Latina, Variante di Borgo Piave: Malvaso e Di Rubbo condannati, pene più severe rispetto alle richieste del Pm

Ha rincarato la dose il Gup Pierpaolo Bortone che oggi ha emesso le prime sentenze sul nuovo piano particolareggiato edilizio di Borgo Piave, ingresso Nord di Latina, condannando al termine del rito abbreviato l’ex consigliere comunale Vincenzo Malvaso ad un anno e otto mesi di reclusione e l’ex assessore all’urbanistica Giuseppe Di Rubbo ad un anno, per i reati di abuso d’ufficio e violazione delle norme urbanistiche. Il pubblico ministero Gregorio Capasso, lo scorso 10 luglio, aveva chiesto la condanna ad un anno e due mesi per l’ex consigliere – ritenuto beneficiario del nuovo Ppe di Borgo Piave, considerato illegittimo tanto da essere ribattezzato come Variante Malvaso –  e di dieci mesi per l’ex assessore. Il Gup ha aumentato la pena di sei mesi per il primo e di due mesi per il secondo, rinviando a giudizio gli altri indagati che hanno scelto il rito ordinario. Si tratta dei tecnici Ventura Monti, Antonio Petti, Marco Paccosi e Fabio De Marchi. Per loro l’udienza davanti al collegio è stata fissata al prossimo 28 febbraio.

Malvaso, Di Rubbo e gli altri imputati erano finiti al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica scattata dopo l’edificazione di un mega complesso edilizio di una società riconducibile all’allora consigliere comunale di maggioranza.

Siamo in piena amministrazione comunale a guida del sindaco Giovanni Di Giorgi. I nuovi piani particolareggiati, grazie al Piano Casa, procedevano come un treno ad alta velocità con approvazioni di giunta. Un “miracolo” nel difficile processo della sburocratizzazione amministrativa. Ma a guardarli beni, quei piani, sembravano un atto di pirateria urbanistica poiché in contrasto con il Piano regolatore generale, motivo per cui si sarebbe dovuto procedere con varianti vere e proprie da approvare con delibere di Consiglio comunale. E quel palazzo di Malvaso appariva molto di più di una “semplice” inopportunità politica, appariva un edificio extralarge, fuori misura rispetto a qualsiasi previsione di Prg.

Le indagini sulla Variante Malvaso, affidate dal sostituto Capasso al Nucleo investigativo forestale di Latina, si abbatteranno sull’amministrazione comunale come una tempesta: indagati non solo il consigliere “beneficiario” dell’operazione, l’assessore al ramo, i tecnici – il dirigente che rilasciò il permesso a costruire e i responsabili del procedimento della cosiddetta variante – ma anche tutti gli altri assessori che presero parte alle due deliberazioni di giunta riguardanti il nuovo Ppe di Borgo Piave. Gli accertamenti della Forestale si conclusero infatti con un’informativa per lottizzazione abusiva a carico di tutti. Un’ipotesi che non convinse il Pm, così come non lo convinse il coinvolgimento di tutti. Infatti il processo celebrato con rito abbreviato a carico di Malvaso e Di Rubbo e quello con rito ordinario che si terrà a carico delle altre persone rinviate oggi a giudizio è per abusivismo edilizio e non lottizzazione abusiva; archiviata in fase di conclusione delle indagini la posizione degli altri assessori inizialmente coinvolti. Una storia finita qui? Non tanto.

E’ ancora in fase di indagini il procedimento a carico dell’ex sindaco Di Giorgi per corruzione, la storia a margine – o nel centro, a seconda di come la si vuol leggere – dell’inchiesta sulla Variante Malvaso, ovvero quella dell’acquisto “agevolato” di un appartamento ritenuto una sorta di regalia per il permesso a costruire rilasciato alla società riconducibile a Malvaso per l’edificazione a Borgo Piave. Dunque, la posizione stralciata di Di Giorgi. Le indagini su questo filone sono coordinate dal Pm Giuseppe Miliano che attualmente mantiene iscritti nel registro degli indagati tutta la “comitiva” per l’ipotesi originaria di lottizzazione abusiva. Una vicenda complicatissima che si intreccia sullo sfondo dell’inchiesta “Olimpia” e dei Ppe “malati” per lo stesso virus e annullati dal commissario straordinario del Comune di Latina Giacomo Barbato giunto in piazza del Popolo dopo la sfiducia a Di Giorgi.

