Abbvie, i complimenti di AIFA: l’evoluzione del farmaco tra innovazione ed ecosostenibilità

Entro la fine dell’anno AbbVie Italia avvierà la nuova linea di confezionamento di trattamenti all’avanguardia, ampliando l’offerta dei farmaci innovativi e proiettandosi anche nel campo oncologico. E’ quanto emerso in occasione della visita, nello stabilimento di Campoverde, del direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Mario Melazzini, durante la quale i vertici di Abbvie  hanno confermato l’impegno nella produzione in Italia di principi attivi per terapie innovative e ribadito il  forte impegno nella riduzione dell’impatto ambientale.”Considero fondamentale, nel mio ruolo di direttore generale di AIFA – ha detto Melazzini – la conoscenza diretta di quanto sul nostro territorio le aziende farmaceutiche producono ma soprattutto investono in ricerca e sviluppo, strumento che valorizza il capitale umano e sistema trainante dell’economia del Paese”  .

Un momento della visita in Abbvie del presidente Aifa Mario Melazzini

La storia di AbbVie nel nostro paese parte da lontano. Il polo produttivo italiano, costituito nel 1963 (dapprima come Abbott), rappresenta una realtà profondamente radicata nel territorio. In questi ultimi anni, costante è stato l’impegno nel sito italiano dell’azienda biofarmaceutica per renderlo sempre più efficiente, competitivo e sostenibile dal punto di vista ambientale. In Italia AbbVie conta circa 1.300 dipendenti e il polo industriale  di Campoverde di Aprilia (LT) esporta la sua produzione in oltre 110 paesi. Il sito si estende su circa 270.000 mq ed è costituito da un impianto di formulazione e confezionamento di prodotti finiti, due impianti di sintesi chimica, laboratori di qualità e sviluppo/innovazione e diversi servizi correlati.
Oggi il polo produttivo rappresenta un’eccellenza a livello internazionale grazie agli elevati standard ottenuti in termini di qualità, compliance, flessibilità e servizi, fattori che sono stati determinanti  per convogliare nuove produzioni e investimenti  in Italia da parte della casa madre.
Spiega in proposito Francesco Tatangelo, direttore di stabilimento AbbVie Italia “Potendo far valere l’elevata qualificazione del personale e gli alti standard di qualità raggiunti – anche grazie al proficuo e costante dialogo con AIFA –  siamo riusciti a portare nel nostro paese la produzione di alcuni componenti dei trattamenti avanzati dell’azienda in aree terapeutiche di grande rilevanza. E’ il caso di due principi attivi dei farmaci per l’epatite C, tra cui  la nuova terapia pangenotipica di AbbVie, di prossima introduzione in Europa, una volta ottenuta l’approvazione della Commissione Europea”.
Sono in via di completamento i lavori che doteranno l’impianto di Campoverde di Aprilia di una nuova linea all’avanguardia destinata all’assemblaggio e a confezionamenti speciali per farmaci altamente innovativi, nel campo dell’oncologia con terapie in pipeline,  dell’immunologia, in particolare le malattie autoimmuni infiammatorie croniche, e le nuove cure per l’epatite C.

AbbVie, che ha la sede centrale a Chicago, è un’azienda biofarmaceutica globale fortemente orientata all’innovazione, nata nel 2013 a seguito della scissione societaria da Abbott. Lo scorso anno la società ha investito più di 4 miliardi di dollari in Ricerca & Sviluppo e conta oltre 6.500 scienziati in tutto il mondo. L’obiettivo è alimentare un flusso continuo di nuovi trattamenti. Da oggi al 2020 AbbVie prevede di lanciare 20 tra nuove indicazioni e farmaci innovativi. La sua promettente pipeline si concentra in 4 aree terapeutiche, nelle quali ritiene di poter fare la differenza: immunologia, oncologia, virologia (epatite C) e neuroscienze.

Ad attestare ancora la forte spinta all’innovazione dell’azienda è giunto il 2° posto assegnato quest’anno ad AbbVie, grazie a un balzo di 3 posizioni, nel Pharmaceutical Innovation Index 2017, classifica redatta da Idea Pharma sulle 30 maggiori imprese farmaceutiche che sono riuscite a sviluppare e portare sul mercato nuovi trattamenti.
“Tenuto conto che l’industria farmaceutica è in Italia il primo settore per R&S svolta esternamente –  sottolinea Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia – vanno ricordate le importanti ricadute che un’azienda fortemente orientata all’innovazione come la nostra può produrre nel campo della Ricerca. Nel nostro paese AbbVie è impegnata in circa 60 studi clinici e più di 500 sono i centri coinvolti. Si tratta di studi in larga parte a carattere internazionale, molti dei quali riguardanti nuove molecole e farmaci biologici in fase di sviluppo”.

“Per mantenere e incrementare il contributo che può venire in termini di crescita, export, occupazione e ricerca da realtà dinamiche come AbbVie – conclude Greco – occorre poter contare su un quadro normativo stabile ed omogeneo. È questa la strada da percorrere insieme, attraverso un dialogo costruttivo tra i diversi stakeholder per la definizione di una nuova governance del settore che, sulla base di risorse adeguate alla domanda di salute, possa favorire l’innovazione, un tempestivo e uniforme accesso alle cure per i pazienti e, nel contempo contribuire alla sostenibilità del sistema salute. In questa prospettiva, imprescindibile è il ruolo dell’AIFA che rappresenta da sempre un fondamentale punto di riferimento in Italia per il progresso nel campo sperimentale, clinico e sociale e per lo sviluppo di un settore il cui valore è unanimamente condiviso”.

Il sito produttivo di AbbVie in Italia si contraddistingue infine per la forte attenzione alla riduzione dell’impronta ambientale, all’uso razionale dell’energia e alla sicurezza dei processi, come dimostrato dalle numerose certificazioni ottenute e dalla dichiarazione Emas. Osserva Francesco Tatangelo “Grazie ad un percorso di miglioramento continuo, lo stabilimento di AbbVie Italia si pone in questo campo all’avanguardia. L’azienda è stata la prima del settore ad aver ottenuto la certificazione sul consumo energetico ISO 50001 – gestione dell’energia. A ulteriore riprova del costante impegno in termini di sostenibilità, vi sono gli importanti risultati riportati nella Dichiarazione Ambientale. Nonostante un aumento della produzione, si rileva in 10 anni una riduzione del 40% dell’utilizzo di acqua di falda, il mantenimento di zero rifiuti inviati in discarica e oltre l’80% destinato al recupero.”

 

 

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