio nazionale, nello spirito della libera strategia economica in capo all’imprenditore. Così facendo, nell’agosto 2016, dopo la procedura di mobilità era stata soppressa la sede di Roma e licenziati tutti i dipendenti.

La lavoratrice ritendendo illegittimo e discriminatorio il suo licenziamento si era rivolta al Tribunale territorialmente competente, assistita dall’avvocato Fabio Leggiero del Foro di Latina, specializzato in diritto del lavoro.

Il Tribunale di Roma in funzione di Giudice del Lavoro con provvedimento di lunedì, 19 giugno 2017, ha accertato l’illegittimità del licenziamento irrogato alla lavoratrice condannando l’azienda alla reintegra sul posto di lavoro.

La difesa della lavoratrice, per il tramite del giuslavorista Leggiero, ha messo in evidenza le criticità e le violazioni di legge della procedura di mobilità allorquando la stessa venne aperta per la sola sede di Roma in luogo di tutte le sedi operanti nel territorio nazionale. “Così facendo – commenta il legale – parte datoriale ha disatteso i criteri di scelta nonché violato i principi di correttezza e buona fede alla base del rapporto contrattuale, prediligendo una parte di lavoratori in spregio alle norme garantiste in materia di criteri di scelta. E’ stato dimostrato, nel corso del processo, che i licenziamenti collettivi in esame dovevano inserirsi nel contesto di una crisi interessante l’intero territorio nazionale, con la conseguenza che la motivazione inerente la sola chiusura della sede operativa di Roma, e la carenza assoluta di indicazioni ed informazioni riguardanti l’intero complesso aziendale, ed in primis il sito di Spoleto (miracolosamente salvato in toto da tale procedura di mobilità insieme a quello di Catanzaro a discapito della chiusura di Roma), costituisce una violazione e falsa applicazione dell’art. 4 co. 3 Legge citata”.

“Correttamente il Giudice adito – evidenzia l’avvocato Leggiero -, su nostra eccezione, ha accertato le doglianze della lavoratrice ed ha correttamente applicato la norma in esame ristabilendo un diritto del lavoratore leso da scelte errate di parte datoriale la quale finalmente a distanza di un anno dalla perdita del posto di lavoro deve prendere atto del provvedimento giudiziale e reintegrare, nei prossimi giorni, la lavoratrice a dispetto di un mercato del lavoro che ad oggi, a seguito peraltro dei decreti attuativi del jobs act, è sempre più sensibile alle esigenze di parte datoriale e sempre meno vicino ai lavoratori licenziati”.

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