Latina, il gioco pericoloso di Coletta sugli impianti sportivi. Scatta l’interrogazione

Il sindaco Damiano Coletta

Nel petto del cardiologo calciatore batte forte il cuore dello sport. Una forza o una debolezza? Il sindaco di Latina Damiano Coletta nei giorni scorsi ha firmato un protocollo d’intensa, bonaria conciliazione, che consente alle società sportive l’iscrizione ai campionati. L’accordo è servito a chiudere la partita sui canoni pregressi, calcolati sulla base del regolamento di Nardone del 2010, non pagati per l’uso degli impianti sportivi comunali: l’ente municipale, titolare delle strutture, ha applicato uno sconto, diversificando le aliquote a seconda dei casi, alle società che si sono impegnate a versare la nuova somma concordata in tre rate, ottenendo così il rinnovo della concessione per la stagione 2017/2018.

Il protocollo è stato ribattezzato come sanatoria sportiva. Il servizio Patrimonio, sulla base del protocollo firmato dal primo cittadino, ha proceduto con atto dirigenziale al rinnovo formale delle concessioni. Dovrebbe seguire una delibera di giunta (non si campisce perché non farla eventualmente prima dell’atto dirigenziale). Comunque, tutti contenti, pace fatta tra i sodalizi sportivi e l’amministrazione comunale. “Un accordo storico che mette fine a una giungla durata dieci anni”, ha dichiarato il sindaco Damiano Coletta al Messaggero (servizio pubblicato lo scorso 23 luglio).

Ha fatto bene il sindaco a citare la giungla durata dieci anni, quella stessa giungla dalla quale è partita l’inchiesta Olimpia che ha interessato il Comune di Latina, con clamorosi arresti, anche per i favori elargiti alle società sportive. Si tratta di un procedimento giudiziario tuttora in corso: le sentenze in via incidentale a favore degli indagati non pregiudicano infatti l’esercizio dell’azione penale del Pm. Ma al di là di quelli che saranno i risvolti finali di questo brutto capitolo, la tempesta di Olimpia ha scoperchiato quei meccanismi poco trasparenti ripudiati da una città che vuole sposare la legalità. La sensazione è che l’accordo storico di cui parla il sindaco, riferendosi al protocollo d’intesa firmato con le società “morose”, anziché costituire una novità nel panorama politico cittadino vada ad impantanarsi nel ginepraio di quella giungla durata dieci anni.

Dubbi sulla regolarità dell’operazione sono stati già sollevati, a cominciare dal regolamento di Nardone del 2010, i cui canoni sono stati ritenuti troppo esosi e che trovano le forze politiche concordi alla modifica. Il regolamento del commissario straordinario Guido Nardone è stato approvato con delibera di giunta, motivo per cui è stato ipotizzato che si tratti di un atto illegittimo dal momento che avrebbe dovuto essere approvato con delibera di Consiglio comunale. Ma si procede ad un accordo bonario sui canoni del 2010. Delle due, una: se il regolamento è illegittimo va annullato, se è valido va applicato in attesa della sua modifica. Qui si è scelta la via di mezzo, con un accordo bonario, come si conviene tra soggetti privati, sottovalutando l’ipotetico danno che la Corte dei conti potrebbe eventualmente eccepire – senza un atto revocatorio del regolamento del 2010 – sulla base di somme che il Comune avrebbe dovuto incassare e che invece ha abbonato.

Nei giorni scorsi i consiglieri di opposizione Enrico Forte e Massimiliano Carnevale, del Partito democratico, hanno depositato un’interrogazione sull’argomento. L’iniziativa degli esponenti dem poggia su un ordine del giorno approvato all’unanimità del Consiglio comunale del 26 gennaio 2017 con il quale si riconosceva “l’interesse dell’amministrazione a garantire e preservare la pratica sportiva sul territorio comunale… nell’ambito delle intraprese procedure di affidamento degli impianti medesimi”. Con lo stesso ordine del giorno – si legge nell’interrogazione rivolta all’assessore allo Sport Antonella Di Muro e al sindaco Coletta -, il Consiglio comunale impegnava il sindaco a calendarizzare urgentemente la tematica degli impianti sportivi nelle competenti commissioni consiliari, adeguare ed armonizzare il regolamento per l’affidamento e la gestione degli impianti sportivi, armonizzare le tariffe dei canoni ai principi della funzione sociale e della salute pubblica delle attività e discipline sportive, valutare nella commissione consiliare competente la richiesta di chiarimenti all’avvocatura comunale sull’applicabilità delle tariffe con riferimento alla delibera di giunta numero 77/2010 (Regolamento di Nardone). Alla luce di ciò i consiglieri attraverso l’interrogazione chiedono di sapere perché “dopo sei mesi dall’approvazione dell’ordine del giorno e nonostante diverse commissioni consiliari non si è ancora arrivati alla definizione di un regolamento sull’affidamento e gestione degli impianti sportivi”, e “quali sono state le risultanze del chiarimento chiesto all’avvocatura in merito all’applicabilità alle società sportive del canone previsto dalla delibera di giunta 77/2010, e quale commissione ha articolato tale richiesta”.

Nell’interrogazione i due esponenti di opposizione chiedono inoltre di sapere per quali strutture e per quali importi gli uffici hanno presentato progetti per accedere al finanziamento regionale relativo al bando per riqualificazione, adeguamento, messa in sicurezza e abbattimento degli impianti sportivi scolastici esistenti.

Massimiliano Carnevale ed Enrico Forte

LE VOSTRE OPINIONI

commenti