Ha rincarato la dose il Gup Pierpaolo Bortone che oggi ha emesso le prime sentenze sul nuovo piano particolareggiato edilizio di Borgo Piave, ingresso Nord di Latina, condannando al termine del rito abbreviato l’ex consigliere comunale Vincenzo Malvaso ad un anno e otto mesi di reclusione e l’ex assessore all’urbanistica Giuseppe Di Rubbo ad un anno, per i reati di abuso d’ufficio e violazione delle norme urbanistiche. Il pubblico ministero Gregorio Capasso, lo scorso 10 luglio, aveva chiesto la condanna ad un anno e due mesi per l’ex consigliere – ritenuto beneficiario del nuovo Ppe di Borgo Piave, considerato illegittimo tanto da essere ribattezzato come Variante Malvaso –  e di dieci mesi per l’ex assessore. Il Gup ha aumentato la pena di sei mesi per il primo e di due mesi per il secondo, rinviando a giudizio gli altri indagati che hanno scelto il rito ordinario. Si tratta dei tecnici Ventura Monti, Antonio Petti, Marco Paccosi e Fabio De Marchi. Per loro l’udienza davanti al collegio è stata fissata al prossimo 28 febbraio.

Malvaso, Di Rubbo e gli altri imputati erano finiti al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica scattata dopo l’edificazione di un mega complesso edilizio di una società riconducibile all’allora consigliere comunale di maggioranza.

Siamo in piena amministrazione comunale a guida del sindaco Giovanni Di Giorgi. I nuovi piani particolareggiati, grazie al Piano Casa, procedevano come un treno ad alta velocità con approvazioni di giunta. Un “miracolo” nel difficile processo della sburocratizzazione amministrativa. Ma a guardarli beni, quei piani, sembravano un atto di pirateria urbanistica poiché in contrasto con il Piano regolatore generale, motivo per cui si sarebbe dovuto procedere con varianti vere e proprie da approvare con delibere di Consiglio comunale. E quel palazzo di Malvaso appariva molto di più di una “semplice” inopportunità politica, appariva un edificio extralarge, fuori misura rispetto a qualsiasi previsione di Prg.

Le indagini sulla Variante Malvaso, affidate dal sostituto Capasso al Nucleo investigativo forestale di Latina, si abbatteranno sull’amministrazione comunale come una tempesta: indagati non solo il consigliere “beneficiario” dell’operazione, l’assessore al ramo, i tecnici – il dirigente che rilasciò il permesso a costruire e i responsabili del procedimento della cosiddetta variante – ma anche tutti gli altri assessori che presero parte alle due deliberazioni di giunta riguardanti il nuovo Ppe di Borgo Piave. Gli accertamenti della Forestale si conclusero infatti con un’informativa per lottizzazione abusiva a carico di tutti. Un’ipotesi che non convinse il Pm, così come non lo convinse il coinvolgimento di tutti. Infatti il processo celebrato con rito abbreviato a carico di Malvaso e Di Rubbo e quello con rito ordinario che si terrà a carico delle altre persone rinviate oggi a giudizio è per abusivismo edilizio e non lottizzazione abusiva; archiviata in fase di conclusione delle indagini la posizione degli altri assessori inizialmente coinvolti. Una storia finita qui? Non tanto.

E’ ancora in fase di indagini il procedimento a carico dell’ex sindaco Di Giorgi per corruzione, la storia a margine – o nel centro, a seconda di come la si vuol leggere – dell’inchiesta sulla Variante Malvaso, ovvero quella dell’acquisto “agevolato” di un appartamento ritenuto una sorta di regalia per il permesso a costruire rilasciato alla società riconducibile a Malvaso per l’edificazione a Borgo Piave. Dunque, la posizione stralciata di Di Giorgi. Le indagini su questo filone sono coordinate dal Pm Giuseppe Miliano che attualmente mantiene iscritti nel registro degli indagati tutta la “comitiva” per l’ipotesi originaria di lottizzazione abusiva. Una vicenda complicatissima che si intreccia sullo sfondo dell’inchiesta “Olimpia” e dei Ppe “malati” per lo stesso virus e annullati dal commissario straordinario del Comune di Latina Giacomo Barbato giunto in piazza del Popolo dopo la sfiducia a Di Giorgi.

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